Fahrenheit 451

LIBRI

Greg Bear, / SLANT
Philip K. Dick, L’UOMO DAI DENTI TUTTI UGUALI
Robert Silverberg, GLI ANNI ALIENI
a cura di Mark Abrahams, LA SCIENZA IMPOSSIBILE
a cura di Franco Forte e Ubik, I MONDI DI DELOS
Dan Simmons, LA CADUTA DI ENDYMION
Greg Egan, PERMUTATION CITY
a cura di Alice K. Turner, LA FANTASCIENZA DI PLAYBOY
Valerio Evangelisti, METALLO URLANTE
Connie Willis, IL FATTORE INVISIBILE

FUMETTI

OLTRE IL TEMPO E LO SPAZIO - IL DIVORATORE DI MONDI, Nathan Never 97 - 98
LA VENDETTA DI SELENA, Nathan Never 99

 

Greg Bear
/ SLANT
(/ Slant, 1997)
Milano, Editrice Nord, 1998
(pagine 480, L. 26.000, traduzione di Gianluigi Zuddas)

Bello e con poche concessioni alla spettacolarità questo romanzo che è il seguito di La regina degli angeli, apparso sempre per l’Editrice Nord. La nanotecnologia diventa finalmente protagonista in questa ponderosa storia da leggere con cura, in cui non sempre i personaggi fanno ciò che possiamo aspettarci da loro: i cattivi NON fanno una fine atroce, le spiegazioni del mistero non sono dettagliate e a prova di americano (fruitore poco smaliziato), anzi il percorso è disseminato di indizi che poi il lettore deve rielaborare. Forse il risultato potrebbe rivelarsi piuttosto indigesto per l’italiano medio, dal palato piuttosto grezzo: peccato, perché il romanzo è una miniera di idee e di coerenza narrativa. Mary Choy, la protagonista del precedente "Queen of Angels" che si è trasferita al corpo di polizia di Seattle (il grunge colpisce anche in sf?), alterna la voce narrante con altri co-protagonisti, fra i quali Martin Burke che già conosciamo. La vicenda prende l’avvio da un omicidio plurimo, ma invece di continuare sulla traccia della detective story segue il filone della teoria del complotto, piuttosto popolare oltre oceano da Pynchon in poi: una congiura di aristocratici conservatori rischia di smantellare alla base i fondamenti della società del XXII secolo, costruita sulla terapia mentale e sulla stabilità psicofisica, ottenuta anche grazie a un continuo monitoraggio mediante bio-nano-tecnologie. Il profilo dei personaggi è sempre estremamente ricco malgrado non si scada in uno psicologismo d’accatto. Un "Bravo!" a Greg Bear.
Franco Ricciardiello

Philip K. Dick
L’UOMO DAI DENTI TUTTI UGUALI
(The Man Whose Teeth Were All Exactly Alike, 1960)
Milano, Fanucci, 1999
(pagine 315, L. 16.000, traduzione di Vittorio Curtoni)

In questo romanzo mainstream di Dick del 1960, pubblicato postumo nel 1984, non troviamo molte delle caratteristiche che siamo soliti trovare nei romanzi SF del Nostro.
Di questi rimane solamente quel risentimento di fondo che li pervadeva, che qui risulta molto più marcato.
Come nota giustamente Dario Voltolini nella postfazione "Scontri", la narrazione procede lenta, senza quei picchi che contraddistinguono la narrativa SF: "Il cristallo dei rapporti agonistici fra le varie parti in gioco...ruota lentamente. Non ci sono accelerazioni nella corsa verso il buio, così come (meglio: quindi) non ci sono rallentamenti." (pag.313).
Il pessimismo di fondo di Dick si esplica in questo romanzo con maggiore virulenza rispetto ai suoi romanzi di SF, dove viene invece alleggerito da mirabolanti invenzioni e trovate, che lo stemperano alquanto: "...la possibilità dell’orrore alla fine diventerà in un modo o nell’altro la realtà dell’orrore....l’orrore è una caratteristica del futuro,del luogo in cui tutti stiamo andando." (idem).
Solo in un'occasione Dick accenna alla fantascienza e lo fa per sottolineare il disprezzo da parte delle persone comuni, che dovette sopportare per il fatto di essere uno scrittore di SF: "L’anno prima,come scherzo del club, Dombrosio aveva preparato maschere e costumi da invasori spaziali, persino un disco volante che Timmons aveva trasportato col camion a Drake’s Landing. Di notte avevamo scaricato in mezzo a un pascolo i costumi e le maschere, armati delle pistole spaziali comperate al drugstore, in quattro avevamo salito i gradini esterni della casa dove si radunavano gli ufologi.
(...)
Ma io nutro solo disprezzo per quei fanatici dei dischi volanti" (pag.82).
In un certo senso si potrebbe considerare SF anche questo romanzo: ha il suo bravo novum, anche abbastanza originale; vi si immagina, infatti, che l’uomo di Neanderthal sia giunto fino a noi attraverso i secoli ("Allora negli uomini del giorno d’oggi potrebbe esserci sangue Neanderthal." (pag.85)), ma questa idea regge da sé fino ad un certo punto, poi subentra la sospensione del giudizio, fra un’ipotesi razionale ed una fantastica.
In un certo senso si ha una sorta di ribaltamento: se solitamente nel reale si viene ad inserire un’ipotesi fantastica, ponendo il/i protagonisti nella sospensione del giudizio (così come il lettore), qui accade, appunto, l’inverso.
Da un punto di vista psicologico, è molto evidente che qui Dick ha riversato molto del suo risentimento nei confronti di tutte quelle persone che, per un verso o per l’altro, lo irridevano:""Si può capire dai denti che tipo di retroterra abbia una persona. Se hanno denti storti, nessuno se ne accorge, e tanto meno si pensa di spendere migliaia di dollari per raddrizzarli." (pag.141). Il tema di fondo, infatti, è quello del razzismo, così fortemente vissuto negli States.
In questo romanzo si trova anche la tematica della precarietà dei rapporti di coppia, sentiti con tutta l'importanza che hanno effettivamente, ma non vissuti bene, pienamente.
Per quanto riguarda lo strano titolo, deriva semplicemente da un riferimento alla dentatura dei Neanderthal, alquanto differente dalla nostra: "I denti sono un tutto unico, indifferenziato...I denti sono tutti esattamente uguali!" (pag.186).
Al momento le opere del Nostro che rimangono ancora da tradurre restano veramente poche, anche in ragione dell’annunciata uscita di In Milton Lumky Territory per i tipi della Feltrinelli.
Marcello Bonati

