Realtà quantistica
nella fantascienza recente
[Quantum Reality in Recent Science Fiction]

Patricia Warrick

Ancora oggi è controverso cosa sia stato veramente scoperto nella rivoluzione della fisica avvenuta fra il 1900 e il 1930. Le implicazioni filosofiche del cambio di logica dal modello classico a quello quantistico sembrano essere più radicali ancora del passaggio dalla visione medievale della realtà alla fisica newtoniana.

Se si accetta la teoria quantistica, si deve ammettere che la nostra esperienza, il senso comune non sono il solo universo. Ne esistono milioni di altri, alcuni quasi identici al nostro, altri assolutamente differenti, abitati da copie-carbone di noi stessi. E' una realtà strana, sconvolgente, così bizzarra che perfino i fisici che hanno formulato la teoria quantistica trovano difficile accettarla. Essi hanno discusso fra loro, ostacolati dal fatto che la lingua non ha parole per i nuovi concetti. Non sorprendentemente, praticamente nessuno al di fuori di quella cerchia di fisici sapeva che la fisica stava subendo una rivoluzione. La teoria della relatività di Einstein attrasse l'interesse del pubblico, mentre ancora oggi la teoria quantistica e' un termine sconosciuto ai più.

Lo strano mondo della realtà quantistica cominciò a interessarmi negli anni sessanta, quando restai affascinata dalla lettura di Fisica e filosofia di Werner Heisenberg. Egli descriveva una realtà che non avevo mai trovato nella letteratura mainstream contemporanea, né nella science-fiction .Quando negli anni settanta cominciai a studiare seriamente la narrativa di Philip K. Dick, riconobbi in alcuni dei suoi mondi bizzarri la weirdness quantistica conosciuta dai testi di fisica.

Ho continuato la mia ricerca della realtà quantistica nella sf e in questo saggio voglio trattare una mezza dozzina di autori recenti che giocano con i concetti della meccanica quantistica. Forse un titolo più appropriato sarebbe stato "La storia del gatto di Shrodinger" perché quel gatto appare in tante delle storie.

Prima una breve rassegna della rivoluzione nella fisica. Una storia affascinante è legata a questo mitico gatto, che per il fisico tedesco Erwin Shrodinger era contemporaneamente vivo e morto. Egli evocò il gatto per chiarire la differenza tra la realtà quantistica e la nostra esperienza quotidiana. La nostra storia comincia alla fine dell' ottocento, quando i fisici cominciarono a investigare la natura dell'atomo e incontrarono una realtà strana e inaspettata. Le loro scoperte li portarono a sfidare le fondamenta stesse della fisica classica, costringendoli a pensare in modi interamente differenti e alla fine li portò a fondare una nuova visione della realtà basata sulla fisica quantistica. Un gruppo internazionale di fisici lavorò per la ricerca e la formulazione matematica della teoria quantistica. Tra loro c'erano Max Planck, Werner Heisenberg, Niels Bohr, Erwin Shrodinger, Louis de Broglie, Wolfgang Pauli e Paul Dirac. Al principio si spaventarono delle loro scoperte e si chiesero se la natura poteva essere veramente assurda come appariva dai loro esperimenti; perché allora cominciava a emergere una visione della realtà completamente diversa da quella risultante dalla teoria newtoniana a loro familiare.

Il modello newtoniano o meccanicistico è compatibile con la logica del senso comune. Secondo questo modello l'universo è uno spazio tridimensionale, sempre fermo e immutabile. In questo spazio si muovono particelle di materia: piccoli, solidi oggetti da cui è composta tutta la materia. Gli eventi materiali sono ridotti al movimento di punti di materia nello spazio, causato dalla forza di gravità. Newton sviluppò equazioni matematiche per descrivere il moto dei corpi ed esse diventarono la base per la meccanica classica. Queste leggi del moto permettono l'accurata previsione di tutto ciò che accadrà mai nell'universo basandosi su ciò che possiamo conoscere a un certo istante. Questa rigida rete di causa ed effetto portò Piede de (1749-1827) a dichiarare che se davvero la posizione e il movimento di ogni singola particella dell'universo potessero essere conosciute, sarebbe possibile calcolare l'intera storia passata e presente dell'universo. Tutto può essere determinato. Così scompare la visione medioevale dell'universo, secondo cui nel mondo tutto è mistero e magia, e si cominciò a pensare al mondo come a una Grande Macchina. Con abbastanza studio, la scienza poteva determinare esattamente il funzionamento della Grande Macchina, e una volta capito lo si sarebbe potuto controllare. Per ogni effetto, esisteva una causa. Un altro importante punto della fisica classica è che lo scienziato è visto come un osservatore distaccato del mondo fenomenico oggetto del suo studio. Egli è una consapevolezza non partecipante e i fenomeni che osserva non cambiano se lui non è presente.

