Cronaca di una colonizzazione culturale

I fumetti di fantascienza giapponesi in Italia: l’affermazione editoriale

Andrea Iovinelli

Pianeta concorrenza

È l’inizio davvero di una nuova era: negli ultimi anni del millennio i manga non vengono più additati, derisi o bistrattati, ma bensì agognati, sognati e letteralmente predati come unica vera fonte di ricchezza, la pietra filosofale del fumetto italiano. Naturale che così non fosse veramente, ed ovviamente, e come per tutte le esasperazioni, nulla fu mai più sbagliato. I manga sono sì, un diffuso fenomeno sociale e culturale dell’ultima generazione, ma non sono quella àncora di salvezza e quella miniera d’oro tanto ricercata. Pubblicare un qualunque titolo giapponese preso a caso, non equivale e non equivarrà mai ad un sicuro successo, e di questo, fortunatamente, se ne sono accorti i più scaltri prima di pagarne lo scotto definitivo. Qualche altro, ingordo, opportunista e poco avveduto, ha pagato di tasca propria investendo in modo spregiudicato e senza alcuna politica editoriale degna di essere chiamata con questo nome.

Chi ha puntato in modo deciso, ma accorto al "fenomeno" manga, è stata sicuramente la Marvel Italia, dinamica casa editrice sempre attenta alle mode ed alle tendenze innovatrici. Fonda una nuova etichetta editoriale dedicata interamente al fumetto giapponese, la Planet Manga, coordinata da uno dei maggiori esperti del campo, Davide Castellazzi, ed inizia cautamente a proporre titoli sempre più interessanti. Le prime proposte, per la verità, non sono stupefacenti, ma perlomeno testano il mercato ed aprono la strada alle successive pubblicazioni. La primissima uscita è proprio un titolo di SF, Silent Moebius, ed è un battesimo sfortunato, perché il manga, già pubblicato tra l’altro in un’edizione targata Granata, ha poco successo ed è tuttora incompleto. Storia, in breve, confusa e disordinata di un gruppo speciale di polizia a caccia di presenze più o meno demoniache. Anche il tratto, ancora grezzo ed acerbo di Kia Asamiya, risulta poco chiaro e caotico, soprattutto nelle scene d’azione. Un manga poco riuscito, ancora immaturo, perso tra i mille altri progetti lasciati in sospeso da Asamiya che forse, vista la consolidata vacuità dei suoi lavori, farebbe meglio a concentrarsi su poche, ma buone, cose alla volta.

 

Poco dopo la casa editrice alza il tiro, e ci propone una delle serie di maggior impatto e tra le più suggestive tra quelle proposte al pubblico occidentale: Alita. Il manga, scritto e disegnato da Yukito Kishiro è uno dei fumetti di fantascienza più acclamati e più popolari anche tra i lettori nipponici. Con tratto pulito, estremamente preciso, dettagliatissimo e molto raffinato, Kishiro narra le crude e drammatiche vicende di un essere senziente cyborg (Alita) di sesso femminile, raccolta in una discarica e rimessa in sesto fino a dotarla di un invincibile corpo che le permetterà di affrontare le più acerrime avversità. Con questo suo nuovo, portentoso fisico, Alita non solo scoprirà gradualmente la sua vera e nebbiosa identità, ma con suo enorme stupore, si renderà anche conto di essere ciò che non avrebbe mai neanche potuto sognarsi. Diverrà un cacciatore di taglie sulle orme del suo scopritore-mentore Daisuke Ito, per far giustizia della società e di sé, abbandonerà lui e l’attività per fuggire da un passato che vuole dimenticare e che tanto l’ha ferita, ritrovandosi poi per essere un campione immarcabile del motorball. Molte saranno le vicende e le peripezie che dovrà affrontare, in un cammino colmo di ostacoli e di incertezze che è poi una sorta di viaggio metaforico dell’esistenza, della riscoperta dei valori, della propria morale, alla ricerca soprattutto di se stessa. "L’angelo della battaglia", il suo sottotitolo, è senza ombra di dubbio uno dei punti fermi della fantascienza a fumetti, riferimento ormai classico di autori, lettori ed appassionati del genere. Forse riuscirà difficile digerire alcune scelte narrative, grafiche o stilistiche, a volte pesanti, crude e violente, in cui è facile imbattersi soprattutto nella prima parte della storia, ma è proprio questa la forza del manga: la sua prorompente carica emotiva ed evocativa, pure col suo strascico di scene agghiaccianti al limite dello splatter che devono colpire, inevitabilmente, il lettore. Così come accade esattamente in tutti gli altri ambiti narrativi meno forti, ma ugualmente trascinanti e tangibili, che incontrerete per tutta la lunghezza della trama. Leggete, e lasciatevi ammantare dal penetrante coinvolgimento delle disavventure della ragazza cyborg più umana che si sia mai vista. Un "must" che potrà anche non piacere, ma almeno da provare a leggere.

