Ursula K. Le Guin

LA TRILOGIA DI EARTHSEA

(A Wizard of Earthsea, '68, The Tombs of Atuan, '70, '71, The Farthest Shore, '72)
traduzione di Roberta Rambelli
"Fantacollana " nn.27-32-37, ed. Nord, 79, '80, '81

189-154-214 pagine, 6.000 £


Ci troviamo di fronte, con questa trilogia, ad un avvenimento letterario di tutto rilievo, una saga fantastica come da tempo non se ne vedevano.
Elemento che subito balza agli occhi, è che si tratta di un juveniles, ovvero di una storia in cui i protagonisti sono ragazzi, più o meno in età preadolescenziale, e che effettivamente il succo delle storie riguardi i così detti "riti di passaggio" dall'adolescenza alla maturità.
In una società come la nostra, in cui tali riti sono andati gradualmente ma completamente sparendo, forse questi testi possono risultare un poco difficili; a questo riguardo bisogna ricordare che l'autrice è una delle poche che immetta a piene mani nella sua opera elementi della civiltà orientale, il che è molto rischiaratore per quanto detto prima.
Il primo, "Il mago di Earthsea", racconta la storia " (...) della maturazione di Ged, giovane adolescente, della sua iniziazione alla pratica della magia", mentre il secondo "Le tombe di Atuan" (ampliamento del racconto omonimo, "Worlds of Tomorrow", inverno '70), narra di un periodo successivo, in cui Ged è già arcimago, e della storia di una fanciulla; certa Tenar, che Ged incontra durante il suo tentativo di recuperare la parte mancante di un anello magico.In questo secondo romanzo viene alla luce (scusate il gioco di parole), un tema classico per la nostra autrice, quello tutto orientale dell'equilibrio fra la luce e le tenebre, già così bene esposto nel suo famoso "La mano sinistra delle tenebre" (The Left Hand of Darkness, '69) ; infatti l'iniziazione di Tenar avviene in un mondo nel quale tale equilibrio è stato frantumato, a favore delle forze delle tenebre, e sarà proprio la presenza di Ged a permetterle di superare la prova.
Il terzo e ultimo romanzo (vedi "L'isola del drago"), "La spiaggia più lontana" (4), narra del periodo della piena maturità di Ged, e del suo viaggio, assieme al giovane Arren, sul mare del mondo di Earthsea, alla ricerca della causa della progressiva sparizione della magia; ed è quindi proprio la storia dell'iniziazione di questo Arren, in cui si può notare una specie di situazione quasi speculare con quella del primo romanzo, con Ged non più dalla parte dell'allievo, ma da quella del maestro.
Qui ritroviamo la migliore tradizione delle avventure epiche; il viaggio, la "quest", e lo scontro finale tra le forze del bene e quelle del male.
Tutti e tre i romanzi sono narrati con una prosa cristallina, come ben dice Pergameno, scorrevole, che, senza ricorrere a eccessivi colpi di scena clamorosi riesce a mantenere un certo climax, un'atmosfera unitaria che amalgama queste opere, per altro scritte nell'arco di ben cinque anni.
Se in un certo senso si potrebbe benissimo dire che questa trilogia è decisamente atipica all'interno dell'intera produzione della Le Guin, tuttavia, come abbiamo già visto, si possono trovare alcuni collegamenti con altre sue opere.
Un altro è quello con "I reietti dell'altro pianeta" (The Dispossessed:an Anbiguous Utopia, '74) (2), ovvero la sensazione generale di un certo tipo di nostalgia nei riguardi di un mondo meno meccanicizzato e più magico, in cui le forze individuali dell'essere abbiano maggiore possibilità di esplicitarsi; la ciò era espresso con una metafora dello scontro-confronto tra la società anarchica di Anarres e quella industrializzata di Urras, mentre qui con la fiaba della magia come arte dell'equilibrio contro l'avanzare del caos, visto come squilibrio delle forze naturali a favore delle forze del male, delle tenebre, della volontà di potenza fine a se stessa.
In conclusione, si un joveniles, ma con contenuti e tematiche altamente culturali.
Ottime, come sempre, le presentazioni di Pergameno e le traduzioni della Rambelli.