Alla fine del Seicento questa visione meccanicistica della realtà si era ormai affermata e gli scienziati l'avrebbero accettata per i prossimi duecento anni. Così possiamo capire il fastidio dei fisici quantistici nel ventesimo secolo quando, studiando le particelle subatomiche, emersero i maggiori princìpi della loro nuova teoria. Per esempio uno è il Principio di Incertezza o Indeterminazione di Heisemberg, che afferma che a causa dell' interazione fra l'osservatore e la cosa osservata, ogni misura di un processo fondamentale è affetta da una fondamentale e ineliminabile incertezza.La materia si comporta sia come un'onda che come una particella. Se ne misuriamo una, la misurazione dell'altra diventa impossibile. Possiamo sottoporne una a una misura precisa, ma allora restiamo incerti riguardo all'altra. Inoltre se una particella ha una precisa posizione, essa semplicemente non ha un ben definito momento, e viceversa. Relazioni simili sussistono fra altre grandezze, per esempio fra il tempo durante cui avviene un evento atomico e l'energia coinvolta.

Niels Bohr introdusse il concetto di complementarità per aiutare a capire questa relazione paradossale tra coppie di concetti classici. Secondo Bohr, sia l'immagine della particella che quella dell'onda sono necessarie descrizioni della stessa realtà, ma ognuna presa singolarmente è solo parzialmente corretta. Occorrono entrambe le immagini per rendere pienamente conto della realtà a livello atomico e tutte e due devono essere applicate con le limitazioni del principio di indeterminazione. Il concetto di complementarità è ora una parte essenziale del modo in cui i fisici pensano alla natura.

La fisica quantistica ha altre inquietanti viste sulla realtà. Al livello subatomico la materia sembra avere solo una tendenza ad esistere; gli atomi passano improvvisamente da uno stato quantico a un altro; la materia non è materia discreta nello spazio vuoto come sostiene la fisica meccanicista ma sembra esistere una essenziale interconnessione di tutti i fenomeni atomici. Dato che tutto è interconnesso, il riduzionismo - attuale metodo della scienza tradizionale - fornisce una falsa visione della realtà. In questa realtà concepita come una rete il comportamento di ciascuna particella sembra essere un evento casuale. Si possono fare affermazioni di tipo probabilistico ma non sul comportamento di singole particelle. La teoria quantistica sconvolge perfino la nostra comune concezione dello spazio e del tempo perché dichiara che il tempo non è assoluto ed universale. Relazioni fra eventi come il passato e il futuro diventano dipendenti dall'osservatore. Analogamente lo spazio, mentre non è osservabile come il tempo, tuttavia dipende per la sua esistenza dall'atto dell'osservazione. Così ciò che noi pensavamo come un mondo oggettivo osservato da un soggetto finisce per essere, secondo la fisica quantistica, una creazione del soggetto.

Comincia a emergere una visione della realtà in totale disaccordo con quella della fisica classica. Una ricercatore la chiama weirdness (bizzarria, magia) quantica. Come dice Niels Bohr, "Chi non rimane scioccato quando si avventura per la prima volta nella teoria dei quanti non può assolutamente averla capita ".

Le implicazioni filosofiche della realtà quantistica stanno appena cominciando ad emergere, non sono ancora ben definite. Ma alcuni punti sono degni di nota. Il primo è il carattere dinamico della materia. Tutte le particelle possono trasformarsi in altre particelle. Possono essere create dall'energia e annichilirsi in energia. I concetti della fisica classica del tipo "particella elementare" e " oggetto isolato" non hanno significato. Invece di essere ordinato, stabile e in equilibrio la materia sembra ribollire e rimescolarsi, piena di cambiamento e disordine, in evoluzione. Non è mai statica ma sempre in movimento. La realtà sembra essere una rete di interconnessioni dinamiche e non statiche.

