Pochi secondi prima che il camionista
dell'autoarticolato targato Turchia sterzasse nel tentativo di frenare,
sbigottito dallo sbandamento dell'auto sportiva nella corsia di sorpasso,
avevo visto chiaramente gli occhi della donna al volante della station
wagon che avrebbe causato l'incidente.
Mia moglie ed io eravamo diretti verso
il centro città, provenienti dall'aeroporto internazionale di Fiumicino
dove eravamo appena atterrati con un volo Fly & Drive da Heathrow.
Guidavo con precauzione nel traffico intenso ma scorrevole, quando una
vettura in rapido avvicinamento nello specchietto posteriore attrasse la
mia attenzione: era una familiare di fabbricazione svedese guidata da una
donna.
Stavo seguendo un grosso autotreno targato
Long Vehicle, in paziente attesa dell'occasione di sorpassare, perciò
mi presi il tempo di osservare la donna che guidava l'auto in arrivo. Per
i pochi secondi che durò l'allineamento dei nostri finestrini, distinsi
con chiarezza i suoi lineamenti eleganti; la donna ricambiò il mio
sguardo, poi la vettura familiare accostò l'autoarticolato, tallonata
da vicino da un coupé sportiva.
Mi voltai verso Kathy per vedere se si
fosse addormentata, e in quel momento accadde l'incidente. Più tardi
la polizia stradale ricostruì la dinamica dello scontro: la station
wagon aveva frenato bruscamente, disorientando l'auto che seguiva. Il camionista
turco aveva sterzato di riflesso verso la banchina, ma il pneumatico anteriore
sinistro del coupé era esploso in una costellazione di gomma vulcanizzata
e aria compressa.
Frenai d'impulso, sentendo l'urto di un'altra
vettura in coda; pochi metri davanti a noi, il coupé strisciò
contro il guard-rail, sprizzando una vampata di scintille che durò
alcuni secondi, poi urtò a destra contro l'autoarticolato. A questo
punto si sollevò verticalmente, ricadendo con il muso, rimbalzando
e capottandosi più volte come impazzito.
Riuscii ad evitare la collisione contro
il guard rail, ma ricordo le urla di Kathy e una serie di piccoli urti
come su un autoscontro che mi impedirono di mantenere il controllo della
macchina.
Poi tutto si arrestò. Ci eravamo
finalmente fermati di traverso sulla carreggiata, subito dietro l'autotreno;
il coupé giaceva capovolto a pochi metri da noi, mentre pezzi di
modanatura, vetri e copertoni ricadevano sull'asfalto. Più indietro
altre macchine frenavano entrando a collisione in un tamponamento a catena;
la station wagon guidata dalla donna che ci aveva sorpassato era scomparsa
in lontananza, evitando l'urto delle
lamiere.
Ancora eccitato dal flusso di adrenalina,
mi voltai verso Kathy. Mia moglie giaceva abbandonata con gli occhi aperti
contro lo schienale del sedile, ancora allacciata alla cintura di sicurezza,
mentre strisce di sangue le scendevano dalla radice dei capelli fino agli
occhi.
Più tardi, mentre l'oscurità
della notte italiana era rischiarata dalle lampade della polizia e del
soccorso stradale, dovetti attendere sul luogo dell'incidente mentre un'ambulanza
portava Kathy verso il più vicino ospedale. Ero l'unico testimone
oculare oltre al camionista, che parlava solo turco e tedesco, mentre io
riuscivo a esprimermi in un italiano didattico.
Durante tutto il tempo in cui dovetti
ripetere la medesima testimonianza alla polizia, uomini in tuta arancio
lavorarono di fiamma ossidrica sul coupé per estrarne i corpi degli
occupanti. Ero veramente stanco, preoccupato per mia moglie, frastornato
per l'ora tarda, ma quando vidi il volto della donna nella folla dei curiosi
tenuti a distanza dai giovani poliziotti la riconobbi subito: era l'autista
della station wagon che con la sua frenata aveva provocato l'incidente.
Mi spostai fra i frammenti di portiere
e vetri sull'asfalto, avvicinandomi ai curiosi mentre la donna non mi staccava
gli occhi di dosso. Non provai il minimo impulso di indicare la sua presenza
alla polizia: lei sembrava aspettarsi questa mia connivenza perché
non accennò minimamente ad allontanarsi. Il camionista non diede
segno di averla riconosciuta, poi venni richiamato per l'ennesima testimonianza
e i rilievi metrici del caso; ma continuai a vedere la donna della station
wagon nell'assembramento di curiosi della morte altrui che stazionarono
sul luogo dell'incidente fino a notte fonda, quando finalmente mi fu concesso
di recarmi all'albergo che avevo prenotato.
La donna era già andata via.
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