Strettamente collegato ad Alita per tematiche ed ambientazioni è il bellissimo e densissimo volume autoconclusivo Ashen Victor, ad opera sempre di un Yukito Kishiro questa volta debitore sia nella narrazione che nei disegni ad uno dei più grandi artisti americani, quel Frank Miller che ha rivoluzionato il mercato dei comics, e che ne è l’esplicito e dichiarato ispiratore. Il manga, distribuito solo in fumetteria e con un prezzo non certo da edicola, è comunque ben godibile e comprensibile anche da chi di Alita non sa o non ha letto nulla.

Sempre vicina al genere fantastico, dalla fantascienza al fantasy, dal fantastico al mistico religioso, la casa modenese accanto a fumetti dall’indiscussa qualità, purtroppo e come è ovvio che sia per una consolidata legge di "natura" (Theodore Sturgeon sarebbe stato molto più crudele di noi), ci propone anche manga non certo memorabili, e che di solito è preferibile definire come "commerciali" (brutta parola usata per definire opere dallo scarso contenuto artistico, per ciò che concerne storia, trama ed ambientazioni, nonostante gli spettacolari, dinamicissimi ma stereotipati personaggi che seguono pedissequamente tutti gli stilemi classici dettati dalla attuale e momentanea tendenza grafica alla moda). Tra questi segnalo il fanta-western-robotico spensierato Gun Driver, il fanta-magico-western Riot (ancora fresco di stampa ad opera di Satoshi Shiki), che non offre niente di più che bei disegni, sparatorie e fanciulle assai discinte, ed il tanto atteso e blasonato Steam Detective, ennesima bufala di "quel" Kia Asamiya dal quale, viste le buone premesse, ci saremmo aspettati qualcosa di più. Il buon (?) mangaka non riesce però a fornirgli alcunché di accattivante e di piacevole, facendoci porgere per l’ennesima volta annose domande e questioni sulle reali "indubbie" qualità artistiche dell’autore.

A sfruttare il ricco filone fanta-simil-western, reso tanto celebre dall’insuperabile capostipite Cowboy Bebop, quasi come se fosse una vena di una miniera d’oro, ritroviamo anche Outlaw Star, narrato ed illustrato in modo "schizzato" dal bravo ed efficace Takehiko Ito. Il fumetto ha la sua parte migliore nel puro intrattenimento a base di azione, ma riserva non poche piacevoli sorprese nel corso della lettura, con intelligenti parentesi umoristiche, gustose trovate ed una narrazione originale; se non altro, ha la forza di scostarsi dalla piattezza e dallo squallore dei suoi simili, incuriosendo e portando divertimento soprattutto per la fascia di lettori più giovani e meno esigenti.