Un'altra implicazione è che tutte le leggi sono creazioni della mente umana. Al contrario, i primi fisici classici erano certi che Dio avesse costruito la natura secondo la legge divina, e Newton pensava che la sua opera più grande consistesse nello scoprire queste leggi impresse nella natura da Dio. I fisici quantistici credono che tutte le loro teorie, comprese le "leggi" da loro descritte sono creazioni della mente umana, proprietà di modelli concettuali della realtà, non la realtà vera. Così il ruolo della consapevolezza umana nel creare la realtà acquista grande importanza. Alcuni ricercatori pensano che la consapevolezza potrebbe essere una parte fondamentale della realtà che noi sperimentiamo, una realtà sviluppata per la prima volta dal matematico John Von Neumann. Forse, abbastanza stranamente, l'universo è portato all'esistenza dalla percezione di coloro che ne fanno parte. Mentre non tutti i fisici quantistici accetterebbero questa posizione, molti sarebbero d'accordo nel dire che la realtà è un'ilusione. Non esiste nessun mondo esterno che noi possiamo osservare, misurare e discutere senza cambiarlo. Isolare ed esaminare ogni pezzetto di realtà dà nella migliore delle ipotesi una visione molto distorta di come funziona la totalità.

Siccome i concetti convenzionali di tempo, spazio e causalità devono essere abbandonati nel pensiero quantistico, dobbiamo abbandonare anche i sistemi di pensiero logico costruiti su questi concetti; bisogna concepire la natura quantica come una natura irrazionale. Forse non è tanto che la natura quantica è irrazionale, quanto che la nostra grammatica e il nostro linguaggio, basati sulla logica del senso comune, sono inadeguati a parlare di essa.

Questo breve sommario del cambiamento di paradigmi intervenuto nella fisica è nella migliore delle ipotesi abbozzato, e senza dubbio incompleto. Per approfondire possiamo leggere qualcuno della mezza dozzina di volumi apparsi sul mercato qualche anno fa. Uno dei primi è stato Il Tao della fisica di Fritjof Capra, che esplora le relazioni tra i concetti della fisica moderna e le idee fondamentali delle tradizioni religiose e filosofiche dell'estremo oriente. Più di recente la seconda ondata di libri ci offre discussioni sulle implicazioni filosofiche di una visione quantistica della realtà. The Reenchantment of the World (1981) di Morris Berman sottolinea che la realtà come è descritta dalla fisica quantistica è strana, mistica e incomprensibile. In Search of Shrodinger's Cat del fisico inglese John Gribbin dà un'eccellente storia ed esposizione della meccanica quantistica. Come fa notare Gribbin il gatto fornisce una metafora per un paradosso della teoria quantistica che altrimenti sarebbe difficile da visualizzare e discutere.

Erwin Shrodinger ebbe difficoltà ad accettare la teoria quantistica perché prospetta un universo senza leggi affidabili ed egli, come il suo amico Albert Einstein, era un determinista che trovava un simile universo difficile da accettare. Egli inventò il suo esperimento immaginario del gatto tentando di dimostrare che la teoria quantistica è difettosa. Shrodinger immaginò una scatola che contiene una fonte radioattiva, un rivelatore che segnala la presenza di particelle radioattive, una bottiglia di vetro contenente un veleno come il cianuro, e un gatto vivo. L'apparato nella scatola è predisposto in modo che il rivelatore resti acceso un tempo abbastanza lungo perché ci sia un probabilità del 50% che uno degli atomi del materiale radioattivo decada e che il rivelatore segnali la presenza di una particella. Se il rivelatore registra un simile evento, in contenitore di vetro viene rotto e il gatto muore; se no il gatto vive. Non abbiamo nessun modo di conoscere in risultato dell'esperimento finché non apriamo la scatola per guardarci dentro; il decadimento radioattivo avviene casualmente e statisticamente parlando è un evento imprevedibile. Nel mondo di tutti i giorni c'è una probabilità del 50% che il gatto morirà e senza guardare dentro la scatola possiamo dire che il gatto è o vivo o morto. Ma ora noi incontriamo la stranezza del mondo quantistico. Secondo la teoria nessuna delle due possibilità si apre al materiale radioattivo, e perciò al gatto, nessuna delle due è reale finché non è osservata. Il decadimento atomico non èavvenuto non avvenuto, il gatto non è vivo morto, finché noi non guardiamo dentro la scatola per guardare cos'è successo. I teorici che accettano la versione pura della meccanica quantistica dicono che il gatto esiste in qualche stato indeterminato, né vivo né morto finché un osservatore non guarda nella scatola. Niente è reale se non è osservato. Shrodinger, naturalmente voleva dimostrare che una teoria che viola così il senso comune deve essere difettosa.

Il paradosso del gatto di Shrodinger attirò l'attenzione dei fisici quando fu pubblicato nel 1935 ed essi in risposta immaginarono altre versioni dell'esperimento immaginario. In alcuni il gatto è sia vivo sia morto, oppure vivo in un universo e morto in un altro.

