Cronaca di una colonizzazione culturale

I fumetti di fantascienza giapponesi in Italia: i primi anni ’90

Andrea Iovinelli

Un tuffo nelle nuvole del Sol Levante

L’intento di questo articolo è quello di riuscire a presentare nel modo più completo ed efficace possibile, il variegato ed affascinante mondo dei manga, o fumetti giapponesi, proposti in quest’ultimo decennio in Italia. Nello specifico caso, riducendo l’analisi al prolifico settore della fantascienza. Premettiamo: la nostra sarà un’impresa ardua, perché oggi riuscire a districarsi dall’infernale gorgo di uscite più o meno periodiche che mensilmente affollano edicole e fumetterie, non è affatto facile; soprattutto richiederebbe un considerevole investimento finanziario che, al momento, non possiamo certo permetterci. Qualcosa sfuggirà sicuramente alla nostra attenzione, e ce ne scusiamo anticipatamente.

Quella presentata nel nostro Paese e nel nostro pur florido mercato, purtroppo, non è che una misera, piccolissima selezione delle decine e decine di serie che attualmente vengono periodicamente pubblicate con cadenza settimanale o mensile in Giappone, e delle centinaia, forse migliaia che hanno avuto vita nel corso degli ultimi cinquant’anni. La selezione, bisogna dirlo, è oculata e competente da parte dei redattori italiani (con l’esclusione di pochi titoli meramente commerciali e dal basso valore artistico), ma dobbiamo anche sottolineare come titoli e autori di assoluta e acclamata eccellenza restino tuttora esclusi dal novero delle numerose produzioni nostrane. Il mercato del fumetto italiano è un mercato di nicchia, ristretto, altamente pericoloso, e come per ogni altro settore ad esso paragonabile, poco incline agli azzardi. Il mercato dei manga, è un caso ancora più complesso, e certo di non facile lettura per gli operatori del settore: una buona fetta di acquirenti è rappresentata da preadolescenti che si avvicinano ai fumetti giapponesi richiamati dal cartoon fenomeno del momento che spadroneggia in televisione; un’altra, forse la più consistente, costituita di non ancora diciottenni dalle preferenze monomaniache e poco ricettiva nei confronti di produzioni che non rientrino in un ristretto parco di ben definiti generi e stili narrativi; una terza cresciuta e maturata negli ultimi anni insieme ad essi, ma dalla personalità e i gusti giustamente (data la loro età...) ancora grezzi, e di difficile interpretazione; l’ultima, non meno consistente delle precedenti, è quella "adulta" e più avveduta di giovani quasi trentenni o già over trenta (quelli cresciuti a Goldrake, Mazinga e Nutella, per capirci), che non disdegnano di spendere anche qualcosina in più pur di poter leggere un buon fumetto, e che sono di certo più attenti al contenuto dell’opera, e capaci di discernere tra cosa meriti l’acquisto e cosa no. E all’interno di queste un strato di pubblico ancora più specifico e difficile, che è rappresentato dai nuovi lettori di sesso femminile, fenomeno assolutamente nuovo e tutto da testare per il settore fumettistico. Capirete quindi come sia più comodo e remunerativo per le case editrici, proporre autori e serie già conosciute e apprezzate invece di avventurarsi in rischiose e poco redditizie operazioni di "avanscoperta". Veniamo così privati di bellezze artistiche e narrative che nemmeno conosciamo, e forse in fondo è meglio così: rimanere ignoranti ed incoscienti di ciò che ci perdiamo, è molto meno stressante.