Simile nelle atmosfere, anche se siamo distanti dagli ambienti western con tanto di saloon e bottiglie di whisky, è anche il manga estremamente inconsueto, bizzarro ed esotico di Eatman, scritto e disegnato da Akihito Yoshitomi con un segno pulito, chiaro e raffinato e, come nella migliore tradizione nipponica, molto particolareggiato. La storia è presto detta: l’eroe di turno, un mercenario infallibile ed apparentemente senza scrupoli, ha una curiosa caratteristica peculiare: ingoia (non si capisce se ci si nutra anche) tutto ciò che assomigli a della ferraglia sia questo un bullone od una pistola... riuscendo poi a farselo rispuntare in mano a suo piacimento nel momento più opportuno nella sua forma originale. L’originalità, penso di poterlo dire senza timore di essere smentito, è il piatto forte di questa pubblicazione, di certo eccentrica ed inconsueta, ma vi assicuro godibile e divertente, a tratti davvero spassosa. Purtroppo il favore del pubblico non è stato dalla sua parte, e sembra che il fumetto non abbia riscosso un grandissimo gradimento, finendo inevitabilmente con l’essere sospeso. Un peccato, perché per il sottoscritto questo è senza dubbio un prodotto qualitativamente superiore a molti altri che hanno raccolto maggior fortuna; e poi soprattutto perché così non riuscirò mai a venire a capo dei molti misteri che si annidavano tra le tortuose e desertiche dune della trama di Eatman...

La Planet Manga si è poi sempre distinta anche per un’altra peculiarità, molto gradita tra l’altro, dalle schiere di fan più corpose: ha la piacevole "abitudine" di pubblicare adattamenti o riduzioni a fumetti (ma a volte trattasi anche dell’originale meno famoso) di ben più note serie di cartoni animati. Tra queste si segnalano per il particolare rilievo della intrinseca qualità artistica o per il prestigio dei titoli coinvolti, Evangelion, Nadesico ed il meno noto Macross 7 Trash.

Di Evangelion, be’, mi limiterò a dir ben poco, tanta è la fama e la popolarità che accompagnano questa eccezionale opera. Eva, per chi non lo conoscesse, è molto più di un semplice cartone animato appartenente al genere robotico, è ormai una pietra miliare dell’animazione, e per apprezzarlo al meglio in questa alternativa e raffinata veste (quella cartacea) è indubbio che lo si debba vedere prima nella sua versione animata. Il manga aggiunge preziosi particolari, eleganti sfumature e piccoli episodi che non sono narrati o trattati nella serie TV, ma è d’obbligo sapere cosa sia Evangelion, con tutto il suo magico carico evocativo espresso al meglio attraverso la folle e geniale regia di Hideaki Anno, per poter poi attribuire il giusto valore anche al fumetto. I disegni di Yoshiyuki Sadamoto, celeberrimo character designer della versione animata e di molte altre famose produzioni, sono semplicemente splendidi, morbidi e ricchi di quella caratterizzazione personale che solo i "grandi" del pennello sono capaci di donare alle proprie creature.

Di ben altro spessore, scialbo, confuso e inconsistente, è invece Nadesico, ennesimo parto dell’iper produttivo Kia Asamiya. Solita stra-abusata trama sulla fatidica invasione aliena contrastata da un manipolo, scemo questa volta, di eroi, raccontata con tono volutamente ironico ma mescolato a leggeri intermezzi drammatici; il fumetto risulta un’insulsa, totalmente fuori di testa accozzaglia di eventi senza alcuno spessore, che non merita altre righe di commento. Fidatevi.

