Soggetto e disegni: Tsutomu Nihei
BLAME!
Modena, Marvel Italia, Planetmanga, Collana Manga 2000  
pagine 250, circa, L. 6.900

Volume 1

"Forse sulla Terra, forse nel futuro". Questo l’incipit che fa da sottotitolo a Blame!, più che illuminante su quanto ci attende nel corso della lettura. In questo primo numero infatti, poco o niente viene svelato. O poco o niente riesce a far capire l’autore, a proposito della storia. Questo è un dilemma che verrà chiarito solo quando, leggendone gli altri numeri, saremo in grado di esprimere un giudizio più completo e circostanziato. Così speriamo. È il manga d’esordio, per questo autore, e questa forse è una buona scusante. Tratto inconsueto rispetto ai canoni imposti dal mercato nipponico, forte, scuro, ma a volte incerto e confuso soprattutto nelle scene d’azione, su cui, spesso e malvolentieri, ci si deve soffermare per qualche secondo prima di giungere ad una chiara interpretazione del disegno. Un’iniziale impostazione della pagina poco fantasiosa, si evolve lentamente nel corso della lettura lasciando spazio a buone trovate stilistiche, anche se a volte l’utilizzo della vignetta rimane un mistero insondabile; ne sono un esempio i ripetuti e assolutamente inespressivi ed insignificanti primi piani, gettati lì quasi a voler riempire un po’ di spazio in mancanza di valide alternative. Sì, ma la storia? La storia è insondabile tanto quanto le intenzioni dell’autore... una sorta di tutti contro tutti, con il protagonista (Killy) che va in cerca di esseri umani non modificati geneticamente, tra umani ostili, cyborg, entità di silicio, ibridi mostruosi tra zombie e robot, e tutto ciò che rimane indefinito nel corso dell’albo e che pare avere come unico scopo quello di distruggere tutto e tutti.
Belle, affascinanti ed oppressive le ambientazioni, con grande cura specie per gli edifici architettonici (l’autore è architetto), che fanno da costante sfondo a gran parte delle vignette. Lodevole comunque l’iniziativa della Marvel Italia, che si propone di importare prodotti di qualità (ed in questo la casa editrice Kodansha dovrebbe essere una garanzia) ed adulti, in un mercato assai rischioso ed in una veste editoriale elegante e curata, e soprattutto insolita, che proporrà due titoli alla volta che si alterneranno nel corso dei mesi fino alla conclusione delle vicende.

Volume 2

Chi è Killy? È davvero un uomo? O forse è solo un automa umanizzato? Qual è il suo lavoro, il suo scopo, la sua missione? Cosa lo spinge ad agire e ad affrontare missioni al limite dell’impossibile e del reale? Da dove viene, e per andare dove? Chi o cosa cerca? Chi è il suo mandante? Un singolo o un’organizzazione? Cosa vuole da Killy? Perché ha scelto proprio lui per compire questa folle impresa? E soprattutto, Killy, perché lo fa? Quali sono le sue motivazioni? E ancora: che razza di pistola è, quella di Killy? È veramente ineffabile ed immortale come sembra? Il mondo che attraversa camminando lentamente, che mondo è? Sogno, finzione o realtà? Avrà mai una fine? C’è un sopra o un sotto? Ci sarà mai un confine, un limite? C’è ancora il cielo? E se c’è, sarà mai possibile riuscire a vederlo? Queste e molte altre domande (indiscutibilmente senza alcuna possibilità di risposta) vi si presenteranno inesorabili dopo aver concluso la lettura del secondo volumetto. Blame! è questo. Per ora è tutto una domanda, e ho il forte e brutto presentimento che possa essere il suo unico vero scopo". Killy avanza senza sosta in un mondo fatto di cunicoli, corridoi, labirinti, scale interminabili, torri gigantesche, ponti sospesi, e quant’altro la folle mente architettonica di Nihei possa concepire, tra tubi, macerie, rocche, bulloni, computer, travi, acciaio e materie organiche. Il decadimento sociale ed umano, l’emarginazione, la schiavitù e la sopraffazione, tra mostri orrendi, cyborg assassini, mutati deformi e razze umanoidi sconosciute, robot, intelligenze artificiali e bio-meccaniche, accompagnano il viaggio del protagonista, presentandoglisi a sorpresa (?) dietro ogni possibile angolo. Qui vige la legge del più forte, la lotta per la sopravvivenza pare essere la sola ragione di vita, e niente più. A Killy si aggiunge una compagna di viaggio, e un qualche cosa di molto vago ed ambiguo viene svelato, ma è nulla se viene rapportato alla mole di domande che rimangono sospese a mezz’aria. Il tratto del disegnatore poi, volutamente o meno, non facilita certo le cose, con sequenze "misteriose" o poco intelligibili. Blame!: un grande, enorme puzzle irrisolto. Vi piacerà mai un tale fumetto? Lo saprete solo leggendolo.