Robert Silverberg
GLI ANNI ALIENI
(The Alien Years, 1998)
Milano, Mondadori, Urania 1360 - 1362, 1999
(pagine 510, ogni volume L. 5.900, traduzione di Cecilia Scerbanenco)

Ecco la traduzione dell’ultimo romanzo di Silverberg che non delude, ma rimane di quell’ottima qualità alla quale il buon Robert ci ha ormai da anni abituati.
Ed è, basilarmente, un’innovativa ripresa del tema iper-classico dell’invasione aliena.
In estrema sintesi, infatti, narra dell’arrivo di alieni che sono talmente tanto alieni da assoggettare, sconvolgere e sottomettere l’Umanità, senza mai, neppure rivolgersi ad essa in un qualsivoglia modo.
Per poi andarsene via come se ne andrebbero degli Dèi, in un’epopea che si estende nel tempo per una cinquantina d’anni.
Silverberg ci racconta, in questo scenario, una storia intensa, struggente, di amori, passioni, odi, di Resistenza e rassegnazione, che riesce a toccare assai spesso quelle fatidiche corde riposte del nostro animo.
Nonostante le cinquecento e più pagine la sua storia rimane sempre compatta, mantiene la stessa intensità, raggiungendo un risultato assolutamente non banale.
Verso la fine, nell’ottavo capitolo, Silverberg si svela in una veste decisamente insolita, quella di scrittore cyberpunk, che ci porta in una lunga e ben condotta scena di navigazione nelle lande elettroniche del cyberspazio.
Il romanzo mantiene questa sua compattezza nonostante derivi dall'unione di più racconti separati e in alcuni casi già editi (come ad esempio "Bellezza nella notte" (Beauty in the Night), "Il racconto del venditore di indulgenze" (The Pardoner’s Tale)).
Marcello Bonati

a cura di Mark Abrahams
LA SCIENZA IMPOSSIBILE - il meglio degli "Annals of Improbable Research"
(The Best of Annals of Improbable Research (AIR), 1998)
Milano, Garzanti, 1999
(pagine 378, L. 32.000, traduzione di Sylvie Coyaud)

"Proprietà endocriniche della tiotimolina risublimata", pseudo-articolo semiserio scritto da Isaac Asimov nel 1948 per illustrare le proprietà chimiche ed il comportamento di una sostanza inventata, è un esempio di articolo che si potrebbe leggere su AIR. AIR (Annales of Improbable Research, Annali della ricerca improbabile; per i più curiosi, è reperibile in internet al’indirizzo http://www.improbable.com dove ci si può iscrivere al supplemento mensile gratuito mini-AIR) è una originale rivista statunitense, fondata e diretta da Mark Abrahams a partire dal 1991, come ideale prosecuzione del Journal of Irreproducible Results codiretto da Abrahams e da Alexander Kohn, che pubblica divertenti articoli, speculazioni, curiosità che mostrano il lato giocoso e divertente della scienza.
Questo volume raccoglie il meglio dei suoi primi cinque anni di esistenza: su AIR potete leggere articoli in cui il metodo scientifico viene applicato per studiare fenomeni assurdi (nel libro viene riportata una ricerca tesa a verificare il comportamento aerodinamico delle patatine Pringles di vari aromi e delle loro imitazioni: effettuati vari lanci dello stesso tipo di patatina, i risultati ottenuti sono raccolti e posti su grafici che permettono il confronto tra i diversi tipi), articoli in cui il metodo e la terminologia scientifica sono applicati a situazioni palesemente errate (come l’articolo in cui i camion articolati vengono descritti e studiati come se fossero una nuova specie di insetti; o l’analisi del dinosauro di peluche Barney, personaggio televisivo statunitense che viene studiato come se fosse un essere vivente), resoconti di ricerche scientifiche assurde o divertenti effettuate realmente (come l’articolo sullo scienziato giapponese che sezionando delle rocce ha scoperto i fossili di specie estinte di ominidi, cavalli, draghi delle dimensioni di 10-15 millimetri; o lo studio che ha dimostrato l’inutilità dell’elettroshock nella cura del morso di serpente a sonagli, in cui l’elettroshock con cui la persona colpita è stata "curata" si è rivelato più dannoso del morso stesso), divertenti dissertazioni sulla scienza e sul suo mondo (l’articolo Come scrivere un articolo scientifico o Come attirare l’attenzione...) e ancora lo stato di iniziative divertenti atte a mostrare il lato caloroso, buffo, giocoso dell’ambiente scientifico (come i premi Ig Nobel, che si pongono in antitesi al più ufficiale Nobel, per decorare ricerche scientifiche con un risvolto curioso o divertente; o il Progetto ARIosi 2000, rassegna di tutti gli usi del numero 2000 in aggiunta al nome di un prodotto, un’iniziativa che viene spiegato così: "Quell’afferrarsi collettivo al 2000 è uno dei più giganti specchi per le allodole del mondo...").
La lettura di questo volume dovrebbe risultare particolarmente piacevole all’appassionato di fantascienza per lo stretto legame con la scienza tipico della narrativa di questo genere letterario. Le speculazioni scientifiche degli scrittori di fantascienza (come ad esempio la descrizione di forme di vita aliene non esistenti, le inventate applicazioni della realtà virtuale, dell’informatica, di estremi concetti scientifici per l’esplorazione spaziale), parallelamente a quanto si propone AIR, non fanno altro che mostrare la duttilità e la versatilità della scienza, contribuendo ad avvicinare al suo mondo chi di primo acchito lo considera troppo serioso o inaccessibile.
Marco Mocchi