Macross 7 Trash merita invece un discorso più ampio e complesso: anche questo "libero" adattamento di una non fortunatissima (in terra natìa) serie televisiva, narra le misteriose ed avvincenti vicissitudini di un ragazzo campione di uno sport del futuro giocato su dei pattini "a reazione" chiamati airblade. Presto si scoprirà che tale attività, segretamente "visionata" dagli apparati militari, nasconde un rivoluzionario progetto di selezione ed addestramento degli atleti all’arte del combattimento. Trama complicatissima, caratterizzata da oscure ed imperscrutabili macchinazioni, intrisa di viscidi doppiogiochisti che congiurano e complottano spesso solo per il proprio tornaconto, e vissuta interamente a bordo della gigantesca astronave migratoria Macross 7. Il tratto, ahimé contaminato da quello dei ben più miseri assistenti, di Haruiko Mikimoto è ampiamente insolito, a tratti sperimentale, con efficaci ed innovative soluzioni grafiche, ma poi si finisce per rimpiangere inevitabilmente tutta la morbidezza e la poetica plasticità del Maestro, acclamato e superbo character designer dalle indubbie qualità artistiche arduamente accostabili alla precaria, seppur appropriata, abilità dei suoi poveri ed incolpevoli epigoni. Il manga purtroppo negli ultimi numeri scade in modo indecoroso, trascinandosi stancamente e senza apparente valida giustificazione se non quella di diluire la trama ed allungare la durata profittevole di una pubblicazione che probabilmente non ha più molto da raccontare. Sarebbe saggio ed apprezzabile che l’autore si decidesse a risolvere la questione, o perlomeno che ideasse qualcos’altro di utile da incollare ad una vicenda senz’altro originale che così rischia di perdere tutto il suo fascino ed il suo valore tanto faticosamente conquistati.

 

Ecco i pezzi da (del) 2000

Recentissimi e prestigiosissimi sono gli ultimi manga targati Planet che ci apprestiamo a presentare. Il primo, Spriggan, è una riproposta di un titolo che purtroppo era miseramente naufragato insieme alla colata della Granata Press. Yu Ominae è uno dei membri più validi della Fondazione Arcam, votata alla difesa di alcune misteriose ed antichissime vestigia di un popolo avanzatissimo sia culturalmente che scientificamente; questi agognati reperti, ovviamente, sono il bersaglio di criminali, potenti organizzazioni economiche e persino dei servizi segreti militari delle nazioni più influenti di tutto il mondo: tanta azione sfrenata, accompagnata da una sostanziosa dose di fantarcheologia. Il manga è strutturato su delle ottime basi narrative, ricco di idee e spunti innovativi, a tratti affascinante e spesso molto coinvolgente, ma purtroppo ha il difetto di perdersi in sterili e scialbi scontri fra super uomini combattenti e l’eroe ragazzino invincibile (davvero!) di turno e non riesce invece a sfruttare la parte introspettiva, investigativa e senz’altro più intrigante della trama. Indulge senza giustificazione agli stereotipi ed ai cliché del genere "sparatutto" usati ed abusati, e abbandona la via più difficile e meno battuta per farne un fumetto valido, diverso, intelligente, pur avendone tutte le potenzialità. Sceneggiato brillantemente da Hiroshi Takashige e disegnato gradualmente sempre meglio, con dovuta dovizia di particolari, e con tratto morbido e deciso da Ryoji Minagawa, ne consigliamo la lettura agli appassionati del genere "action-movie" alla Chuck Norris, e ad un pubblico poco smaliziato e/o piuttosto fanciullesco.

Con immenso piacere poi, ma soprattutto con stupore, questo storico anno appena passato finisce col regalarci una sorpresona: la Planet Manga decide infatti di deliziarci e di appagare il nostro affamato palato di divoratori di fantascienza a fumetti, battezzando addirittura un’intera, interessantissima collana dedicata a nuovi autori e ad opere innovative, dal punto di vista sia narrativo che grafico. Manga 2000, questo il nome della collana mensile, ha ospitato finora solo due fumetti, Blame! ed Eden, ma a questi presto se ne aggiungeranno altri (secondo quanto dichiarato dal curatore Davide Castellazzi) altrettanto validi ed interessanti.