Il gatto ha stuzzicato la fantasia degli scrittori di fantascienza a partire dagli anni '80. Robert Anton Wilson lo utilizzò per il titolo della sua trilogia Shrodinger' s cat , che è composta da tre opere: The Universe Next Door , The Trick Top Hat e The Homing Pigeons . Un glossario alla fine del romanzo definisce termini della fisica quantistica, come la Catastrofe di Von Neumann, e avverte il lettore che Wilson sta giocando d'immaginazione con le possibilità della realtà quantistica. La trilogia galoppa con ingegno, competenza e follia. E' composta di un caos di particelle - citazioni, concetti della teoria quantistica, cambi di prospettiva, frammentazione della trama - il che crea quella sensazione di mondo quantistico. E giustamente i romanzi sono difficili da riassumere, proprio come i concetti della meccanica quantistica.

"Shrodinger's cat" di Rudy Rucker, pubblicato su "Analog" (1981), si apre con una citazione dell'articolo di Shrodinger del 1935, che descrive il suo esperimento immaginario. La storia racconta di un fisico di Heidelberg e del suo assistente intenti a costruire l'apparato di un esperimento per provare un altro famoso paradosso della fisica, il paradosso di Einstein - Podolsky - Rosen. L'apparato permetterà il viaggio nel tempo, che secondo la meccanica quantistica non è impossibile. Il risultato dell'esperimento del fisico non è né un sì né un no ma uno stato indeterminato. Come si manifesta? Lo scienziato si divide in due teste, una che dice sì e una che dice no. Le teste continuano a dividersi e allontanarsi, finché ciascuna non scompare in un altro universo. Rucker, un matematico, sa di fisica ed è capace di crearci sopra una storia di fantasia. Nel 1983 pubblicò The Sex Sphere, un romanzo basato sull'ipotesi che i mondi paralleli esistono, come affermano alcune interpretazioni della teoria quantistica. E' un divertissement ambientato in Italia, dove dei terroristi rapiscono un fisico anarchico e lo costringono ad aiutarli a costruire una bomba atomica. Poi c'è una sfera chiamata Babs venuta dall'iperspazio che vuole coinvolgere tutto il mondo nel fare l'amore. Essa alla fine porta via il nostro fisico nello spazio di Hilbert - un infinito spazio-tempo dimensionale dove sono catalogati tutti i possibili eventi. The Sex Sphere è un rauco batuffolo di lanugine - vicino al soft-porno - in cui Rucker si diverte a immaginare un mondo di ipersfere, un concetto ripreso da Albert Einstein, secondo quanto spiega nell'introduzione.

Greg Bear gioca con l'idea della meccanica quantistica in una storia pubblicata su Analog , intitolata "Shrodinger's Plague". Egli comincia con la storia del gatto nella scatola, ma lo tira fuori e gli dà una piega diabolicamente inaspettata. La storia si svolge in un laboratorio di ricerca e comincia con un fisico che racconta il famoso esperimento del gatto. Poi spiega dettagliatamente il prossimo esperimento immaginario: è quello di Eugene Wigner , in cui si propone di mettere nella scatola un uomo al posto del gatto. Questo implicherebbe che la consapevolezza umana, che sembra avere una parte fondamentale nel costruire la realtà, risponderebbe immediatamente al decadimento o al non-decadimento del nucleo radioattivo.

Allora il fisico nella storia di Bear spiega ai suoi cinque colleghi ricercatori il prossimo stadio da lui preparato per preparare la storia del gatto. Il suo esperimento non è più immaginario ma reale e l'ha portato fuori dalla scatola. Tantalizzato e stressato dagli incredibili presupposti della teoria quantistica, egli ha deciso di sottoporli a una prova, rubando a un biologo un virus sperimentale che ha un periodo di incubazione di 330 giorni, è altamente letale e si diffonde con il semplice contatto. Egli sviluppa un congegno che, a seconda del decadimento radioattivo, diffonde o non diffonde il virus in una area completamente sigillata. Poi, fa passare i suoi colleghi attraverso l'area. Un mese più tardi rivela loro cosa ha fatto, e che essi possono morire o non morire per il virus in circa 300 giorni. Ora egli ha introdotto un nuovo fattore : non solo la loro consapevolezza della realtà, ma la loro percezione della realtà, perché uno dei fisici è un ipocondriaco. Se egli pensa di aver sviluppato i sintomi ma non ha veramente contratto la malattia, morirà? La breve e incisiva storia di Bear introduce il lettore a uno degli aspetti della meccanica quantistica, il ruolo dell'osservatore, mentre allo stesso tempo solleva una valida domanda sulle percezioni difettose e dimostra inoltre chiaramente la stretta relazione oggi esistente fra fisica, psicologia e filosofia.