"Annals of Improbable Research" (AIR) è una rivista statunitense che si occupa di scienza da un punto di vista molto particolare: mette alla berlina metodologie e ricerche, obiettivi e figure di ricercatori. Tutt’altro che anti-scientifica, AIR è una pubblicazione satirica che insegna a ridere della scienza, ma con spirito costruttivo: ci dice ad esempio il curatore che l’articolo "Storia naturale del camion articolato", in cui il TIR viene visto come una forma di vita, è risultato in grado di scatenare la curiosità di giovani studenti altrimenti apatici nei confronti delle materie scientifiche. La raccolta riporta articoli autentici apparsi sulla stampa specializzata, sugli argomenti più improbabili (leggere per credere Trasmissione della gonorrea da bambola gonfiabile o Inefficacia dell’elettroshock per curare il morso di serpente a sonagli o meglio ancora l’irresistibile Il laboratorio dei fossili Okamura), come pure pezzi composti appositamente a scopo satirico, alcuni dei quali irresistibili: Formaggio a fusione laser e Effetti terapeutici del bacino sulla bua, o lo straordinario La tassonomia di Barney. Si respira in generale, più una discutibile atmosfera goliardica che risulterebbe troppo amerikana, un amore viscerale per la scienza, che si esprime in un forma epistemologicamente innocua ma molto interessante se in grado di stimolare l’interesse di chi considera la scienza una disciplina intellettuale arida. Ad ogni modo, chiunque si interessa di ricerca scientifica – e perché no, di fantascienza – dovrebbe fare un giro da queste parti. Per prova, affacciatevi al sito di AIR: www.improb.com e www.improbable.com. E tutto ciò, badare bene, malgrado l’edizione italiana sia poco curata. L’esempio del titolo è macroscopico: un assurdo "La scienza impossibile" in copertina, e il più corretto "La scienza improbabile" nel frontespizio della pagina interna. Seguono varie imprecisioni, come i nomi dei quark, tradotti "a senso".
Franco Ricciardiello

A cura di Franco Forte e Ubik
I MONDI DI DELOS - Nuovo Millennio n° 1
Milano, Garden Editoriale, 1999
(pagine 288, L. 8.900)