Ciò che è certo però, è la naturale ed attesa tendenza verso la realizzazione anche di prodotti più maturi, adatti alle esigenze e alle aspettative di quei lettori "vecchietti" di cui sopra. La prova di ciò è rappresentata dal varo di molte nuove testate dal formato e dai contenuti più adulti, proprio in questi ultimi mesi. Ed è altrettanto sicuro che i manga abbiano cambiato in modo consistente e significativo il nostro mondo dei fumetti, il nostro modo di farli e perfino di concepirli. Prima hanno radicalmente influenzato i gusti dei lettori tanto da plasmarli e modificarli, coinvolgendo nuove fasce di utenza e una nuova intera generazione; poi, in un secondo momento, e come imprescindibile conseguenza, hanno "costretto" gli autori ad adattarsi e ad conformarsi alle nuove direttive stilistiche orientaleggianti, sia per quanto riguarda l’aspetto visivo sia per quello narrativo. Adesso, quei primi giovani lettori di dieci anni fa, sono i potenziali autori di oggi e di domani, ed è inevitabile quindi che le loro idee e i loro stili siano fortemente influenzati e forgiati guardando ai modelli di riferimento dai quali hanno tratto l’ispirazione artistica. Le stesse scuole di fumetto insegnano, forse erroneamente, "come disegnare un manga" ed i tentativi di scimmiottarne goffamente le eroiche gesta dei miti nipponici non si fanno assolutamente mancare. È chiaro quindi che se il fumetto italiano vuole conquistare nuovi lettori, in parte, deve farlo assorbendo anche quei contenuti che sono propri delle produzioni nipponiche, e che sono parte integrante degli "appetiti" delle nuove generazioni, senza per questo ripudiare la nostra solida, efficace ed affascinante tradizione fumettistica.

Nasce proprio in questo senso, per esempio, Morgan, ideato e sceneggiato dal duo Capone-Ortolani e pubblicato dalle Edizioni Star Comics. Un bel connubio tra fumetto popolare italiano e giapponese di fantascienza, dalle soluzioni grafiche e narrative a volte sorprendenti ed innovative, ma non abbastanza apprezzato dal pubblico per poter uscire dalla ristretta e limitata formula di prova della miniserie. Eppure, e lo vedrete, di SF in Italia se ne produce e se ne vende. Le serie di seguito riportate hanno riscosso, quasi all’unanimità, un sufficiente consenso da parte dei lettori che gli consentisse la sopravvivenza, ed hanno veleggiato tranquille fino alla conclusione delle loro vicende. Ciò che il fumetto italiano dovrebbe provare, forse, sono davvero delle nuove soluzioni grafiche e narrative; e forse è proprio il formato, la confezione, ciò che non fa funzionare le nuove testate, siano esse fantascientifiche o meno. Nel momento in cui scriviamo queste parole, in Italia esce con cadenza regolare un solo fumetto di fantascienza prodotto da autori italiani, Nathan Never, ed è davvero troppo poco. Crediamo, nel nostro piccolo, che il processo di rinnovamento debba necessariamente passare attraverso l’innovazione e la sperimentazione, e lo crediamo fermamente. Speriamo solo che qualche autore la pensi come noi, e che qualche audace editore trovi il coraggio di investire nel futuro.

Tutta colpa degli americani...

Eggià. Tutta colpa loro. I fumetti giapponesi erano apparsi fugacemente nel nostro bel paese solo nel corso della famigerata "epoca d’oro", con le stampe delle storie di Candy Candy, con il settimanale Il Grande Mazinga, entrambi editi dalla Fabbri, e qualche altra sporadica apparizione. Nel giro di pochi anni i cartoni giapponesi vengono accusati di essere i diabolici corruttori dei bambini indifesi, e cadono nel più profondo oblio. Nel frattempo, in Giappone, nasce il fenomeno Akira, o forse sarebbe meglio dire il fenomeno Katsuhiro Otomo, il suo geniale creatore. Il manga di Otomo, iniziato nel 1982, riscuote un così grande successo di pubblico che nel 1987 si decide di dar vita ad uno spettacolare e mastodontico lungometraggio animato, come mai ne era stato prodotto uno prima.

