NEL GRANDE CUORE DI NAUSICAÄ


Andrea Iovinelli (andrea.side@libero.it)


 

Il mondo di Nausicaä

Il pianeta, in seguito ad una catastrofica guerra di sette giorni (detti "di fuoco"), non è altro che una landa desolata, in gran parte desertica, un mondo contaminato, avvelenato ed in larga parte sterile a causa delle possenti radiazioni sprigionate dalle mostruose creature biomeccaniche partecipanti al conflitto bellico. I pochi superstiti dell’olocausto si sono riuniti in piccole e sparute comunità mentre la grande foresta tossica continua inarrestabile a cibarsi del poco terreno fertile rimasto. Nausicaa è la figlia del re della Valle del Vento, ed è dotata di misteriosi e potenti poteri telepatici che le permettono di percepire i più profondi e intimi sentimenti che risiedono nel cuore sia delle persone che degli insetti mutanti che abitano la foresta. La pacifica ed innocua Valle del Vento è improvvisamente, e senza apparenti valide motivazioni, invasa dalle forze dell’Impero di Tolmekia e sarà costretta suo malgrado ad allearsi con le truppe imperiali per combattere il minaccioso ed ostile Regno di Dorok.

 

Le due versioni

È utile innanzitutto fare un po’ di chiarezza: di Nausicaä esistono due "differenti" versioni, quella cartacea nella forma di fumetto e quella su pellicola cinematografica come film di animazione. Ed è bene anche chiarire che la storia originale, è la prima.

Nausicaä nasce infatti come manga nel febbraio del 1982, per essere proposta a puntate mensili sulla rivista Animage, vera e propria vetrina della Tokuma Shoten (periodico che rivolge la sua attenzione soprattutto agli anime). Nasce soprattutto con la promessa al suo autore che il manga non avrà mai un adattamento in versione animata...[1] una prassi consolidata in Giappone per i prodotti di successo. La pubblicazione durerà ben 13 anni e si concluderà soltanto nel marzo del ’94, interrotta diverse volte dallo stesso autore per dedicarsi alla realizzazione dei suoi film.

Sarà l’opera della sua vita, quella che lo renderà celebre donandogli credibilità; quella che lo maturerà artisticamente e quella che l’affermerà come autore di prima classe. Miyazaki deve molto, a Nausicaä. È il suo primo, vero successo, grazie al quale avrà la possibilità di rendersi indipendente e di imporsi nella spietata industria dell’animazione; da allora infatti, avendo creato un suo studio di animazione, produrrà solo ciò che vorrà, ciò che gli suggerirà il suo spirito e la sua creatività di autore, e le sue straordinarie, fantastiche storie non troveranno più ostacoli nel convincere i produttori ed i necessari (obbligatori) finanziamenti esterni. Un traguardo difficile ed invidiabile da raggiungere, di sicuro la situazione lavorativa e creativa ideale per chiunque desideri potersi esprimere liberamente come autore conquistando spazio alle proprie idee. Solo un sogno per la maggioranza di molti artisti. Un sogno che Miyazaki ha realizzato e concretizzato unicamente grazie alle sue innate capacità e forse, soprattutto per merito della forza ammaliante della sua poetica arte. Il fumetto di Nausicaä, solo in Giappone, ha venduto più di 10 milioni di copie, ed è stato stampato in molti paesi del mondo, tra cui Italia, Francia e Stati Uniti.

Il film fu di fatto "estorto" a Miyazaki che era inizialmente restio, come abbiamo già accennato in precedenza, a tramutare in un progetto animato un soggetto nato con precise motivazioni e finalità espressive, per essere narrato esclusivamente come fumetto [2]. Fatto sta che i dirigenti si fecero avanti con un’iniziale proposta basata su un cortometraggio di un quarto d’ora; Miyazaki rifiutò l’offerta, forse fiutando già da lontano le vere potenzialità della sua creatura, e rilanciò offrendo la sua disponibilità per la realizzazione di un film di un’oretta. L’ultimo e decisivo passo lo fece la Tokuma, proponendosi di finanziare una pellicola cinematografica. Nacque il film di Nausicaä.