L’attuale panorama delle pubblicazioni da edicola dedicate alla fantascienza è abbastanza desolato: trascurando i fumetti (tra i quali vogliamo comunque citare Nathan Never della Bonelli e PK della Disney), al monopolio delle testate Mondadori - Urania, Urania Classici e Millemondi (testate che dopo il cambio di formato e una crisi iniziale, sembrano attraversare un buon momento per quanto riguarda la qualità delle proposte) - si affiancano solo la troppo specializzata Rivista di Star Trek e qualche sporadica iniziativa (come i libri supplemento alla rivista Avvenimenti).
Da qualche mese si è aggiunta a questi titoli una nuova collana, Nuovo Millennio curata da Ubik (suggestivo pseudonimo dietro al quale probabilmente si cela Franco Forte), che si vuole affiancare alle collane già esistenti puntando "con forza e convinzione sul prodotto nazionale", su quella narrativa fantastica italiana per la quale gli appassionati lamentano poca attenzione: coerentemente con tale dichiarazione di intenti la collana viene inaugurata da un’antologia di racconti di autori nostrani tratti dalla rivista telematica Delos.
In questo primo numero viene fatta un po’ di confusione sull’impostazione che avrà la collana stessa. Nell’introduzione leggiamo: "Nasce una nuova collana da edicola dedicata alla fantascienza. O meglio, alla narrativa del fantastico in generale, dalla fantascienza classica all’horror all’heroic fantasy"; confusione che si manifesta anche in questa antologia, che è sottotitolata "i migliori racconti di fantascienza pubblicati in Internet", ma presenta, come specificato sia nell’introduzione al volume che nelle brevi prefazioni ai racconti, racconti di fantascienza classica, racconti horror o con atmosfere noir e più in generale fantastici. E’ vero che fantasy, horror, fantascienza... sono tutti sottogeneri della narrativa del fantastico, ma restano comunque generi ben distinti, con i propri canoni e le proprie strutture: è bene ricordarlo anche quando ci si trova davanti a racconti o opere ai limiti dei generi e di difficile classificazione. Nuovo Millennio è comunque al primo numero: speriamo allora che con le prossime uscite questa collana riesca a definire in modo più chiaro i propri intenti e il proprio campo d’azione.
Indipendentemente dal genere di appartenenza, i racconti presentati sono comunque tutti di un buon livello qualitativo: in un’antologia così eterogenea è inevitabile la presenza di "alti e bassi", (dipendenti magari dalla sensibilità del singolo lettore), ma la sensazione generale è che, pur mancando punte di eccellenza e piccoli capolavori, ci si trovi di fronte ad una buona narrativa, sia per quanto riguarda la forma estetica che per il contenuto.
Sul mio podio personale salgono a parimerito quattro racconti: "Lacio Drom" di Francesco Grasso, che con il suo stile lucido esplora il delicato tema della tolleranza (con un originale parallelo Rom - mutanti); "Monoguerra" di Milena Debenedetti, che racchiude in poche pagine molti temi della fantascienza classica legandoli in modo originale e personale nel racconto che "osa" di più dell’intera antologia; "Il cimitero degli elefanti" di Mauro Franzin, racconto surreale in cui l’autore costruisce l’atmosfera più suggestiva dell’antologia con un prosa molto personale e "Seconda giustificazione: la macchina", complesso e profondo racconto di Enrica Zunic, con una moltitudine di significati.
Uno dei criteri di scelta dei curatori è stato probabilmente la narrazione scanzonata e ironica, protagonista di molti racconti: "Libero come un uccello" di Federico Gattini, che ripercorre una particolare situazione dei tempi d’oro dei Beatles; "Splatter" di Roberto Beccalli, feroce satira sulle conseguenze disastrose dei palinsesti televisivi a cui siamo abituati; "Ma come si può uccidere così un amore", racconto del 1982 di Lanfranco Fabriani che viene qui riproposto (insieme ad altri due racconti non recenti, "Fiori di cartapesta" di Remo Guerrini e "Dove muore l’Astragalo" di Livio Horrakh); "Giuro" di Andrea Colombo, divertente horror che dimostra quanto terribile può essere un bambino e "L’Apocalisse può attendere" che ci mostra il lato sarcastico di un Vittorio Curtoni di fine millennio.
In contrapposizione a questa ci sono le cupe atmosfere cyberpunk di "Beethoven Blues" di Pier Luigi Ubezio, "Yogurt Trip Girl" i Giovanni Polesello, "Violet Blu" di Alberto Cola; l’originale e arabeggiante "Povero Angelo" di Luca Masali; le atmosfere tristi di "Fiori di cartapesta" di Remo Guerrini, "Nelson, nel bianco" di Enrico Fovanna, "Dove muore l’Astragalo" di Livio Horrakh e "Le ultime notti di Joe Smalto allo specchio"; la densa atmosfera sospesa di "Elmo Superotto Autovox", bel racconto di Giovanni Burgio e la surreale vicenda di "Una rotta per Asintote" di Antonio Piras.
Dalle statistiche in calce alla breve storia di Delos (di Luigi Pachì e Silvio Sosio) che chiude il volume, sappiamo che questi 19 racconti sono stati selezionati tra i 94 pubblicati da Delos nei primi 43 numeri (sarebbe stato interessante sapere il numero di pubblicazione di ogni racconto per poter valutare l’evoluzione dei gusti dei lettori e dei criteri di scelta per la pubblicazione in rete) a testimonianza del buon lavoro fatto da Luigi Pachì e Silvio Sosio, che hanno costruito e portato avanti con determinazione questa fanzine che, acquistando credibilità di numero in numero, ha contribuito ad aumentare la vitalità della narrativa fantastica italiana e di Franco Forte che - con l’aiuto in un secondo tempo di Emiliano Farinella - ha saputo far fruttare al meglio gli autori più promettenti.
Il secondo numero di Nuovo Millennio, contenente un romanzo a quattro mani e alcuni racconti di Luigi Pachì e Franco Forte, annunciato erroneamente per giugno, dovrebbe arrivare nelle edicole a fine settembre: speriamo che questa iniziativa, che si appoggia alla piccola Garden Editoriale, non debba essere costretta ad un precoce silenzio per questioni economiche, come è già successo in passato per molte, troppe, altre meritevoli riviste di fantascienza.
Marco Mocchi

Dan Simmons
IL RISVEGLIO DI ENDYMION
(The Rise of Endymion, 1997)
Milano, Mondadori, 1999
(pagine 694, L. 35.000, traduzione di Gaetano Luigi Staffilano)