Altri contributi critici: da "The Dark Side" n.1, anno II°, '83


L'ISOLA DEL DRAGO

(Theanu: the Last Book of Earthsea, 90-edizione originale (MacMillan Atheneum, '90)
traduzione di Riccardo Valla
"La gaia scienza" n.366, ed. Linganesi, 92, e "Teadue" n.30, ed.Associati, '95
1° ed.: 234 pagine, 26. 000 £


Con questo romanzo la Le Guin a voluto dare un seguito alla sua trilogia di Earthsea.
È, questo, uno dei migliori cicli di fantasy che siano mai stati scritti, decisamente anomalo all'interno del genere, in cui non ci si presentano le solite interminabili ripetizioni degli stanchi stilemi che ormai lo connotano, cosa che solamente una scrittrice veramente dotata come la Le Guin poteva saper fare.
Questo romanzo non delude certamente; vi si racconta di Tenar, una vecchia strega, e di Theanu, una bambina a cui è stata fatta una cosa orribile, che la deturperà per il resto della vita.
Ed è proprio su questo feeling che, più che altro, è intessuto il racconto; si cercano i modi di guarire la bambina, la si cerca di educare, si cerca di insegnarle i Poteri...
C'è anche Ged, il ragazzo-Mago al centro della prima trilogia, ma qui senza più alcuno dei suoi poteri.
Davvero buono, è senz'altro da consigliarsi sia a coloro che avessero letto la trilogia sia a quelli che non l'avessero fatto; questi ultimi, credo, sarebbero certamente invogliati ad andarsi a cercare i primi tre!!
Con questo romanzo la Le Guin ha vinto il suo quarto premio Nebula.

Vedi:
"Intervista con Ursula Le Guin", di Jonathan Ward, "Robot" n.6, ed.Armenia, '76, pag.38
recensione mia, "The Dark Side" n.1, '83, pag.63
recensione a "La saga di Earthsea", di Errico Passaro, "L'eternauta" n.86, ed.Comic art, ', pag.37



Altri contributi critici:
LA VIA DEL MARE - Cronache di Klatsand

(Searoad, Chronicles of Klatsand, 91)
traduzione di Vincenzo Mantovani
ed. Elèuthera, 94
237 pagine, 28. 000 £


La Le Guin, con questo romanzo, dimostra appieno di essere un'ottima narratrice; infatti, avventurandosi all'esterno del suo, e nostro, campo, da un'ottima prova di sè, confermando ancor di più la propria bravura.
A quanto ne so questa è la prima opera mainstream della Le Guin, e non potevano mancarvi, quindi, rimandi ed accenni al nostro genere letterario: "Certe volte leggeva libri di fantascienza...alcuni di essi narravano storie di luoghi diversi da quello dove si trovava lei.Si chiedeva dove andassero a pescare le loro idee." (pag.17), ovvio riferimento alla più frequente domanda rivolta allo scrittore di fantascienza.
"Guardava così fuori, lontano, l'erba delle dune piegata dal vento di mare, e immaginava che se avesse camminato lungo la strada sabbiosa, oltre gli abeti e le aree deserte e si fosse fermata là sul ciglio, avrebbe visto qualcosa di completamente diverso: non la spiaggia lunga, larga e bruna, e i frangenti e il bigio dell'orizzonte, ma un altro mondo.Una città con torri di vetro, magari.Aguzze torri di vetro verde simili a esili campanili. (idem)
"Le porto qualunque libro abbia una nave spaziale in copertina...Le piace la fantascienza?...Arrivammo a un compromesso su "Star trek", vecchia e nuova.A lei piaceva la nuova serie, oltre alla vecchia, io preferivo quella vecchia." (pag.110-11).
È un tipico non-romanzo, in quanto non vi è un'unica trama e degli stessi personaggi che vi agiscono, ma i frammentari ricordi/racconti di quattro generazioni di una stessa famiglia, sempre nella stessa città, Klatsand.
A me questo collage di narrazioni aventi a fondale un unico luogo ha ricordato quel "I segreti di Vermilion Sands" di Ballard, anche se, certo, qui non vi sono quelle invenzioni immaginifiche.
La frammentarietà che lo contraddistigue risulta, d'altro canto, anche la sua caratteristica negativa, in quanto spesso risulta difficile saltare con la mente da una generazione all'altra, da un personaggio all'altro, proprio per la forse eccessiva brevità dei singoli spezzoni.
Vi si ribadiscono le posizioni pacifiste, femministe e libertarie dell'autrice.
Assolutamente da consigliarsi a tutti gli estimatori della Le Guin, direi che forse non è l'opera migliore per accostarvisi.

