Yamato, tra nostalgia e futuro

Davide Siccardi


La corazzata Yamato, storica serie di fantascienza a fumetti giapponese, è finalmente arrivata nelle edicole italiane.
Alcuni, probabilmente, ricorderanno i cartoni animati che ne furono tratti (mandati in onda più volte, e sempre con buoni ascolti, dalle reti private italiane): epiche battaglie spaziali, donne eteree e sfuggenti (aliene, in più di un senso), eroi romantici in perenne conflitto con il destino loro e di chi gli sta accanto, comprimari tra il grottesco e l’eroico e via discorrendo.

La Corazzata Yamato, cartone e fumetto, è un’epica fantascientifica dal forte "gusto" romantico.
Le vicende sono quelle dell’equipaggio dell’ultima corazzata spaziale terrestre (la Yamato, appunto) il cui scopo è quello di raggiungere il pianeta Iscandar: lì è custodita la tecnologia (il Cosmo Cleaner) necessaria a depurare dalle radiazioni nocive (prodotto della guerra dei terrestri con gli abitanti del pianeta gemello di Iscandar, Gamilas) la Terra.
Una trama che pare banale, a dir poco, e decisamente "datata".

Ohibò, effettivamente la trama e' datata: 1975, per la precisione

La corazzata Yamato torna a solcare i cieli (italiani) con più di venticinque anni sulle spalle.

Ciò nonostante è serie attualissima e lettura di grande qualità.

Non è certo da cercare nell’originalità il punto di forza della serie.

In una parola, in maniera un po’ riduttiva ma immagino efficace, si può dire che "Uchu Senkan Yamato" -così come altre serie di Leiji Matsumoto , per altro- è soprattutto emozionante.

Dicevo, in maniera un po’ riduttiva: emozionante non solo per il continuo susseguirsi delle vicende, ma soprattutto per i toni gloriosi e romantici della storia.

In Yamato sono miscelate con efficacia epica, avventura, dramma e grottesco.

Come in una sorta di romanzo cavalleresco "contemporaneo" (con avveniristici marinai ed aviatori dello spazio al posto di cavalieri medioevali), gli eroi della Yamato sono in missione in cerca di un futuristico "Graal".

Al sacro calice, si sostituisce il Cosmo Cleaner in grado di guarire la Terra (non più, dunque, divisioni interne tra gli uomini, bensì l’intera umanità contrapposta ad un nemico esterno: questo, senza dubbio, aiuta il lettore moderno a meglio entrare in sintonia con il lato epico delle vicende), così come alla Terra Santa si sostituiscono Gamelis e Iscandar (la dualità della Terra Santa, benedetta ma in mano agli infedeli, viene riprodotta con l’esistenza dei due pianeti gemelli: causa, il primo, della devastazione ecologica della Terra, ed, il secondo, unica speranza di salvezza della stessa).
I protagonisti della serie non sempre si comportano come ci si aspetterebbe dai protagonisti di un’epica medievale.
L’ammiraglio Okita, addirittura, a comando dell’ultima flotta terrestre rimasta, si ritira dinnanzi al nemico: in condizioni di indubbia inferiorità, e responsabile non solo della propria vita ma anche di quella di molte altre persone (nel piccolo, il suo equipaggio, nel grande la popolazione terrestre per intero), l’eroe futuristico di Matsumoto non si può permettere di sprecare avventatamente e futilmente risorse umane e militari(1).

Da sottolineare come il "mezzo" influisca sulla responsabilità dell’ammiraglio: l’essere alla guida di una corazzata stellare, implica una responsabilità diretta di Okita nei confronti del suo equipaggio.

Quella che per un eroe solitario potrebbe essere identificata come codardia (carattere non presente nel personaggio di Okita, che con il viaggio per Iscandar mina il suo fisico in maniera irreparabile, nel tentativo di fornire un’ultima speranza agli abitanti della Terra), va invece, in questo contesto, riconosciuto come senso di responsabilità nei confronti del proprio equipaggio e della razza umana.

I mezzi influiscono sull’etica dei moderni cavalieri, dunque: dall’eroe solitario e spavaldo al gruppo solidale che si ritrova, letteralmente, sulla stessa barca nel tentativo di compiere l’impresa.

Fantascienza, allora, non solo intesa come space opera avventurosa, ma anche come esplicazione dell’influenza della tecnologia (dei mezzi) sulle decisioni e sullo stile di vita degli uomini: oltre che, ovviamente, amplificatore dei caratteri e degli obiettivi umani.

Lo stile della narrazione di Matsumoto, in linea con le tematiche del fumetto, è poetico, avventuroso (avventura dai toni simili a quelli dei vecchi -ma tornati ultimamente in auge- film bellici; non a caso, come si vedrà più sotto) ed, a tratti, un po’ confuso.

A dirla tutta, in alcuni momenti si ha l’impressione che la leggera confusione che si nota dipenda da un qualche errore tipografico in fase di impaginazione(2).

Notevole è notare come la storia non ne risenta: nonostante una non perfetta linearità nella narrazione e nonostante la presenza di alcune bizzarre peculiarità del fumetto giapponese (non da tutti apprezzate: non mancano personaggi grotteschi, qualche ingenuità nel tratto e qualche situazione paradossale del tipo automi che si ubriacano), la lettura rimane estremamente godibile.