Il risveglio di Endymion è l'ultimo dei romanzi che compongono il ciclo di Hyperion (1), ha vinto il premio Locus '98, giungendo anche in finale all'Hugo '98; è stato anche segnalato dal "Washington Post Book World".
E, ancora una volta, risulta essere davvero un'opera molto buona.
Principalmente, vi si narra del diffondersi dell'epidemia "Aenea", che porterà, alla distruzione della Pax, evoluzione (?) della Chiesa Cattolica nel futuro estremamente remoto in cui è ambientato il ciclo, e all'instaurarsi di un qualcosa di completamente diverso: "...il passo seguente in ciò che siamo.Ciò che possiamo essere." (pag.172)
Aenea, come ricorderete, è una sorta di Messia, nata dall'unione fra Umano e TecnoNucleo, un qualcosa di derivante dalle reti cibernetiche odierne: "…ciò che fanno i messia…stendono un ponte fra mondi diversi. Epoche diverse. Forniscono il legame fra due concetti inconciliabili." (Idem).
In sintesi, Aenea contrappone il suo messaggio d'amore alla Chiesa, divenuta ormai completamente succube del TecnoNucleo, avendo affiancato al mistero della Resurrezione la pratica del crucimorfo, che riporta effettivamente in vita dopo la morte, ma che in realtà fornisce energia ad esso; con l'aggiunta, non trascurabile, del fatto che: "Con l'immortalità artificiale c'è maggiore ristagno, fisico e culturale." (pag.465).
Il messaggio di Aeneamescola scienza ed una visione mistica vicina a quella buddista; non a caso, infatti, gran parte della narrazione si svolga su di un pianeta sul quale è proprio questa religione a prevalere: "…nell'universo l'amore è una forza reale pari alle altre, reale come l'elettromagnetismo o i legami nucleari deboli.
(…)
"Il Vuoto che lega"…è sempre sotto e sopra la superficie dei nostri pensieri e dei nostri sensi, invisibile ma presente come il respiro della persona amata al nostro fianco nella notte.La sua reale ma inaccessibile presenza nel nostro universo è una delle prime cause che hanno indotto l'uomo a elaborare il mito e la religione, che hanno dato impulso alla nostra fede cieca e testarda nei poteri extrasensoriali, nella telepatia e nella precognizione, nei demoni e nei semidei, nella risurrezione e nell'incarnazione, negli spettri e nei messia e in tante altre categorie di stronzate quasi ma non del tutto soddisfacenti.
(…)
Tutti…i libri sacri mentono non perché vogliano mentire o perché non trovino l'espressione giusta, ma per la loro stessa natura di essere tradotti in parole…
(…)
Il Buddha capì che potevamo percepire il Vuoto che lega zittendo il frastuono di ogni giorno." (pag.398-400).
Senza stare a dirvi altro della trama, che risulta comunque decisamente avvincente e straordinariamente ricca di colpi di scena e trovate che riescono a tenere ben desta l'attenzione, sottolineo, invece, alcune caratteristiche che sono balzate alla mia attenzione; un paio di volte, nel descrivere delle scene che si svolgono su Marte, usa un'espressione, "bradburie", per indicare un tipo di coltivazione; evidente l'omaggio al grande Ray Bradbury; e, decisamente di molto più peso, il fatto che l'intera narrazione sia costellata da battute dal sapore innovativo, di quel mai sentito che è assai raro trovare, nella letteratura d'oggi: "…"Pascal.Un uomo atterito dal "silenzio eterno di questi spazi infiniti""
"Soffriva di agorafobia spirituale."" (pag.171), e "Non credo che mi sia caduta davvero la mascella, ma ho proprio questa impressione." (pag.329),due esempi.
Ho poi rilevato una piccola incongruenza nella trama: nel 16° capitolo, all'arrivo di Endymion su di un pianeta sul quale si reincontrerà con Aenea dopo un lungo viaggio, c'è una ragazza ad accoglierlo, che gli dice, in risposta ad una sua domanda sulle sorti del suo androide: "È partito ieri per il nostro viaggio quindicinale al mercato Phari a fare provviste…Dovrebbe essere di ritorno stasera…" (pag.311); mentre nel capitolo precedente, che narra di avvenimenti successivi, proprio all'inizio dice: "Mentre mi trovo con A. Bettik (l'androide, n.d.a.) ... sulla cornice del mercato Phari, giunge la notizia: alla fine, navi della Pax e soldati sono giunti anche qui…" (pag.285), e poi, nella prima riga del successivo: "La sera in cui A.Bettik e io portiamo la notizia dell'arrivo della Pax…" (pag.328).
È davvero difficile riuscire a non mettere neanche una piccola incongruenza!!! (Soprattutto quando la narrazione è così ampia e complessa).
Poi, dobbiamo notare lo stile di Simmons, come al solito veramente ottimo, con una notevolissima capacità di descrizione, di bravura nel saper esprimere i sentimenti dei personaggi, dell'incredibile fantasia di Simmons nel creare ambienti di stupefacente bellezza ed alienità, nei quali riesce a far muovere i personaggi con sconcertante naturalezza, e in grado, sovente, di giungere a punti di lirismo davvero ottimi; e di come la trama sia costellata da disquisizioni filosofiche di non poca consistenza, ma sempre portate con la leggerezza di cui necessitano per poter stare in un romanzo.
Per finire, mi pare siano rilevanti le parole che Simmons mette in bocca al poeta Martin Sileno, proprio verso la fine, che ci dicono qualcosa di ciò che egli intende per il suo mestiere: "È questo…ciò che fanno gli scrittori, gli artisti, i creatori. Ascoltano il Vuoto e cercano di udire i pensieri dei morti. Sentire il loro dolore. Il dolore dei vivi, anche." (pag.679).

(1) Ricordiamo, per amor di completezza, gli altri titoli: Hyperion (Hyperion, 1989), premio Hugo '90, ed. Interno giallo, 1991; La caduta di Hyperion (The Fall of Hyperion, 1990), ed. Interno giallo, 1992, ed Endymion (Endymion, 1995), finalista al premio Locus '97, ed. Mondadori, 1997 (potete trovare le recensioni di questi romanzi a questo indirizzo: http://www.intercom.publinet.it/Simmons.htm)
Marcello Bonati

Greg Egan
PERMUTATION CITY
(Permutaion City, 1994)
Milano, ShaKe Editore, 1999

L’australiano Greg Egan è forse il più tipico rappresentante della hard science fiction degli anni Novanta. Come nel precedente Quarantine ("La terra moltiplicata", ed. Nord), il suo procedimento narrativo è quello di prendere una teoria scientifica ancora poco conosciuta, meglio ancora se all’avanguardia (la meccanica quantistica) oppure una tecnologia "in" (la realtà virtuale), sviscerare a fondo le possibilità narrative che offre, infine portarla alle estreme conseguenze nel progredire della trama, fino al punto di disorientare il lettore che si trova completamente attratto in un territorio speculativo in cui tutte le specificità sono dettate dall’autore. Il novum di Egan è così preponderante nella costruzione letteraria da disintegrare completamente la realtà fenomenica: in Quarantine si recuperava una" zona d’ombra" nella teoria dei molteplici universi, dalla quale Egan faceva derivare l’azzardo di una possibilità di movimento fisico in un atout atemporale, fino a che la premessa solidamente scientifica della trama scompariva e la vicenda ruotava intorno alle possibilità offerte da questo particolare; con Permutation City accade più o meno lo stesso: la scoperta della fattibilità di impiegare gli "automi cellulari" (simulazioni del comportamento di organismi viventi effettuate su un calcolatore elettronico) per contenere programmi di evoluzione biologica, correlata con la capacità di "polverizzare" la dislocazione temporale del programma di calcolo in quello che si rivela uno sterminato universo virtuale, comporta la possibilità di una vita eterna per quegli umani che hanno duplicato una copia elettronica di se stessi. Questo per quanto riguarda l’introduzione, ovvero tutta la prima parte, ambientata nel nostro universo: perché nell’intera seconda parte Egan cambia registro, e ci proietta nel suo universo virtuale, del quale siamo obbligati ad accettare le regole in base alla nota sospensione dell’incredulità. A questo punto siamo ormai vincolati a seguire Egan ovunque: ad esempio, nel brusco cambiamento di rotta, che da una riflessione tecnica sulle possibilità della vita virtuale sposta la trama verso la realizzazione pratica del suo progetto. Peccato che narrativamente la conversione non regga, e il lettore si trova davanti un altro romanzo. Una volta sospesa l’incredulità, si trova costretto ad accettare di tutto: per esempio la dissoluzione di una parte di questo universo solo perché la forma di vita aliena virtuale che vi si è sviluppata non crede all’esistenza dei creatori umani. Oppure una quantità di corollari "logici" che alla fine risultano non solo scarsamente plausibili, ma persino immotivati nella logica narrativa. Ne risulta, è vero, una visione potente, impressionante, davvero interessante per lo sviluppo della science fiction in futuro: in una parola, una capacità di rigore logico assolutamente senza uguali fra gli scrittori di oggi: ma tutto ciò a discapito del medesimo rigore nella trama, per non parlare della scarsa credibilità nelle motivazioni dei personaggi.
Franco Ricciardiello