Nihei TsutomuIl primo ad essere uscito nelle edicole è stato l’inconsueto e sicuramente atipico Blame!, scritto e disegnato dall’ex architetto Tsutomu Nihei. È doveroso premettere ad ogni altra considerazione che il manga è senza ombra di dubbio "nuovo ed innovativo"; gli aggettivi calzano perfettamente alla particolare creatura di Nihei che esce da ogni schema preconcetto, da ogni luogo comune del genere SF, e crea un qualcosa di davvero originale, impresa encomiabile e di difficile riuscita di questi tempi. L’esperienza come architetto professionista si avverte fin dalle primissime pagine, e si percepisce quasi l’esigenza dell’autore che non può fare a meno di impregnarne l’intera opera. È evidentemente la sua passione, e l’ambientazione, gli scenari, colmi di infinite, gigantesche strutture artificiali, sono la reale forza che permea tutto il manga e ne caratterizza, condizionandola, la narrazione. Il protagonista si muove in enormi e claustrofobici spazi aperti, "chiusi" alla luce del sole, preclusi all’aria aperta, eppure infiniti, apparentemente illimitati; il suo scopo è ritrovare la rete dei "geni terminali", da quello che si intuisce, probabilmente il ceppo originale umano, quello ancora non contaminato da interventi esterni biotecnologici. Ed è forse l’unica cosa che si capisce, o meglio, che ci fa capire l’autore. Il manga è un susseguirsi spossante e snervante di interrogativi senza risposta, sui quali sembra non si voglia in alcun modo fare chiarezza. Misterioso, affascinante e suggestivo, non lo si mette in dubbio, ma quelle che in teoria dovrebbero essere proprio le armi affilate del fumetto, quello che dovrebbe essere il suo forte, la sua parte migliore, finisce inevitabilmente col ritorcerglisi contro, dimostrandosi solo una miserabile ed innocua arma spuntata. Nihei, ed è la colpa maggiore che mi sento di muovergli, ha tante belle, buone idee, ma è incapace di concretizzarle, di renderle convincenti ed appassionanti; "colpa" sulla quale, essendo indulgenti, potremmo anche sorvolare, considerando che si tratta comunque di un’opera di esordio assoluto nel mondo dei manga.

Differente, è il discorso per Eden. Perché differente è il tema, l’approccio narrativo e grafico, e non ultima, sempre secondo il nostro modestissimo parere, la maturità della realizzazione e quindi dell’autore. La storia inizia con un terribile virus di origine militare (che provoca la progressiva cristallizzazione dei tessuti) che sfugge al controllo e fa strage dell’umanità. C’è chi fortunatamente ne è immune ed è comunque una parte importante del genere umano; la vicenda si alterna inizialmente tra presente e passato con un rincorrersi a volte anche un po’ confuso di flashback, e ci mostra le disavventure di diverse generazioni appartenenti alla stessa famiglia. La trama principale poi si sposta in Perù, dove Elia, almeno fino ad ora, sembra diventare il personaggio "protagonista", figlio di Enoa ed Hana, due dei sopravvissuti al morbo; sulle tracce del padre, Elia verrà fatto prigioniero da un non meglio identificato commando militare e dovrà affrontare i terribili scontri a fuoco che opporranno il gruppo ad altre organizzazioni militari dotate di una complessa e sofisticata attrezzatura militare e di combattenti "mutati" o equipaggiati con corazzate armature antropomorfe.

Eden è avvincente, complesso, affascinante e completo. Ed è uno dei migliori fumetti giapponesi mai arrivati in Italia, degno di essere incluso in una qualunque classifica top list, a prescindere dal genere narrativo preso in considerazione. Futuro altamente tecnologico e ambientazioni rurali, robot, cyborg e umani, guerriglia cittadina e combattimenti teleguidati, la natura selvaggia che riconquista gli spazi che le ha rubato l’avanzare del progresso e della civiltà: sono tutti elementi che ritroverete all’interno della storia e che si mescolano spontaneamente, con un’armonia ed una pulizia singolare. Sembra quasi che Endo si diverta a creare contrasti tra ambienti, situazioni e personaggi, a far nascere frizioni tra gli stessi elementi e uno contro l’altro in un "gioco" per la sopravvivenza che si rivela poi in realtà per essere solo il solito tragico gioco al massacro tristemente riscontrabile in un qualsiasi conflitto armato.