-Titoli originali dei capitoli: "Foam Women, Rain Women", "The Ship Ahoy", "Hand, Cup,Shell", "Geezers", "In and Out", "Bill Weisler", "True Love", "Sleepwalkers", "Quoits", "Crosswords", "Texts" e "Hernes"
da "Intercom" n.144/145, '97


ORR, I SOGNI DIVENGONO REALTA'

Nel 2022 un uomo scopre che ciò che sogna cambia la realtà: "...ho fatto dei sogni che...che hanno avuto un effetto sul...mondo esterno al sogno.Sulla realtà." (pag.11); e ciò lo spaventa, in quanto: "...è la mia mente inconscia a cambiare le cose, senza controllo da parte della mia mente intelligente." (pag.14).
E, per ciò, va da uno psichiatra che, dapprima, non gli crede: "...non si era mai visto presentare in modo così diretto un sistema illusorio di realtà..." (pag.13), ma poi si deve arrendere davanti all'evidenza quando sperimenta personalmente uno di questi cambiamenti.
Un ulteriore fattore di novum, che ne amplia il meraviglioso specifico, è il fatto che sia Orr, il protagonista, che lo psichiatra, conservano, al termine di ogni sogno-mutamento, il doppio ricordo, ovvero, solo loro due sono consapevoli del cambiamento, mentre per tutti gli altri le cose sono sempre state come dopo il sogno; cioè, per dirla meglio, con le parole di uno dei personaggi: "Lei non cambia le cose, o le vite; lei sposta l'intero continuum" (pag.111).
Dopo la presa di coscienza, un'idea balza alla mente dello psichiatra, quella di sfruttare queste capacità a fin di bene, ovvero indirizzando i sogni verso nobili fini, in realtà per soddisfare la propria volontà di potenza, cosa che, gradualmente, avviene: "La caratteristica della volontà di potenza...è quella di crescere.Il successo è la sua concellazione.Per continuare a esistere, la volontà di potenza deve aumentare con ogni successo più vasto.Più grande è il potere raggiunto, più grande è il desiderio di ulteriore potere.Come non pareva esserci limite al potere conferito a Haber, dai sogni di Orr, così non c'era fine al suo desiderio di cambiare il mondo." (pag.123) ; ma a lui la cosa non va, perchè è proprio la consapevolezza dei cambiamenti da lui prodotti la cosa che gli da fastidio, e così decide di andare da un avvocato, che diverrà la terza, ed ultima persona ad essere al corrente degli esperimenti.
Comunque la schizofrenia che Haber, il dottore, riteneva fosse la malattia di Orr, diviene, invece, la sua: "...aveva diviso la propria mente in due compartimenti stagni: in uno di essi sapeva che i sogni di Orr cambiavano la realtà, e li usava per farlo; nell'altro credeva di usare l'ipoterapia e l'abreazione dei sogni per curare un paziente schizoide il quale era convinto che i suoi sogni cambiassero la realtà." (pag.84).
Il passaggio successivo, l'ulteriore idea, è quella, sempre di Haber, di riprodurre meccanicamente le facoltà di Orr: "Stò cercando la natura dei suoi meccanismi cerebrali, George, per scoprire la cosa che rende efficaci i suoi sogni" (pag.129); "Mi mancano pochi giorni, forse poche ore, per raggiungere la meta.Una volta che io l'abbia raggiunta, lei sarà libero.La sua collaborazione non sarà più necessaria." (pag.136), cosa che, anche questa, non va, ad Orr: "Non mi piace molto costringere il resto del mondo a vivere nei miei sogni, ma mi piacerebbe ancor meno costringerlo a vivere nei suoi." (pag.136).