a cura di Alice K. Turner
LA FANTASCIENZA DI PLAYBOY - parte prima
(The Playboy Book of Science Fiction, 1998)
Milano,
Mondadori, Urania n. 1368, 1999
(pagine 250, L. 5.900, traduzione di Vittorio Curtoni)

La mancanza di una traccia tematica spesso rende le antologie di racconti abbastanza disomogenee, rendendo la lettura confusa e lasciando il lettore perplesso. E per molti versi questo è anche il maggior difetto di questa antologia (di cui uscirà in ottobre una seconda parte con altri autori), nonostante il titolo reciti che tutti i lavori presenti sono stati pubblicati dalla rivista Playboy.
Gli autori sono quasi tutti pilastri indiscussi della letteratura della fantascienza, a prescindere dai gusti personali del lettore che ne può amare più uno che un altro. L’unico flebile filo che lega i racconti, è che sono tutti scritti prima dell’avvento del cyberpunk sulla scena mondiale e quasi tutti intorno alla metà degli anni ’60, inizi anni 70.
I migliori, secondo il mio parere, sono i racconti di Ursula LeGuin, con il racconto Nove vite, già edito sull’antologia L’uomo duplicato edita dalla Nord e curata da Piergiorgio Nicolazzini, James Ballard (e già sento i sorrisini ironici di chi mi conosce e sa che è il mio scrittore preferito) con L’astronauta morto, scritto in perfetto stile New wave, Arthur C. Clarke (nonostante non l’abbia mai amato alla follia) con Il transito della Terra, un racconto ineccepibile sotto il punto di vista scientifico e Tutti gli uccelli tornano al nido, di Harlan Ellison.
Tutti gli altri forniscono prove meno convincenti (Bradbury, Sheckley, Vonnegut), o addirittura incolori, come nel caso di Norman Spinrad. Gli altri autori che completano l’antologia sono Damon Knight, Doris Lessing e Larry Niven.
Dodici racconti e dodici autori che, nonostante tutto, danno l’occasione di immergersi in una fantascienza che appare oggi un po’ datata, superata dallo sviluppo tecnologico e scientifico ma che mantiene intatti tutti i pregi che ogni appassionato di tale genere non può non riconoscergli. Perché, in qualsiasi modo la pensiamo, è la madre della letteratura di fantascienza odierna.
Roberto Sturm

Valerio Evangelisti
METALLO URLANTE
Milano, Einaudi Tascabili Vertigo, 1998
(pagine 215, L. 15.000)

Che Valerio Evangelisti sia stata la spinta propulsiva che ha rinvigorito la fantascienza italiana, dopo decenni di sonnecchiamento di editori e lettori verso il genere, penso sia difficile da smentire. Il suo ciclo di Eymerich, sei romanzi pubblicati dalla Mondadori in rapida successione, visti i dati di vendite assolutamente superiori alla media del settore, ne sono una prova incontestabile.
Anche le sue iniziative portate avanti sia con la Mondadori (l’antologia di racconti Tutti i denti del mostro sono perfetti) e altre con case editrici minori hanno sostenuto questo processo di rinnovamento e successo della letteratura di fantascienza in Italia.
Metallo urlante, la sua prova dopo i sei romanzi con protagonista l’inquisitore Eymerich, è una conferma delle doti di un narratore forse più che uno scrittore che riesce, con uno stile essenziale e senza la ricerca di inutili virtuosismi fini a se stessi, a tenere il lettore attaccato letteralmente al testo. Il libro, sospeso tra raccolta di racconti e romanzo, i cui titoli sono ispirati direttamente al rock heavy metal, è un viaggio verso l’assurdo, verso un orrore che diventa sempre più concreto, palpabile. Il metallo che si sostituisce alla carne, come nella migliore tradizione cyberpunk anche se il libro di Evangelisti non è affatto cyberpunk. Metallo che si sostituisce alla carne come metafora non troppo celata di una umanità che va verso la perdita di emozioni e sentimenti. L’uomo che va verso la macchina anziché il contrario.
Venom, Pantera, Sepultura e Metallica sono quattro racconti che proseguono la migliore tradizione di Evangelisti. Quattro racconti assolutamente da leggere.
Roberto Sturm

Connie Willis
IL FATTORE INVISIBILE
(Bellwether, 1996)
Milano,
Mondadori, Urania n. 1370, 1999
(pagine 230, L. 5.900)