L’investimento è stratosferico e il successo pure. Il film viene usato tuttora come termine di paragone, difficilmente raggiungibile, anche dalle nuovissime produzioni, e rimarrà nella storia come una pietra miliare inamovibile dell’animazione mondiale e della cinematografia in generale. Il cartone, fatto insolito, è così tanto rivoluzionario da venire esportato anche in Occidente (in Italia incasserà poche lire, grazie come al solito ad una distribuzione fantasma) e la Marvel/Epic Comics decide così di importare anche il fumetto; questo viene debitamente e inevitabilmente colorato (perché non si può dare agli americani un fumetto in bianco e nero...) ma fortunatamente, anche grazie alla meticolosità del suo autore, non viene guastato o snaturato. Anzi, in alcune fasi, i colori di Steve Oliff, maestro della colorazione, rendono davvero giustizia alla spettacolarità delle immagini. L’edizione americana passa nelle mani dei francesi della Glénat e da questi giunge finalmente fino a noi sotto l’egida della Glénat Italia nell’aprile del 1990. Sarà l’inizio dell’invasione "gialla".

La pubblicazione di questo assoluto capolavoro, ahi noi, si rivelerà poi assai lunga e travagliata, sofferta all’esasperazione e quasi senza più alcuna speranza di vederne la sospirata conclusione. La Glénat Italia infatti chiude i battenti e di Akira si ricorda solo la Marvel Italia, quando nell’aprile del ‘97 decide coraggiosamente, ma con il plauso e il ringraziamento di tutti gli appassionati di fumetto, di pubblicare gli ultimi due volumi rimasti e di portare finalmente a termine l’opera.

L’era Granata

Nel bel mezzo della tormentata e angosciosa pubblicazione di Akira, iniziano a far capolino molto timidamente le prime case editrici interessate alla non dimenticata arte dell’animazione giapponese. Nel settore videocassette si affaccia per prima la Yamato, tuttora una delle concorrenti primarie sul mercato, mentre in quel settore tutto nuovo e da sperimentare del fumetto nipponico muove i primi passi l’intraprendente Granata Press, con la storica rivista Zero. Questa, grazie alla spinta entusiastica e appassionata di quel quartetto di giovani ragazzi innamorati dei manga e della cultura giapponese in generale, oggi noti agli addetti e agli appassionati come i Kappa Boys, e alla lungimiranza editoriale di Luigi Bernardi, darà vita a quel fenomeno che stravolgerà l’intero mercato fumettistico italiano. Dal loro sbarco, limitato e accorto, l’invasione dei manga si propagherà progressivamente a macchia d’olio fino a farli divenire ciò che sono oggi: una vera e propria realtà editoriale, punto di riferimento imprescindibile per migliaia e migliaia di fanatici e dinamici lettori.

La Granata si segnalava per il suo catalogo ricco di titoli veramente interessanti, molti dei quali provenienti direttamente dall’offerta americana della casa editrice Viz, e le proposte di fantascienza rappresentavano sicuramente una considerevole ed importante fetta di esso. Su tutti, per iniziare, mi preme menzionare quello che è ritenuto a tutti gli effetti un capolavoro assoluto della letteratura disegnata: 2001 Nights, epica, struggente, malinconica e onirica opera di uno dei maggiori rappresentanti della hard SF nipponica, Yukinobu Hoshino. La storia si compone di una serie di racconti, tutti apparentemente slegati tra di loro e leggibili in modo indipendente, ma che alla fine si riuniscono a formare un gigantesco e affascinante affresco dell’era spaziale. Un viaggio incantato alla scoperta e all’esplorazione del cosmo, il confronto con esso, la ricerca del significato dell’esistenza e il rapporto con il mistero della creazione celeste e divina, sono solo alcuni dei temi che incontrerete nel corso di questa meravigliosa lettura. Purtroppo l’opera risulta irreparabilmente ed inspiegabilmente mozzata in alcuni suoi cruciali capitoli già dalla Viz, ma ciò nonostante il fumetto di Hoshino rimane a tutt’oggi uno dei punti più significativi e impressionanti dell’intera produzione italiana, carico di quella forza suggestiva, visionaria ed emozionale che solo le grandi realizzazioni sanno suscitare.