In precedenza abbiamo parlato di "differenti" versioni, ed in effetti gli elementi che caratterizzano i due prodotti si distintinguono per due principali ragioni: la prima, più che evidente, è la datazione che contraddistingue le due edizioni; l’altra è l’invalutabile difficoltà nel trasporre, adattandola, una storia originale in un film. Il fumetto, iniziato nel 1982 si conluderà solo nel ‘94, mentre il cartone animato fu distribuito nelle sale giapponesi nel 1984, quando il manga era ancora era ben lungi dall’essere concluso, e quando Miyazaki ha sviluppato solo una parte della complessa trama, forse senza che neanche lui sappia come evolverà e quale epilogo avrà il suo manga. Le pellicole cinematografiche sono poi studiate per attrarre il maggior numero possibile di spettatori, bambini compresi, e così si decide di semplificare e di addolcire le vicende narrate: i toni tragici e crudi che invece identificano fortemente la versione cartacea, certo di ben più difficile comprensione proprio a causa del suo complesso linguaggio, vengono esclusi, così come alcuni elementi, personaggi o situazioni, stemperati nella loro vivida caratterizzazione cartacea. Viene per esempio del tutto escluso dalla storia il Regno di Dorok, ed il ruolo di nemici viene affidato all’innocuo ed esile popolo di Pejite. Tuttavia, anche se la trama è pesantemente rielaborata e l’intreccio notevolmente semplificato, la storia con misteriosa abilità non perde tutto il suo straordinario fascino colmo di soffuso e toccante lirismo e tutta la sua travolgente e coinvolgente forza epica.

Chi ne perde davvero, più di tutti ed in larga parte, sono i personaggi, così ben delineati e sfaccettati nella loro realistica personalità, nel manga; necessariamente "affettati" e semplificati nella loro descrizione psicologica, nel lungometraggio. La principessa Kushana è la figura senz’altro più sacrificata: perde quasi tutto il suo tormentato e articolato profilo caratteriale, il suo carisma e il suo combattutto sentimento per la ragazzina di nome Nausicaä e, come lei (anche se in misura minore), anche l’eroico e impavido Maestro (Lord) Yupa, o il ruffiano e sfuggente Kurotowa. L’unica, forse, ha non essere colpita per ovvie ragioni, è proprio la nostra protagonista.

Il film è comunque un capolavoro, ed ancor più apprezzabile proprio per la sua ricercata semplicità che non mina affatto la sua meravigliosa capacità emozionale e il suo prorompente e suggestivo fascino.

Il fumetto fu proposto per la prima volta in Italia dalla gloriosa e coraggiosa Granata Press ma l’edizione, sinceramente, non gli rendeva merito. Fu proposto infatti in un formato grande tipo "album", poco adatto al manga, che penalizzava fortemente la resa degli spettacolari disegni, stampato su una carta semilucida e con gran parte delle retinature [3] perse ignobilmente per strada. La Granata fallì ma fece appena in tempo a concludere, con l’ormai introvabile 23esimo volume, le vicende di Nausicaä. L’edizione si evidenziava per le sue bellissime copertine.

Ora, dopo anni di palpabile attesa da parte degli appassionati, Nausicaä torna sugli scaffali delle edicole e delle fumetterie. Attualmente è in corso di pubblicazione da parte della Planet Manga, finalmente con la cura e l’attenzione degna di un tale capolavoro. Formato consono, edizione di lusso con sovraccoperta, carta di qualità, stampato in un color seppia come nella versione nipponica e ad un prezzo contenuto, lascia perplessi al limite, molto al limite, solamente per alcune scelte di adattamento: Maestro Yupa al posto del ben più nobile "Lord", e "mehve" e "ohmu" invece dei loro rispettivi arrangiamenti in italiano. Temiamo però si tratti solo di una misera e malinconica sensazione data dai ricordi di passate letture e visioni, tanto amate, e l’effetto si diraderà presto.

Non resta che leggerlo.

Anche del film esiste una versione italiana. Trasmesso parecchi anni fa sulla RAI e mai più riproposto (fatto che fa tanto pensare ad un clamoroso errore di programmazione...) è di difficile se non impossibile reperibilità. Esistono delle copie "casalinghe" che girano nel mercato degli appassionati, ma la qualità dell’immagine e del sonoro sono pessime, visto che si tratta di registrazioni ormai decennali copiate e ricopiate. Si attendono segnali confortanti dalla Buena Vista che ne detiene i diritti, ma finora l’attenzione per i prodotti di Miyazaki appare alquanto latente. Anzi, puzza piuttosto di meschino boicottaggio, mirato a non far deviare l’attenzione del suo enorme pubblico verso il brillante mercato del Sol Levante. Ma questa, ovviamente, è solo una maldicenza di chi vi scrive.