Capitolo a parte invece spetterebbe di diritto - per rispetto - a Nausicaä, capolavoro unico, probabilmente per magnificenza inarrivabile, di Hayao Miyazaki. Non mi ci soffermerò molto, perché a questo manga abbiamo già dedicato grande spazio in altri bellissimi ed esaurienti articoli, sempre su Intercom. Dirò solo che Nausicaä è più di un fumetto, perché questa è un’opera che trascende qualsiasi semplice e sterile classificazione. È una di quelle creazioni letterarie che travalicano generi, forme e contenuti per innalzarsi ad un livello superiore, al di sopra di ogni suddivisione, distinzione o identificazione. È epica poesia, lirismo, avventura, sentimento, magia delle immagini, affabulazione delle parole, coinvolgimento e dramma interiore, apologo ecologista e critica pacifista. E già con queste mie altisonanti, sontuose e lusinghiere parole, in un certo senso mi sento colpevole di irrispettoso oltraggio nei confronti di un qualcosa che sento come troppo più grande di me. Indegno anche solo di commentarne il valore. Nausicaä è solo da leggere, e conservare. Soprattutto nel cuore.

Ai nostalgici sentimentali, amanti delle genere robotico che imperversava su tutte le reti televisive della italica penisola tra la fine e l’inizio degli anni ’80, è rivolta l’ultimissima proposta fantascientifica della "casa delle idee": Gundam, ovvero il mito vivente. Mito, perché chiunque sia cresciuto in quegli anni non può non conoscerlo e non può non esserne rimasto profondamente colpito ed affascinato, tanto da rimanerne intimamente affezionato ed "attaccato" come se fosse un biberon, una vera e propria parte della personale infanzia. Ancora e purtroppo orfani dell’originale serie televisiva, ora finalmente i fan del mito possono parzialmente rifarsi la bocca, gustandosi le drammatiche ed avvincenti avventure dell’equipaggio della Base Bianca narrate in questo fedele adattamento a fumetti del cartone animato. Certo, i disegni di Kazuhisa Kondo, soprattutto quelli riguardanti i personaggi, non sono eccelsi, e attraverso le pagine del manga non si riesce a cogliere appieno il realismo e la permeante, intensa atmosfera tipica dell’originale anime, né tutta la sua tragica e dirompente carica narrativa, ma la magia della storia, delle ambientazioni e dei personaggi (specie per chi già ha vissuto esperienza del cartone), e l’emozione che questi elementi messi insieme suscitano, rileggendone le gesta, c’è tutta.

 

Altri piccoli mondi

Oltre alla Planet Manga, ovviamente, sul mercato editoriale dei manga si sono via via presentati altri più o meno piccoli editori, con più o meno grandi ambizioni. Pochi però (sarebbe meglio dire quasi nessuno), hanno intrapreso il tortuoso ed arduo sentiero dedito al genere fantascienza. Comic Art (ora purtroppo in liquidazione), Hazard Edizioni, Play Press, Mare Nero, Ediperiodici, Phoenix, Rock’N’Comics, ed ultimamente Coconino Press e Kabuki Publishing, sono tutte case editrici che in misura differente si sono rivolte con interesse al mercato giapponese; di queste, e l’abbiamo già menzionata, solo la Phoenix ha proposto un titolo di SF, quel Mother Sarah (vedi II parte) tra l’altro tuttora incompleto.

Chi si discosta da questa generale, irriguardosa ed oscura tendenza, è la Dynamic Italia, nota casa editrice di anime per il mercato dell’home video. Finora ha proposto tutti titoli firmati dal terribile genio creativo di Go Nagai, ed ora finalmente promette di ampliare la sua proposta con altri titoli che, vista la loro popolarità e la fama che li accompagna, aspettiamo ardentemente.