Il prossimo gatto nella mia storia è il più recente. In The Coming of the Quantum Cats Frederik Pohl immagina un universo quantistico dove gli universi paralleli esistono ed è normale viaggiare fra di essi. Nel romanzo il lettore segue la vita, o più precisamente le vite, di Dominic DeSota che in un mondo è un fisico quantistico, in un altro è un senatore americano e in un terzo è un agente immobiliare di scarso successo. La maggior parte degli altri personaggi hanno almeno un secondo se non un terzo o quarto sé stessi. Confusione e sorpresa fanno correre il romanzo tra intrighi internazionali, audizioni del Senato e le attività investigative di una spietata agente dell'FBI. La storia termina in un mondo parallelo dove i gatti quantistici, come sono chiamati i viaggiatori dagli altri mondi, portano l'esperienza dei loro mondi di origine per partecipare alla ricostruzione del loro mondo attuale. Ogni tanto uno dei personaggi di Pohl si ferma e offre una spiegazione di qualche aspetto della teoria quantistica. Perfino John Gribbin, fisico ed autore di In Search of Shrodinger's Cat , compare come personaggio minore nel romanzo.

Il gatto di Shrodinger non è il solo stratagemma o idea a trovare posto nella science-fiction contemporanea. Superluminal di Vonda N. McIntyre immagina un universo con viaggi più veloci della luce dove gli esploratori, i cui cuori sono stati sostituiti con macchine, penetrano attraverso sei dimensioni dello spazio. Nel potente climax della trama, un individuo evoluto riesce a irrompere nella settima dimensione. Il romanzo propone che l'individuo deve riuscire a immaginare un nuovo universo e aver fede che esso è possibile, prima di avere alcuna possibilità di trovarlo. Superluminal crea una potente metafora per il viaggio mentale che deve precedere ogni incursione nella comprensione del nostro universo materiale. Ciò che l'occhio vede è determinato da ciò che la mente percepisce.

Le opere appena citate non sono le prime a usare i concetti della meccanica quantistica. Un piccolo numero apparve prima degli anni '80, e il primo in assoluto è The Legions of Time di Jack Williamsons, pubblicato nel 1938. Oggi Williamson ricorda che negli anni '20 era un avido lettore di articoli scientifici. Lesse per la prima volta della relatività di Einstein nell'Enciclopedia Britannica e il risultato fu una prima storia di viaggi nel tempo pubblicata su Astounding nel 1931, intitolata "The Meteor Girl". Continuando le sue letture incontrò la meccanica quantistica e l'idea per The Legions of Time era pronta. E' una storia sui mondi paralleli in cui Williamson fa spegare al suo protagonista cosa l'ha ispirato a inventare la sua macchina del tempo:

" Il tempo e' sempre stato una sfida per me . Quando vivevamo in un semplice continuum a quattro dimensioni ( e la quarta era il tempo ) la sua conquista sembrava ingannevolmente semplice - forse attraverso qualche applicazione della dinamica newtoniana Classica ."

" Ma arrivò Max Planck con la sua teoria quantistica , de Broglie e Shrodinger con la loro meccanica ondulatoria , Heisenberg con la sua meccanica matriciale. Ogni nuova scoperta sembrava complicare la struttura dell'universo - e il problema del tempo. "

" Con la sostituzione delle onde di probabilità alle particelle concrete le linee degli oggetti attraverso il mondo non erano più i sentieri semplici e stabiliti di una volta. La geodesica ebbe un infinito proliferare di possibili branche, secondo i capricci dell' indeterminazione subatomica."

Quando Larry Niven, trent'anni più tardi, specula sulla proliferazione di possibili derivazioni che portino a mondi alternati, egli intitola la sua storia "All the Myriad Ways". Il tenente investigatore Trimble riflette sui "continui dividersi e dividersi, un megauniverso di universi, milioni di più ogni minuto . . . la divisione dell'universo ogni volta che qualcuno prendeva una decisione. Divisione, ogni scelta mai fatta poteva risolversi in entrambi i modi. Ogni scelta fatta da ogni uomo donna o bambino sulla Terra si riversava sull'universo della porta accanto."(cap. 1). Le speculazioni filosofiche di Trimble sono interrotte da una ondata inspiegabile di suicidi e crimini che deve cercare di risolvere. Egli sospetta che siano legati alla Crosstime Corporation, che ha recentemente realizzato delle navi capaci di raggiungere gli universi delle scelte alternative. Con un simile viaggio, la razionalità e la logica di causa-effetto devono essere scardinate. Alla fine Trimble trova le sue risposte avendo una visione di se stesso in una infinita serie di Trimble, ogni immagine leggermente differente. Essi sono tutti i Trimble alternativi nella miriade di universi. E conclude: " 'omicidio casuale, suicidio casuale, crimine casuale. Perché no? Se gli universi alternativi esistono, allora causa ed effetto sono un'illusione. La legge delle medie è una frode. Tu puoi fare tutto, e uno dei tuoi omologhi lo farà, o l'ha già fatto' "(cap.10).