 

Le origini di un "mito"

Nausicaä è un personaggio dell’Odissea di Omero. Principessa dei Feaci, era una ragazza bellissima, amante della vita, della natura, e dotata di una fervida fantasia. Adorava cantare ed ascoltare il suono dell’arpa piuttosto che rivolgere le sue passioni ad oggetti più materiali. Salvò Odisseo e curò le su ferite quando questo fu trascinato a riva dalla corrente. Temendo che la ragazza potesse innamorarsene, i genitori della giovane spinsero Odisseo a ripartire e lei rimase ad osservare il suo vascello fino a quando non scomparve all’orizzonte. Non si sposò mai e finì per viaggiare di corte in corte come il primo menestrello donna della storia, cantando di Odisseo e delle sue avventure.

Anche altre furono le "muse" ispiratrici di Miyazaki e del manga di cui stiamo trattando, e su tutte, uno dei classici della cultura nipponica, Storia del Consigliere Tsutsumi [4].

 

Hayao Miyazaki

Nasce il 5 gennaio 1941, a Tokyo. È figlio di Katsuji Miyazaki, amministratore della Miyazaki Airplane, un’azienda che allora produceva i timoni dei famigerati aerei da combattimento giapponesi, gli Zero; questo fatto segnerà senza ombra di dubbio la sua esistenza e la sua smodata ed evidentemente fanatica passione per il volo in generale, ed in particolare per gli apparecchi volanti che precedettero la seconda guerra mondiale.

Eclettico, carismatico ed esigente, le doti che lo consacreranno al successo, Miyazaki è capace di indossare con agilità e scioltezza le diverse vesti di autore completo, ideatore, regista, sceneggiatore, produttore, ed in passato, per lungo tempo, anche di animatore (ruolo che in fondo ricopre anche ora, vista la sua proverbiale e spontanea meticolosità, e la sua dedizione al lavoro, che lo "costringono" a corregge i disegni "mal riusciti" dei suoi collaboratori [5]). Naturalmente Miyazaki è anche un apprezzato ed agognato fumettista, ma la sua produzione è sempre stata esigua, forse anche perché, ironicamente, egli si considera un pessimo autore di fumetti [6]. In Giappone è unanimemente riconosciuto come il degno successore di Osamu Tezuka [7], e solo ultimamente sta ricevendo un graduale ma inevitabile e meritato riconoscimento da parte anche del pubblico e della critica internazionale. Infatti il contrastato e discusso accordo distributivo tra l’imponente casa di produzione giapponese, la Tokuma Shoten, ed il colossale impero economico della Disney, ha permesso (finora blandamente) e permetterà (ci auguriamo...) la proiezione delle sue opere e quello dello Studio Ghibli [8] anche nelle sale occidentali.