Volume 3

Killy continua il suo pellegrinaggio alla ricerca della rete dei geni terminali, fa nuovi incontri, nuove amicizie, spara, distrugge, uccide, spazza via tutto e continua a camminare. E basta. Purtroppo il manga in questione è tutto qui. Purtroppo arrivati al terzo numero nessuna delle buone premesse che logicamente ci saremmo aspettati prima o poi fossero sviluppate, è stata sfruttata, e Blame! rimane ciò che era già nelle prime dieci pagine. Un’accozzaglia sconclusionata di combattimenti e ammazzamenti, senza che nemmeno i luoghi dell’azione cambino in un qualche modo, visto che l’autore - abilissimo nel tratteggiare ambientazioni opprimenti, mastodontiche e decadenti - rimane imperturbabilmente legato all’immagine oscura e ambigua, che sì, se ben dosata può conferire un certo tono ed una certa caratterizzazione alla storia, ma che, alla lunga, si rivela sterilmente solo inefficace, pesante e psicologicamente distruttiva. Spesso anzi, troppo spesso, si fatica davvero a capire cosa avviene all’interno non di una singola vignetta, ma nell’arco di un intera sequenza narrativa. Blame! non si è evoluto come ci si sarebbe aspettato e come avremmo desiderato, e tutto è rimasto perfettamente identico, con le stesse domande senza risposta e gli stessi enigmi irrisolti. La storia è stagnante, svogliata e tediosa, e per carità cristiana ho usato solo degli eufemismi. Nihei è furbo, questo è certo; cerca di giocare con il lettore, tenendolo sulle spine, cercando di incuriosirlo, lo trascina portandolo per mano (anzi, di peso) nel suo mondo tutto sofferenza e privazione, alla ricerca di un’umanità dispersa nei meandri dell’esasperato e disumanizzante progresso tecnologico, in un mondo in cui il costruito sembra dover cancellare il costruttore, ma sbaglia peccando di presunzione e tira troppo la corda, forse per mancanza di esperienza. L’impressione, senza andare a cercare spiegazioni arcane e filosofeggianti, quella palpabile e probabilmente più vicina alla realtà di quanto non si creda, è che neanche Nihei abbia la più pallida e vaga idea di dove andar a parare... Prosaicamente, diciamocelo chiaro, Nihei allunga i tempi e dilata la narrazione perché non sa che raccontare e lo fa solo per continuare a guadagnarsi una buona pagnotta ripiena di yen... Ma forse sono stato troppo cattivo e credo che nonostante tutto, questo è un fumetto che soddisferà molti lettori meno esigenti di me. Peccato, una buona occasione sprecata per vedere qualcosa di diverso.

Volume 4

Eccoci di nuovo a parlare di questo manga atipico, per non dire criptico, sul quale abbiamo già espresso delle perplessità, e che anche nel numero 4 della serie accenna a risolvere qualche mistero senza tuttavia riuscire ad essere del tutto efficace. E sì, è proprio questo il problema: cosa ci sta raccontando il buon Tsutomu Nihei? Le atmosfere ci sono, è innegabile; anzi rapiscono il lettore al punto di frastornarlo, tanto da non chiedersi che cosa sta realmente accadendo. Almeno a me è capitato questo. Così si arriva alla fine delle duecentodieci pagine in un solo fiato, con il rischio di doversi fermare a riflettere per capire cosa si è letto, immersi in un susseguirsi di combattimenti infernali. Ora, prima di andare avanti è giusto avvertire di non procedere oltre a chi volesse evitare che gli venga svelata o anticipata parte della storia. Anche se dubito che ciò che sto per dire abbia la minima influenza sul pieno godimento dell’opera, mi è necessario per evidenziare quei difetti di cui parlavo nella premessa. Cosa c’è stato di nuovo? Allora: la coprotagonista, Tsubo, rischia di morire, ed in questa breve fase di "coma" entra in contatto con un "governatore" che la obbliga ad aiutarlo a reperire informazioni, in particolare "sull’oggetto-uomo di nome Killy", al fine di ripristinare quel sistema in grado di contrastare le safe-guard. Tornata alla "vita" in un nuovo corpo, spiega (?) a Killy ciò che le ha detto il governatore, e cioè che quello è un mondo elettrico (?) ordinato dalle reti, "... ma non mi ha rivelato nulla sulla rete dei geni terminali". Cosa sono queste reti e a cosa servono, non ci è dato saperlo, ma nemmeno intuirlo (e questo è il problema vero), davvero niente male dopo "sole" 850 pagine circa di storia. Nel frattempo, malgrado il governatore abbia sconsigliato di farlo, i Nostri proseguono il loro viaggio, entrando nelle fantomatiche "East Asia Industries" ove neanche le safe-guard possono entrare, e con le quali è impossibile interferire perché anch’esse governate dalle "reti". A questo punto incontriamo gli "Esseri di Silicio" che conoscono Killy e ce l’hanno a morte con lui, ma prima che gli facciano la festa arrivano i "…Mancyborg, rappresentanti dei Planta (ma chi diavolo sono questi altri, famosissimi Planta!), nonché mente della costruzione delle East Asia Industries" che se la prendono coi poveri esseri di silicio. Prima di essere coinvolti nel combattimento, Killy e Tsubo vengono tratti in salvo da degli esserini alati, simili a farfalle, i quali, alla domanda se i Mancyborg sono esseri umani, svelano che essi sono i "macchinari di controllo dell’Ottava caverna". E che cos’è ‘sta ottava caverna??? Ecco, questo è Blame!, fumetto troppo "fumoso" per i nostri gusti. Volendo fare ordine (?) possiamo concludere dicendo che nell’attesa di eventi illuminanti si continua a mettere molta carne al fuoco, ed è evidente come l’autore voglia spostarsi gradualmente sempre più verso tematiche tipicamente cyber, inducendo al tempo stesso nel lettore forti sospetti sulla "realtà" degli eventi descritti nella trama. E la puzza di Matrix a questo punto, si avvicina pericolosamente.

 


Andrea Iovinelli