Pochi anni più tardi David Gerrold si fa pensoso e filosofico quando in The Man Who Folded Himself si chiede: se gli universi paralleli esistono veramente, qual'è il ruolo della coscienza e del libero arbitrio nel determinare dove, tra tutti quegli universi, esisterà effettivamente l'individuo? Questo romanzo non è di hard sf; Gerrold ha una cultura umanistica. Ma è ingegnoso e intelligente quando specula sulle implicazioni di una realtà indeterminata come è definita dalla meccanica quantistica.

Proprio un anno più tardi Ursula Le Guin pubblicò una storia bizzarra che gioca sull'irrisolvibile scissione fra il modello deterministico della realtà e il modello quantistico. La storia si intitola "Shrodinger's Cat" e coinvolge un gatto, un cane, e un narratore che abita uno strano universo - potrebbe essere benissimo un inferno a cui alcuni sono condannati dalla nascita dal loro Dio Puritano. Chi legge non può essere certo/a, come non può essere certo/a se il narratore è un uomo o una donna, del destino del gatto alla fine della storia, o di come è possibile la predestinazione in un mondo di indeterminazione quantistica. Il cane, che potrebbe anche essere un uomo, prova a parlare al narratore duplicando l'esperimento di Shrodinger - mettendo il gatto in una scatola insonorizzata dove sarà ammazzato da un'arma se durante un intervallo di cinque secondi viene emesso un fotone. Quando il narratore, preoccupato per il gatto, si oppone, il cane replica:

" Non vedi come questo sia centrale per tutta la teoria quantistica? Prima del Tempo Zero tutto il sistema è chiaro e semplice. Ma dopo il Tempo Zero tutto il sistema può essere rappresentato solo con una combinazione lineare di due onde. Non possiamo prevedere il comportamento del fotone, e così, una volta che si è comportato in un certo modo, non possiamo prevedere lo stato del sistema che si è venuto a creare. Non possiamo prevederlo! Dio gioca ai dadi col mondo! Così si è elegantemente dimostrato che se tu vuoi certezza, devi creartela da te ! "
Quando il narratore esita ancora, il cane scoppia in lacrime, spiegando di non potere sopportare la terribile incertezza, di dover avere delle certezze. "Tutto ciò che voglio è certezza. Sapere per certo che Dio davvero gioca a dadi col mondo".

Il gatto entra nella scatola e poco dopo, quando il coperchio viene aperto, il gatto è sparito. Il cane alza la testa e vede, sconvolto, il tetto della sua casa venire aperto da qualcuno (come in un gioco di scatole cinesi) e la luce cade dall'alto.

Uno strano finale per una strana storia. Cos'è portato a pensare il lettore: che noi nel nostro mondo siamo un esperimento in una scatola per un altro sperimentatore che vuole avere certezza? Forse sì, forse no. E' incerto.

Le storie appena esaminate sono interessanti, ma sono minori rispetto alle opere di due scrittori che primeggiano su tutti gli altri nelle loro esplorazioni immaginarie di un universo quantistico. Questi autori hanno background e approcci molto differenti, ma sono complementari nel dare al lettore un'idea del mondo quantistico. Sono Philip K. Dick e Gregory Benford; uno è essenzialmente un poeta in prosa e l'altro è un fisico. Leggerli entrambi dà una migliore immedesimazione e una migliore comprensione di un cosmo quantistico di quanto possano fare singolarmente. Dick usa costantemente il metaforico per raffigurare la realtà. Benford invece descrive realisticamente il fisico che compie la ricerca che porta alla visione della realtà ipotizzata dalla scienza contemporanea.