Questo Romanzo di Connie Willis è, secondo me, uno dei più importanti tra tutti quelli della scrittrice. Fino a Il fattore invisibile, infatti la sua produzione può essere catalogata come fantascienza sociologica o psicologica, in quanto la narrazione è tutta incentrata sui sentimenti dei personaggi e sull'analisi di quelle implicazioni sociali o umane che l'aspetto scientifico può avere. Un esempio lampante può essere il romanzo L'anno del contagio, un viaggio nel tempo verso l'Inghilterra della peste nera che si basa essenzialmente sulla psicologia dei personaggi di fronte al flagello dell'infezione mentre gli aspetti tecnici rimangono in sottofondo e, in ultima analisi, si riducono ad una riflessione sul come risolvere e ridurre al minimo i problemi che il viaggiatore si trova ad affrontare emergendo dal futuro in una società per molti versi aliena. Certo, ci trovavamo di fronte ad un grosso passo avanti sull'accuratezza scientifica del viaggio temporale: fino ad allora nessuno si era preoccupato di analizzare i problemi che doveva fronteggiare il navigatore o aveva presentato viaggi imprecisi. Ma questi sono problemi tecnici e non tecnologici.
Con Il fattore invisibile, invece, Connie Willis fa il gran salto ed inizia a scrivere fantascienza che può benissimo venir catalogata come hard SF. Questo cambiamento è più evidente se poniamo a confronto due romanzi, uno precedente e uno successivo a questo romanzo che hanno lo stesso tema, il viaggio nel tempo.
De L'anno del contagio si è già fatto cenno, successivo a Il fattore invisibile è To say nothing of the dog: i due romanzi, oltre ad aver in comune il fatto di aver vinto il premio Hugo, fanno parte della stessa società in cui è stata scoperta la macchina del tempo e hanno come protagonisti due viaggiatori temporali (molte figure secondarie sono comuni). Il secondo, pur essendo un romanzo umoristico, presenta una grossa riflessione scientifica sul viaggio temporale e tra le giustificazioni e le spiegazioni che adotta usa la meccanica quantistica rifacendosi a studi scientifici 'seri'.
Il fattore invisibile, dunque è un turning point nella narrativa di Willis (il corrispondente nel campo della narrativa breve è Al Rialto, un racconto che ha molte cose in comune con il romanzo).
Il romanzo fa parte di quel genere che è molto apprezzato dalla scrittrice (e che ha fatto la sua fortuna nel campo dei racconti) e che può essere definito come la commedia leggera:

  • si adotta una struttura della trama presa dal romanzo rosa (una lei scienziata è immersa completamente nel proprio lavoro, ma non ha i successi sperati, incontra un lui scienziato immerso completamente nel proprio lavoro, ma che non ha i successi sperati; insieme arrivano al successo e all'amore e vivranno felici e contenti
  • a questa trama va dato un passo da musical americano: fitto intreccio di equivoci, scoperte e camuffamenti
  • il tutto viene narrato con una voce fortemente ironica e critica nei confronti degli atteggiamenti psicotici dell'americano medio
  • La novità, in questo caso è l'introduzione di riflessioni sulla teoria del caos, una teoria che finisce con il diventare l'elemento catalizzatore del romanzo stesso e la chiave di lettura di fenomeni sociali come, appunto, le mode (l'argomento di studio della protagonista).
    Il risultato è una cosa sorprendente: un romanzo di hard sf che fa ridere a crepapelle; che io sappia è il primo caso, il secondo è To say nothing of the dog. Che abbia inventato un nuovo genere: la light hard sf?
    Danilo Santoni

    Soggetto e sceneggiatura: Stefano Vietti
    Disegni: Paolo di Clemente (n° 97), Giancarlo Olivares (n°98)
    OLTRE IL TEMPO E LO SPAZIO - IL DIVORATORE DI MONDI
    Nathan Never 97 - 98
    Milano, Sergio Bonelli Editore, 1999
    pagg. 98, L. 3.500