Di sicuro richiamo fu senz’altro Capitan Harlock. Tutti conoscono il suo nome, anche chi non ha avuto modo di vedere neppure una puntata del più romantico pirata dello spazio, e la casa editrice bolognese pensò bene di non lasciarsi sfuggire il ghiotto boccone; Harlock manga però, non è certo quello scintillante e spettacolare della corrispondente versione a cartoni, e chi si aspetti qualcosa di simile ne rimarrebbe certamente deluso. Il segno di Leiji Matsumoto risente fortemente degli anni passati (il manga è del ’77) ed è quindi grezzo, un po’ goffo, spesso appena abbozzato soprattutto nel ritrarre i personaggi secondari (questo, sia chiaro, per una precisa scelta stilistica dello stesso autore), ma la storia è ugualmente malinconica e affascinante, proprio come quella della versione televisiva che riempì gli occhi incantati di milioni di bambini all’alba dei primi anni ’80. Chi a suo tempo si invaghì delle gesta del vagabondo predone delle stelle, rileggendolo non potrà non riassaporare quello stesso identico gusto "lirico" per l’avventura, e viaggiare libero sotto il vessillo del Jolly Roger.

Un titolo che si ricorda con affetto e piacere è Venus Wars, preziosissima perla di un altro maestro indiscusso del fumetto e dell’animazione nipponica, Yoshikazu Yasuhiko, ai più noto semplicemente come Yas; ancor più pregiata se si pensa poi che questo è il suo unico lavoro finora giunto in Italia. La trama delle spietate guerre che si combattono sul suolo di Venere terraformato, tra le due nazioni rivali di Aphrodia e di Ishtar, le più grandi e potenti del pianeta, è avvincente e spettacolare, fitta di intrighi e spionaggio, e azione mozzafiato sul campo. L’autore però è molto attratto dalle relazioni umane, dall’introspezione psicologica dei protagonisti e a sentimenti quali amicizia e amore, e anche in questo caso non si limita nel dedicargli ampi spazi, con la particolare sensibilità e dedizione che gli è solita e che riesce a suggerire il più delle volte anche solo attraverso l’uso del suo meraviglioso, morbido e pittorico tratto. La struttura su cui si poggiano le vicende narrata è senz’altro singolare e accattivante, prendendo le parti e i "punti di vista" delle due fazioni rivali e raccontando in successione le tragiche gesta di due semplici e "insignificanti" uomini al servizio della nobile e insensata causa bellica. Questa storia di Yas si lascia anche, o soprattutto, ricordare per un finale spiazzante e difficilmente dimenticabile, che ve lo assicuriamo, ritroverete in ben pochi altri fumetti. O forse in nessuno.

Altro particolare e meritevole manga proposto dalla Granata, è un "non manga", nel senso che è quello che comunemente viene definito anime comic, e cioè la raccolta intelligente e mirata di alcuni dei più significativi fotogrammi di un cartone animato, allo scopo di raccontarne la storia (fornendola dei necessari baloon) su carta, proprio come se fosse un fumetto. L’anime comic in questione è quello del bellissimo Gundam 0083, e narra una delle storie più avvincenti e meglio realizzate in tutta l’intera saga di Gundam. L’eccezionalità della pubblicazione, è ciò che colpisce di più: questo infatti (insieme ad uno straordinario libro illustrato sempre edito dalla casa bolognese), è l’unico prodotto licenziato fino a pochi mesi fa in tutto l’Occidente di tutta la sterminata produzione di manga, cartoon, libri illustrati, gadgets, modellini, ecc., dedicata al Mobile Suit bianco. Fatto insolito, misterioso e tuttora inspiegabile.

Grey invece è il protagonista della storia omonima, che tratta della lotta insperata tra i piccoli, miserabili e vulnerabili uomini, ed un super mega computer egemone che governa l’intero pianeta. La società umana è suddivisa in sei livelli dalla F alla A, fino ad arrivare all’ultima agognata classe che dà diritto alla cittadinanza. Unico modo per guadagnarsela, e combattere e accumulare punti eliminando il maggior numero possibili di "concorrenti". La trama, molto triste, è un mix di azione e di riflessione sulla drammatica "realtà" della dispotica e angosciosa esistenza, e si segnala anche per il curiosissimo design dei personaggi (un po’ troppo tutti simili): Yoshihisa Tagami, l’autore, li caratterizza in un modo quasi buffo, con dei lunghi e affusolati nasi appuntiti, ma il segno è tutt’altro che disprezzabile, pulito e asciutto.