Inizia la sua carriera nel 1963 come animatore presso gli studi della Toei Doga, con i quali realizzerà diverse serie "classici" dell’animazione nipponica. La sua incredibile abilità, i suoi meravigliosi disegni e le sue stupefacenti idee, lo imporranno in breve tempo all’attenzione dei dirigenti che ben presto gli affideranno incarichi di rilevante responsabilità. Nel 1971 si trasferisce con l’illustre collega, amico e "rivale" Isao Takahata, alla A-Pro ed in seguito, nel ‘73 alla Nippon Animation. In questo periodo gli viene affidata la regia di molti episodi della prima e mitica serie del celeberrimo Lupin III, e successivamente contribuisce in modo sostanziale alla realizzazione dell’altrettanto famoso Heidi. Dirige, per intero stavolta, la sua prima serie televisiva, Conan, il ragazzo del futuro, nel ’78; questo è davvero il suo primo lavoro completo: oltre alla regia, cura il character design, il mechanical design, il layout e lo storyboard. Il cartone è tratto dal romanzo di fantascienza The Incredible Tide, di Alexander Key, e segna veramente un solco nella storia dell’intera animazione nipponica e non. Miyazaki preleva la storia e, senza stravolgerla inutilmente, ne perfeziona la trama, ne lima i difetti e le sporadiche ingenuità e la plasma conferendole quel suo inconfondibile tocco di magia che la differenzierà in meglio dal romanzo ispiratore. Nel 1979, trasferitosi alla Tokyo Movie Shinsha, dirige il suo primo film cinematografico: Lupin III: il Castello di Cagliostro, un’altra pietra miliare dei cartoons e anche, aggiungerei senza temiore di essere smentito, della "canonica" cinematografia mondiale. Nell’arco di tempo seguente, il poliedrico e prolifico autore, si divide tra la realizzazione di un paio di suoi manga (Nausicaä e The Journey of Shuna, uno stupendo fumetto interamente colorato ad acquarello) e alcuni lavori per l’animazione, tra cui due episodi da cineteca della seconda serie di Lupin III, il 145° e il 155° , la serie Il fiuto di Sherlock Holmes in collaborazione con la RAI e con lo studio di animazione di Marco Pagot, ed altre collaborazioni minori. Nel 1984 si arriva alla realizzazione del lungometraggio di Nausicaä of the Valley of Wind, basato sul suo stesso manga iniziato - ed allora non ancora concluso - due anni prima. Il film è un successo straordinario e questo spinge la coppia Miyazaki e Takahata, a fondare un nuovo studio di animazione, lo Studio Ghibli, anche se i due autori si distaccano sensibilmente l’uno dall’altro, per tematiche, stile, approccio e mentalità: l’uno, Takahata, intimista, narratore del semplice e spesso difficile vivere quotidiano, drammatico e a volte scottante, ma anche dolce e sentimentale; l’altro, Miyazaki, avventuroso, epico e trascinante, legato in modo imprescindibile alla sfera del fantastico, ma anche lui spiccatamente nostalgico, meditativo, in una parola sola, fiabesco. Ciò che li lega e li contaddistingue dagli altri, è però quella permeante aura di geniale creatività, la loro capacità unica di trasporre la poesia in immagini, e questo li accomuna più di ogni altra divergenza. Tra il 1986 e il ‘97 lo studio darà vita a ben cinque lungometraggio da lui stesso diretti, Laputa: Castle in the Sky (avventura fantastica - ispirata al quarto capitolo de I Viaggi di Gulliver - vissuta in un mondo alternativo e leggendario in cui i protagonisti inseguono la riscoperta della mitica isola volante di Laputa), My Neighbor Totoro (storia con un pacioccoso e batuffoloso essere) del 1988, Kiki’s Delivery Service ‘89, Porco Rosso del ‘92 (sulle volanti peripezie di un’aviatore italiano con la faccia di un maiale [9]), e ne produrrà altri tre, tutti accolti con favore sia dal botteghino che dalla critica. In particolar modo, l’ultima creazione di Miyazaki-san da lui stesso diretta, La Principessa Mononoke (purtroppo "distribuita" quest’estate anche in Italia, ma solamente in una dozzina di pellicole), sbanca il box office nipponico ed incassa la bellezza di 150 milioni di dollari, secondo incasso di sempre nella storia, dietro solamente all’inarrivabile Titanic. Al momento è al lavoro su un nuovo film - uscita programmata per l’estate del 2001 - di genere sempre fantastico-avventuroso (una bambina che vaga nella Terra degli Spiriti cercando di far tornare umani i suoi genitori in precedenza trasformatisi in maiali [10]), in puro stile "miyazakiano".

 

Nota

nomi e personaggi sono stati riportati in italiano quando ne esiste la corrispondente versione; sono lasciati in originale negli altri casi, ma spesso nella corrispondente traduzione in lingua inglese per tutte quelle parole che in giapponese avrebbero avuto poca ovvia comprensibilità.


 

Bibliografia in edizione italiana

  • Alexander Key, Conan, il ragazzo del futuro (The incredible tide), romanzo, Kappa Edizioni.

  • Hayao Miyazaki, Nausicaä, della Valle del Vento, Planet Manga, Marvel Italia, in corso di pubblicazione, in tutto 7 volumi.

  • Hayao Miyazaki, Nausicaä, della Valle del Vento, Granata Press, 23 volumi (prima edizione, in un inopportuno formato "album", e su carta lucida).

  • Alberto Corradi, Hayao Miyazaki (viaggio nel mondo dei bambini), Schegge n. 1, Akromedia, 1996.