Gli universi fantastici di Dick sono spesso considerati weird e bizzarri, esattamente gli stessi termini usati dai fisici per descrivere la realtà quantistica. I suoi più grandi romanzi sfruttano punti di vista multipli, ogni personaggio vede un universo differente, esprimendo così la conapevolezza di Dick che l'osservatore partecipa alla creazione dell'universo in cui vive. Due suoi romanzi, The Three Stigmata of Palmer Eldritch e Ubik , creano una realtà molto simile a quella delle particelle subatomiche secondo le teorie quantistiche. I mondi appaiono e scompaiono, la causalità è scomparsa, il tempo scorre avanti e indietro, la consapevolezza crea la realtà. Dick, pur non essendo un fisico, era ben a conoscenza della fisica quantistica, avendola incontrata nelle sue letture di Carl Jung, che a sua volta era amico ed era influenzato dal fisico Wolfgang Pauli. In un discorso svagato, a tratti caotico pronunciato a Metz nella Science Fiction Convention del 1977, Dick discusse a lungo la sua teoria delle realtà alternative. Sollevò una domanda:

E se esistesse una pluralità di universi sistemati lungo una specie di asse laterale, cioè ad angolo retto rispetto al flusso del tempo lineare?

Diciamo, tanto per divertimento, che esistono davvero. Allora, come sono uniti uno all'altro, ammesso che lo siano? Per esempio, sono assolutamente separati l'uno dall'altro o si sovrappongono? Se esistono, e davvero si sovrappongono, allora noi potremmo, in un senso traslato ma molto reale, abitare diversi di essi in varie fasi di un dato tempo.

Dick prosegue proponendo che forse le nostre impressioni soggettive del mondo differiscono perché noi abitiamo universi differenti, solo parzialmente sovrapposti. Poi avanza l'ipotesi che possano esserci infiniti universi sovapposti e che sia possibile spostarsi da uno all'altro, ricordando di aver utilizzato questa possibilità in The Man In the High Castle , dove Mr. Tagomi, verso la fine del romanzo, cade per un breve tempo nel nostro mondo e poi ritorna al suo mondo alternativo in cui la Germania e il Giappone hanno vinto la guerra.

Nella sua discussione sui mondi paralleli nel discorso a Metz (non pubblicato) Dick si sofferma particolarmente su Ubik perché lo considera la sua più completa esplorazione di questo tema. Joe Chip, come risultato dell'esplosione di una bomba, cade in una realtà alternata dove egli non può sapere se è vivo o morto. Questo mondo alternato è instabile, continuamente torna indietro nel tempo e sparisce. Solo la bomboletta spray di Ubik può assicurargli che la realtà non svanirà. Negli anni seguenti il pensiero di Dick sulla realtà si evolse e infine divenne Dio, il potere che assicura che l'umanità possa condividere una realtà comune. Senza un simile potere, ogni individuo sarebbe intrappolato e isolato nel suo universo privato.

Dick giunse a credere sempre di più che l'intelligenza umana è sulla via di compiere un balzo evolutivo che avrebbe prodotto un nuovo tipo di processo mentale, che avrebbe superato la dicotomia logico/intuitivo del cervello bimodale attuale. Probabilmente stava cercando di raffigurare questo modo di pensiero nel suo ultimo romanzo, The Owl in Daylight , che era incompiuto alla data della sua morte, nel 1982.

Infine, concludiamo la nostra rassegna con le opere di Gregory Benford, i cui mondi immaginari ci mostrano il fisico moderno al lavoro cercando di capire la realtà quantistica. Timescape e Artifact sono due ottimi romanzi nel genere della sf hard, e in entrambi le teorie di fisica delle particelle sono parte essenziale della trama. In Timescape , che ha vinto il Premio Nebula, gli oceani della Terra della fine del ventesimo secolo sono minacciati da una crescita abnorme di plancton. Dei fisici del Cavendish Laboratory a Cambridge (quella in Inghilterra), tentano di sviluppare una tecnica per mandare tachioni (particelle più veloci della luce) indietro negli anni '60 per avvertire dell'imminente disastro ecologico. Dei fisici all'università della California - La Jolla alla fine ricevono il messaggio. I tachioni sono particelle teoriche che non sono mai state trovate, così Benford viola la fisica contemporanea immaginando la loro esistenza. Eccetto che per questa unica ipotesi, il romanzo raffigura il vero mondo della fisica oggi e dà al lettore un'eccellente idea di come si fa scienza.