Le opere pubblicate fino ad oggi sono Getter Robot Saga (coadiuvato ai disegni da Ken Ishikawa), Goldrake e Mazinsaga. Il tratto con cui sono disegnati i manga è quello che è, anche nel caso di Ishikawa, e cioè non bellissimo né raffinatissimo, e potrebbe risultare particolarmente ostico per un lettore poco svezzato; ma è sgraziato, graffiato, spesso e corposo, alcune volte paradossalmente parossistico nelle pose e nelle proporzioni, ed è, ve lo assicuro, adattissimo al genere di storie crude e violente che è solito narrare Nagai. Tutte e tre i fumetti ripropongono grosso modo la stessa storia delle rispettive versioni dei cartoni animati con lievi cambiamenti nella trama e nella caratterizzazione dei personaggi, molto più cattivi e spietati di quanto accada negli anime. Grande cura e preziosissima confezione, con carta e rilegature eccellenti, come nella migliore tradizione che contraddistingue tutti i prodotti sfornati dalla Dynamic Italia.

Annunciati già da un bel pezzo, e speriamo davvero di vederli e di leggerli al più presto, dovrebbero arrivare sugli scaffali titoli prestigiosi come Cowboy Bebop e Brain Powerd. Restiamo in attesa...

 

Gli ultimi residui stellari

Per concludere questa lunga, estenuante (spero solo per me...) panoramica a mo’ di guida per utenti, navigatori inesperti di questo mare di fumetti, mi piacerebbe soffermarmi su alcuni bellissimi manga che io ho avuto il piacere di leggere in lingua inglese nell’edizione americana e che sono al momento purtroppo ancora immeritatamente inediti in Italia.

Originale e profondo, affascinante ed avvincente nonché estremamente sofisticato, è Chronowar (pubblicato dalla Dark Horse), scritto ed illustrato con tratto preciso e morbido dal bravissimo e misconosciuto Takayama. Un tranquillo impiegato giapponese viene inspiegabilmente catapultato in una dimensione fisica e temporale "parallela", trovandosi a dover rivaleggiare con una misteriosa quanto freddamente letale sonda aliena. Il manga è a tratti davvero inquietante per merito della magistrale narrazione e anche, forse soprattutto, grazie al tema trattato nelle rocambolesche vicende; un concentrato rallentato (solo leggendolo capirete perché) di azione, tesa all’inverosimile, con intimi e sconcertanti momenti di riflessione mossi da tematiche che sconvolgono dall’interno proprio perché di difficile lettura o accettazione. Consigliatissimo anche se, temo, di difficile reperibilità.

Le ultime due proposte (giuro, sono le ultime...), The Two Faces of Tomorrow (Dark Horse) e Saber Tiger (Viz Comics), sono invece opera del già citato in occasione del suo 2001 Nights, Yokinobu Hoshino. Le vicende, calate nel solco della più classica tradizione della space opera avventurosa tanto cara all’autore, sono narrate con la solita, perfetta, spiazzante e fredda poesia. Il tratto lo si conosce già: molto europeo, estremamente realistico e dettagliato, sintetico, elegante e completo. Le trame, nei due casi si separano, trasportando il "viaggiatore" su una stazione spaziale orbitale in un caso, e su di un remoto e selvaggio pianeta dell’universo nell’altro.

In Saber Tiger assistiamo al disastroso naufragio di una spedizione umana che si ritroverà ad affrontare invisibili, insondabili e sconosciute "entità aliene"; in The Two Faces of Tomorrow invece, adattamento di un celebre romanzo di James P. Hogan, il feroce e spietato nemico sarà un ragionevolissimo e razionalissimo computer "intelligente" il cui unico scopo è preservare, giustamente, la propria esistenza a scapito anche della più preziosa (misera) delle vite umane.

A voi ora lascio la lettura... mi auguro di esser riuscito a fornirvi una quanto più possibile obiettiva e chiara opinione delle opere prese in esame, e con questo, nell’essere riuscito ad aiutarvi nella selezione dei manga più meritevoli da recuperare e acquistare.

Con la speranza di avervi trasmesso almeno un po’ dell’amore e della passione che nutro nei confronti di questa forma d’arte. Sarei veramente felice di scoprirlo.

Potete aprire la prima pagina (e attenti al senso di lettura!). Buon divertimento.

 

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