    Questa volta ci troviamo di fronte a una "storia doppia" dell’Agente Alfa; in particolare le basi per questa avventura sono state gettare ne "Il segreto di Babilonia", NN n° 91. Per chi non lo avesse letto faccio un brevissimo riassunto: Nathan e Legs indagavano sulla scomparsa di un importante archeologo e scoprivano che alcuni dottori di un grande ospedale facevano sparire i corpi di pazienti moribondi; essi offrivano le anime dei moribondi ai "Venerabili", dei mostri alieni adorati fin dai tempi della civiltà babilonese. Gli Agenti Alfa arrivarono a seguire gli adepti della setta babilonese fino all’altro capo dell’universo grazie ad una sorta di "stargate", ma non riuscirono né a incastrare i dottori, né a scoprire il nascondiglio dei "vampiri di anime".
    Passiamo adesso alla nostra storia: essa si apre con Branko, primo mutato a entrare nei ranghi dell’Agenzia Alfa, che torna dal corso di addestramento. Lui, Nathan e Legs si recano a casa di Hadija, attuale compagna di Nathan, e scoprono che ha appena catturato due donne che volevano rapirla.
    Il motivo del tentato rapimento viene poi spiegato dal mandante stesso, giunto alla villa di Hadija tramite teletrasporto: il vecchio Aron, primo sacerdote della Setta di adoratori dei Venerabili voleva obbligare Nathan a collaborare con lui nella lotta che di lì a poco sarebbe iniziata, una lotta per la sopravvivenza della Terra. Aron narra infatti di come i Venerabili siano alieni tutt’altro che malvagi, di come essi abbiano favorito durante il corso degli anni il crescere della civiltà umana e di come abbiano sempre difeso la Terra dai malvagi Shra, fino a costo della loro stessa vita.
    Adesso l’ultimo degli Shra si sta dirigendo verso la Terra con l’intenzione (e il potere) di distruggerla e l’unica via di scampo sembra essere risvegliare l’ultimo dei Venerabili, che dorme in ibernazione al polo. Segue l’inevitabile risveglio del "Venerabile" e l’ancor più inevitabile vittoria degli eroi contro lo Shra.
    Unici altri fatti da rilevare nella storia sono un inquietante discorso fra Reiser e Sigmund, che lascia intendere che l’Agenzia Alfa sia implicata in non meglio precisati traffici di tecnologia (ma verosimilmente ne sapremo di più nei prossimi numeri) e un viaggio di Nathan in un non precisato punto del continuum spazio temporale nel quale vede il Nautilus navigare nello spazio (il Nautilus è l’astronave che NN comanderà nel futuro infestato dai tecnodroidi).
    Dopo questo riassunto della trama (come al solito ridotto all’essenziale per non rivelare troppi particolari), passiamo a qualche approfondimento. Prima di far ciò però voglio mettere in chiaro una cosa, che potrebbe influenzare quanto segue: questa storia non mi è piaciuta affatto, vuoi per il finale realmente scontato e frettoloso, vuoi per alcuni aspetti realmente poco fantascientifici e molto mistici…. E pensare che i disegni, sia della prima che soprattutto della seconda parte sono realmente ben fatti!
    Prima cosa da notare è la dubbia morale di Aron e dei suoi seguaci che non esitano neanche un istante a offrire le loro anime (e quelle dei moribondi sottratti dall’ospedale) come nutrimento per i Venerabili; quello che fa più scalpore però è la troppa indifferenza di Nathan e soci di fronte a questi fatti… è vero che non esitano a far notare il loro disappunto, ma in altri casi gli agenti alfa si sono sempre battuti in maniera più energica per le loro idee.
    Altra cosa, che personalmente proprio non mi va più giù, è il solito riferimento grafico ad Alien; intendiamoci, la nemesi di Sigourney Weaver ha un design decisamente ben fatto, ma sarebbe ora di cambiare, di tirare fuori qualcosa di innovativo (come lo è stato Alien anni fa).
    Da notare infine il finale della storia che, oltre ad essere scontato, risulta decisamente frettoloso: Shra e Agenti Alfa combattono per tantissimo tempo e alla fine la lotta si esaurisce con due tavole.
    Per chiudere vorrei infine ribadire come questa storia è decisamente poco fantascientifica. Alieni (che poi si scoprono non tanto alieni) che divorano le anime degli uomini e discepoli di babilonia che si sono celati per millenni al resto del mondo secondo me hanno ben poco di fantascientifico. Fosse stato Martin Mystere il protagonista della storia probabilmente nessuno avrebbe avuto da ridire, ma con Nathan Never quest’avventura non "c’azzecca" niente.
    Giovanni Delibra

    Soggetto e sceneggiatura: Antonio Serra
    Disegni: Roberto De Angelis
    LA VENDETTA DI SELENE - Nathan Never 99
    Milano, Sergio Bonelli Editore, 1999
    pagg. 98, L. 3.500

    Squillino le trombe, rullino i tamburi: questo albo è sensazionale! Qui sono sicuro che nessuno può smentirmi: nel giro di un paio di giorni, nonostante fossimo sotto Ferragosto, il newsgroup di NN è esploso di commenti come non era mai successo prima.
    Ma perché tanto parlar bene di questo numero?
    Partiamo dalle tavole dove De Angelis ha superato se stesso: le inquadrature sono studiate nel minimo dettaglio, i primi piani sono espressivi, gli sfondi – soprattutto nella parte centrale – sono decisamente ben fatti, l’uso dei retini è decisamente buono (anche se magari poteva usarne di più).
    Passiamo ora al soggetto: non posso dire nulla della trama in quanto rovinerei troppi colpi di scena. Dico solo che qui si risolvono le seguenti situazioni: quella di Selena e del suo rapporto con Judy Fryan, quella di Gabriel e della Fratellanza Ombra e infine quella di Ann, la figlia di Nathan.
    Solo quest’ultima farebbe correre in edicola qualsiasi lettore di NN quindi…..
    A livello di sceneggiatura non c’è nulla di negativo da rilevare se non il fatto che magari la questione è stata chiusa in troppe poche pagine (una storia doppia sarebbe stata a mio avviso più consona).
    Andiamo quindi a spendere qualche byte sui temi trattati: innanzi tutto la storia dovrebbe in qualche modo spezzare un paradosso temporale che gli sceneggiatori di NN avevano creato qualche tempo addietro. Come spesso accade infatti a giocare col tempo e i viaggi da un punto all’altro del continuum si finisce per ingarbugliare troppo la matassa creando dei paradossi (come è possibile che Caio sia il padre di suo nonno?) di difficile soluzione.
    Altro argomento tipicamente fantascientifico trattato è quello del "paradosso dei gemelli" derivante dalla teoria della relatività. Star Trek o Alien lo hanno spazzato via come se nulla fosse, qui invece gli sceneggiatori sembrano convinti ad affrontarlo in futuro.
    La storia poi parla ancora dei Tecnodroidi, degli esseri creati "non si sa(peva) come" dagli uomini che sono in parte organici e in parte tecnologici come i Borg di Star Trek.
    Va infine fatto un accenno ai poteri psichici di Ann e Gabriel; qualcuno potrebbe non trovare i poteri mentali troppo fantascientifici, ma secondo me telepatia, telecinesi e affini rientrano perfettamente nei canoni della fantascienza.
    Volete che aggiunga un giudizio? Mi sembra superfluo dopo le lodi che ho tessuto finora, no?
    Giovanni Delibra

    IntercoM