Anche Artifact dà al lettore un'accurata immagine della attuale fisica delle particelle tranne che per poche ipotesi assunte che non sono ancora state provate, anche se non ci sono prove che siano false. Benford include una "postfazione tecnica" [assente nell'ed. ital. Nord] in cui descrive l'attuale stato delle conoscenze nella fisica delle particelle e poi elenca le ipotesi non ancora provate che ha usato nella creazione del suo mondo immaginario. Benford mi ha recentemente riferito che la postfazione è stata ben accolta dai lettori, e che anche a lui piace la disciplina che essa impone al romanzo e che sottolinea ai lettori. Commenta: " per me, la difficoltà forse più interessante per gli scrittori di hard sf è l'estetica nell'aggirare o anche contraddire alcuni pezzetti di fisica conosciuta, quando è necessario per la trama, i personaggi o perfino per il simbolismo. Questo fa riconoscere chiaramente la perpetua tensione fra l'elemento drammatico e l'elemento scientifico nel genere: in modo produttivo, io credo. "

Artifact combina l'archeologia greca - un'esplorazione del passato - con le possibilità della fisica delle particelle - un'esplorazione del futuro? Clare Anderson, un'archeologa che studia le tombe Micenee, trova uno strano manufatto: un cubo di granito con uno strano cono d'ambra su una faccia. Quando un archeologo greco cerca di attribuirsi il merito della scoperta, Clare ruba il cubo e lo riporta al MIT per studiarne le strane proprietà. Studiandolo, i fisici scoprono che contiene una potentissima energia e può esplodere con più potenza di una bomba atomica. L'archeologo greco arriva a Boston per reimpossessarsi del manufatto. La trama è piena di tensione e sorpresa: un vero thriller. Ma strada facendo il lettore raccoglie anche nozioni fondamentali sulla fisica delle particelle.

In una recente lettera a me (Luglio 1986) Benford parla di come nel ventesimo secolo c'è stato il passaggio dal modello classico al modello quantistico e del suo significato come soggetto per l'esplorazione da parte dello scrittore di fantascienza. Dice:

Il maggior problema nella hard sf era per decenni come ridurre l'enorme scala degli eventi astronomici a misura dell'uomo e della durata della sua vita. Gli effetti quantistici ribaltano la situazione : la realtà diventa strana e interessante (fuzzy) soltanto su scala atomica. Il programma di Dick era di abbozzare indirettamente questi eventi imprevedibili e questo umore contraddittorio. Io ho cercato di vedere dove la fisica moderna permette di mostrare questi effetti quantistici in scala umana.

Timescape usò le analogie quantistiche dell'onda e del tempo, facendo andare le onde cicliche dal passato al presente e viceversa e applicando poi un principio quantistico ( essendo necessario che l'onda sia ciclica, e poi si biforchi quando altrimenti risulterebbe un paradosso).

Artifact prese l'ultima novità della fisica delle particelle e chiese cosa sarebbe successo alla scala di chilometri a cui siamo abituati . Incredibilmente, le recenti prove a sostegno di una quinta forza sono molto vicine a quello che avevo sviluppato nel romanzo; anche se in realtà è più debole, ha comunque dimensioni dell'ordine del chilometro).

Inoltre, direi che il bello viene proprio quando si tratta di raffigurare il comportamento della mente umana alle prese con categorie incompatibili con i paradigmi scolpiti (hardwired) nel nostro cervello. I fisici possono accontentarsi di dire: " Be' , finché abbiamo le equazioni non c'è bisogno di una spiegazione. Ma per i profani il discorso cambia . Così in un certo senso ora la scienza viene spiegata da non scienziati, o meglio questi cercano di evocare l' oscuro modo di pensare necessario per comprendere ciò che le equazioni si limitano a descrivere.

Questo è un compito che solo la fantascienza si è assunta. Il suo programma è di gran lunga più dettagliato e specifico dei tentativi occasionali della letteratura mainstream .

In conclusione, dopo aver esaminato i romanzi e i racconti che esplorano la realtà quantistica , possiamo chiederci cosa c'è al di là del gatto di Shrodinger. Questo animale paradossale ha richiamato l'attenzione sullo strano mondo della fisica delle particelle, e certamente la storia del gatto è stata raccontata spesso nella recente sf. Ma molte altre storie sulle teorie quantistiche aspettano di essere raccontate e fornirebbero fertile materiale per gli scrittori. Il modello quantico della realtà esige una radicale ristrutturazione delle nostre idee sul cosmo, e la sf offre all'immaginazione il migliore strumento per una esplorazione non matematica delle possibilità.

La storia non finisce qui.



Patricia Warrick: "Quantum Reality in Recent Science Fiction", Extrapolation 4/28, pp. 297-309.
Trad.italiana di Vittorio Barabino, IntercoM #132/133 

Greg Knauss,
La scimmia di Schrödinger
Greg Egan
Quarantine