A coprire queste piccole "magagne" (ed a legare assieme i diversi aspetti della vicenda: il grottesco presente in alcuni personaggi ed il drammatico della vicenda nel suo insieme, ad esempio) pensano i toni epici ed affascinanti della storia.
Si parlava della semplicità della trama: non solo La Corazzata Yamato è una serie dalla trama molto semplice, ma va anche notato come diversi personaggi appaiano decisamente stereotipati.

I cattivi, spietati avversari, hanno una gerarchia interna di tipo nazista: addirittura, i sottoposti si rivolgono al loro leader con il titolo di Führer.

Aspetto, questo, che avvicina le vicende alla forma moderna di epica, il genere bellico: personaggi assolutamente "cattivi", che nascono sulla matrice del tipico nemico da film bellico ambientato durante la seconda guerra mondiale.
Concorre alla creazione dell’atmosfera drammatica e poetica di cui si diceva, anche il tratto dell’autore: stile "sobrio", semplice, a tratti quasi ingenuo.

I disegni contribuiscono a dare un’immagine eterea di alcuni personaggi (in particolar modo quelli femminili) ed a sottolineare le qualità idealistiche dei protagonisti, senza, al contrario, appesantire la narrazione e senza distrarre il lettore con tavole di troppo forte e fuorviante impatto visivo.

Un tratto che accompagna la lettura, insomma, e che aiuta il lettore a calarsi nelle atmosfere epiche ed idealizzate della vicenda.

Oltre a ciò, va detto che il tratto così semplice di Matsumoto fa sì che dramma, avventura e grottesco (i personaggi buffi "alla giapponese" di cui si diceva) possano coesistere senza fastidiose forzature.

Il filo conduttore stilistico delle "vicende" è, dunque, una ricercata semplicità.

Una semplicità che, sicuramente, nasce dallo studio di modelli precedenti (l’epica ed il cinema bellico), ma che pure ha qualità molto personali (una forte "poesia", maggior possibilità narrative in conseguenza del passaggio alla fantascienza - dunque rimossi sia il vincolo tecnologico, sia il vincolo storico e dell’attendibilità storica) e si dimostra straordinariamente attuale.

Attuale perché la tendenza del fumetto e del cinema contemporaneo è nel senso dell’avventura fantascientifica (o fantastica) e dell’epica bellica: fumetti come Gregory Hunter e Jonathan Steele, film come La Mummia (e relativi seguiti), Il quinto elemento, Episodio 1 oppure Il nemico alle porte, Salvate il soldato Ryan, I cavalieri che fecero l’impresa e Druids, piuttosto evidentemente sanciscono il ritorno di queste due correnti narrative.

Correnti narrative in cui, come si diceva, la Yamato si può inserire, e si può inserire come ispiratore, capostipite, non certo come ultimo dei meno riusciti cloni.

Attuale, perché in tempi schizofrenici (contemporaneamente divulgazione delle informazioni personali a fini commerciali e diritto alla privacy, cibi transgenici e agricolture "biologiche"...) ed in tempi di rinnovate crisi millenaristiche, la ricerca di eroi "classici", idealisti, coraggiosi, audaci e decisi nei loro proponimenti, riuniti assieme per salvare la gente tutta da un male comune ("Dateci un male comune, piuttosto! Qualcosa che riesca a renderci uniti sinceramente") e’ quanto cercato da lettori e spettatori.

Idealismo, coraggio ed avventura, uniti da spirito di corpo (cameratismo) e fiducia.

Nella cavalleria dello spazio di Matsumoto, questi caratteri sono evidenti ed enfatizzati.

E’ impossibile non rimanere coinvolti dalle vicende dei futuribili aviatori (e marinai) de La corazzata Yamato: una storia vecchia di più di due lustri che pare più emozionante di molte roboanti super produzioni contemporanee (oltre che, spesso, molto più poetica) e che farà la gioia di quanti amano cercare nel passato l’origine dei fenomeni (e delle tendenze) affermatesi e riaffermatesi nel presente.

Una serie, insomma, da tutti godibile: tanto dai vecchi appassionati (legati, magari, soprattutto alla serie animata), tanto dai nuovi potenziali lettori (in cerca di un ottimo serial a base di avventure, drammi, pathos ed un pizzico di commedia).

Una serie con ambientazione futura, che fa largo uso dei mezzi messigli a disposizione dalla fantascienza (dall’influenza della tecnologia sui comportamenti umani e sulla salute degli uomini, agli scenari suggestivi e liberi da vincoli di "realismo" della space opera), che tratta temi intramontabili.

Come recita il titolo di questo articolo, una serie a cavallo tra la nostalgia ed il futuro.

 


NOTE

1 Molto interessanti, a riguardo, le osservazioni di Davide Castellazzi (curatore delle collane Planet Manga della Panini) nell’articolo "Attori cosmici - I personaggi di Leiji Matsumoto", inserito in coda al primo volume de La corazzata Yamato.

2 Una piccola segnalazione: a pagina 120 la Yamato appare rovesciata: non è da escludersi la mancanza di spazio fari da usare come riferimento nel mondo immaginario di Matsumoto, e certamente è un’immagine molto suggestiva: va però notato come poche tavole dopo la Yamato appaia nuovamente nel giusto senso.


Mondo- Ultimi arrivi - Autori - Argomenti - Testi in linea - Speciali
Premi della SF - IntercoM rivista - Collegamenti - Ansible