Filmografia in edizione italiana

  • Hayao Miyazaki, Lupin III: il Castello di Cagliostro, Yamato Video, YV-7, (Fuori catalogo, ma di non difficile reperibilità; la ricerca sarà ben ripagata).

  • Hayao Miyazaki, Conan, il ragazzo del futuro, Yamato Series TV, 5 VHS da YS-1301 a YS-1305, Yamato Video.

  • Hayao Miyazaki, Conan, il ragazzo del futuro, Dynamic Italia, 1996, 7 VHS, (Fuori catalogo, prima edizione in VHS con bellissime copertine).

  • Hayao Miyazaki, La Principessa Mononoke, VHS, Buena Vista Home Entertainment.

  • Hayao Miyazaki, Le nuove avventure di Sherlock Holmes, Avo Films, 13 VHS da due episodi ciascuna (difficile reperibilità).

  • Isao Takahata, Una tomba per le lucciole, YV-32 , Yamato Video.

  • Lupin III, serie di 5 DVD, Yamato Video.

Per saperne di più

  • A. Baricordi, M. De Giovanni, A. Pietroni, B. Rossi, S. Tunesi, Anime - Guida al cinema d’animazione giapponese, Granata Press (ricercatissimo, preziosissimo ed esauritissimo volume della fallita Granata Press; nel mercato dell’usato il volume in questione raggiunge quotazioni stratosferiche).

  • Marco Pellitteri, Mazinga Nostalgia, 480 pp., Castelvecchi.

  • Osamu Tezuka, La Storia dei Tre Adolf, Hazard Edizioni, 5 volumi.

  • Osamu Tezuka, Budda, Hazard Edizioni, in corso di pubblicazione, finora 7 volumi.

  • Monkey Punch, Lupin III, Mitico, dal n. 1 al 29 (+ due volumi extra fuori collana), Star Comics.

Links

 

NOTE

  1. Cfr. Andrew Osmond, Foundation, oppure l’URL: http://www.nausicaa.net/miyazaki/nausicaa/article_ao_foundation.txt.

  2. Cfr. Andrew Osmond, Foundation, oppure l’URL: http://www.nausicaa.net/miyazaki/nausicaa/article_ao_foundation.txt ; Alberto Corradi, Hayao Miyazaki (viaggio nel mondo dei bambini), Schegge n. 1, Akromedia, 1996.

  3. Con questo termine si indicano le "ombreggiature", le parti in grigio di gradazione più o meno forte, che si ottengono applicando delle vere e proprie "reti" adesive sul foglio da disegno. Il metodo è usato soprattutto in Giappone con un’abilità notevole, e l’effetto che ne risulta è molto suggestivo, quasi a conferire colore al disegno, rigorosamente in bianco e nero.

  4. Cfr. Nausicaä, p. 136-137, n. 1, agosto 2000, Planet Manga - Marvel Italia.

  5. Cfr. Kappa Magazine, n. 96, Star Comics; oppure l’URL: http://www.nausicaa.net/miyazaki/miyazaki/101.html.

  6. Cfr. Nausicaä, p. 136, n. 1, agosto 2000, Planet Manga - Marvel Italia.

  7. Leggendario pioniere sia nel campo dei fumetti che in quello dell’animazione, cui è stato attribuito con affetto e sincera partecipazione il soprannome di "Dio dei manga". Autore tra l’altro di serie animate di grosso successo anche qui in Italia, come Astro-Boy (fantascientifica rivisitazione della favola di Pinocchio) o Kimba il leone bianco.

  8. Il prestigioso studio di animazione creato dallo stesso Miyazaki. Il nome fu preso a prestito da quello di un aereo italiano della Grande Guerra, il Ghibli appunto, a quanto pare il preferito da Miyazaki. Cfr. Davide Castellazzi, introduzione Nausicaä, n. 1, Planet Manga.

  9. Pare che sia il libero adattamento, in chiave fantastica, di una storia vera. L’aviatore rimase sfigurato dalle gravi ustioni riportate in seguito ad un incidente aereo, e i suoi compagni nel descriverlo accostavano il suo viso a quello di un suino.

  10. Miyazaki è ossessionato dai maiali, una sorta di passione irrefrenabile, tanto da rappresentare alcuni suoi personaggi con sembianze di suini. Nel film Porco Rosso il protagonista, un aviatore, è un "porco".

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