Gunhead è invece la trasposizione a fumetti di un film dal vivo dal medesimo titolo. Di certo non è la migliore opera di Kia Asamiya, a tratti un po’ confusa ma dalla buona verve narrativa, narra la storia di una specie di caccia al tesoro spaziale, dove il bottino è costituito da un potentissimo chip di nome Kiron 5. Senza infamia e senza lode.

Autore che invece non poteva mancare all’appello, già sin dagli inizi, è il pubblicatissimo (sebbene non sia certo un fulmine nel completare i suoi lavori che porta avanti per decenni...) Masamune Shirow. Di lui, pubblicarono, Black Magic e Dominion: il primo è il lavoro d’esordio del mangaka e lo si nota facilmente dal tratto ancora acerbo e un po’ indeciso, ma già si evidenziano quelle caratteristiche che costituiranno poi lo scheletro narrativo e grafico dell’autore in quasi tutti i suoi futuri lavori. Robot, computer potentissimi, iper tecnologia ed anche un pizzico di insolita magia. La trama è complessa e anche ingarbugliata, composta da singoli episodi indipendenti che dovrebbero creare un insieme coerente e che invece lasciano un po’ spiazzati. Il secondo invece è già un fumetto che si distacca dal precedente perlomeno grazie alla perizia grafica che lo contraddistingue. Il mondo del futuro è minacciato da pericolosissimi criminali coadiuvati anche da temibili e fortissimi androidi e così viene creato uno speciale corpo di polizia denominato tank police, formato da piccoli carri armati, di cui fa parte Leona Ozaki (innamorata del suo tank, Bonaparte). Anche qui azione, mezzi meccanici in abbondanza, inseguimenti e una buona dose di umorismo. Shirow inizia tra l’altro a spogliare le sue protagoniste, e da allora non si fermerà più. Tutti ingredienti che comunque padroneggia con particolare perizia e assoluta scioltezza, e questo non lo si mette in discussione. Altrettanto invece non si può dire delle sue sceneggiature, ma avremo modo di ritornare più volte sull’argomento.

Anche il celeberrimo Ken il Guerriero, riproposto ora dalla Star Comics in una nuova veste corredata di nuove traduzioni e adattamenti, fece parte della lussuosa proposta Granata, ma ne riparleremo quando ci occuperemo della casa editrice umbra.

Sfortunatamente la Granata si ritroverà nel giro di poche stagioni in cattive acque, seppur con buone vendite nel mercato dei manga, e questa sua precarietà la porterà inevitabilmente ad abbandonare alcuni titoli, in alcuni casi appena iniziati, e a lasciarli incompiuti. Sarà il caso di Spriggan, di Silent Moebius, di Patlabor, e di alcuni altri fumetti non di fantascienza; si salverà giusto in tempo dall’imminente fallimento Nausicaä, ma la sua distribuzione risulterà limitata e frammentaria, lasciando a bocca asciutta i non pochi lettori che agognavano disperatamente di vederne la conclusione. E proprio di questi titoli parleremo più in là, vista la loro recentissima riproposta in edicola da parte di nuovi editori che hanno pensato bene di non lasciarsi sfuggire questi lavori di indubbio prestigio ed interesse, pure se, sfortunatamente come nel caso di Patlabor, con risultati a volte non felicissimi. Sarà il tempo di una nuova epoca: quella della concorrenza aperta anche ai piccoli editori e del duopolio Star Comics-Marvel Italia, dell’invasione delle edicole e degli scaffali, della sovraofferta di titoli e generi. Appuntamento alla seconda e conclusiva parte di questo "viaggio alla scoperta dei manga".

continua...

 


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