Uno dei cambiamenti porta i Nostri in un continuum in cui vi sono degli alieni, dapprima ostili, e poi amichevoli, e sono proprio loro a dare la soluzione che Orr si attendeva dallo psichiatra, e cioè non fare più sogni efficaci, con le brutte conseguenze psicologiche che gliene derivavano: "...i suoi sogni andavano e venivano, si alzavano e cadevano, profondi e innocui, senza infrangere nulla, senza cambiare nulla." (pag.164, la sottolineatura è mia).
Uno degli stilemi classici della Sf, quello degli alieni che, col loro sopraggiungere, fermano la guerra fra terrestri, vedi "La guerra dei mondi" di H.G.Wells, viene qui esposto in modo divertente: "Sembra qualche buon film di fantascienza degli anni '70" (pag.81); "...è stata proprio questa minaccia, questo immediato rischio di invasione, da parte di creature aliene non comunicanti, irrazionalmente ostili, che ci ha costretto a cessare i combattimenti tra noi, per volgere all'esterno ogni nostra
energia offensiva e difensiva, a estendere l'imperativo territoriale fino a comprendere tutta l'umanità, a combinare le nostre armi contro il nemico comune.(pag.82), che, come si può facilmente constatare, è una ironizzazione di questo ormai superatissimo espediente fantascientifico, per poi, invece, dare un'accenno di un tipo di interpretazione moderna di altri topoi horror: "Mostri, spettri, streghe, draghi, lupi mannari...tutta la roba che ci portiamo nella mente, gli orrori dell'infanzia, le paure notturne, gli incubi." (pag.84).
Comuque, concludendo, secondo me il messaggio, ciò che la Le Guin voleva veicolare attraverso il testo, è un messaggio di tipo utopistico, o, per meglio dire, più semplicemente, che si, i sogni si avverano, ma nel senso che quello che vorremmo lo possiamo ottenere, realizzare, se solo lo vogliamo, e che, soprattutto, esistono delle cose per cui lottare, a cui credere, a cui tendere; quelle che indica come realizzate attraverso i sogni di Orr, potrebbero essere alcune: "...ecco quanto abbiamo fatto. Eliminato la sovrappopolazione; ripristinato il livello qualitativo della vita urbana e l'equilibrio ecologico del pianeta.Eliminato il cancro come una della maggiori cause di mortalità (...). Eliminato il problema delle differenze di colore, l'odio razziale. Eliminata la guerra. Eliminato il rischio di un deterioramento della specie e della trasmissione di tare genetiche. Eliminate...la povertà, le differenze sociali, la guerra fra classi (la Le Guin è un'anarchica, non una marxista ortodossa), in tutto il mondo (...). La malattia mentale, il disadattamento nei confronti della realtà..." (pag.136-7).
Alla penultima pagina, poi, un accenno che mi ha fatto pensare che, forse, con quel fatto dei sogni che cambiano la realtà la Le Guin intendesse, o volesse intendere, anche un certo tipo di controllo magico della stessa, quando dice: "Me li sono lasciati alle spalle crescendo." (pag.168); ma forse è troppo poco, per formulare una simile ipotesi, anche se abbastanza plausibile.

Altri contributi critici:


© m.bonati