“7,321 x 10 elevato alla
124 chilometri allo Zenit.”
“7,321 x 10 elevato alla
124 chilometri al Nadir.”
“7,321 x 10 elevato alla
124 chilometri in qualunque direzione della sfera celeste.”
“Questo significa che...
“
“... che la Terra è
AL CENTRO DELL’UNIVERSO.”
“Cristo!”
* * *
“Tutto quello che devi fare
è seguire i tuoi istinti.”
Vincenzo lo guardò
perplesso: “Di quali istinti parla?”
L’anziano medico scosse
il capo infastidito: “Non mi credi, vero?”
“Non del tutto, dottore.
E’ difficile prendere sul serio una cosa del genere.” Sollevò le
mani con le palme all’in su. “E’ un esperimento così... così
banale.”
Von Higgerdropp strinse
le labbra, sbuffò, tentennò velocemente il testone come a
dire cento volte sì e sbottò: “Tu non sei qui per pensare,
ma soltanto per sottoporti ad una prova. Sei stato pagato per questo, no?”
“Certo, e anche parecchio.
E’ questo che mi preoccupa.”
“Al diavolo!” Il medico
con un cenno della mano ossuta chiamò una infermiera in paziente
attesa poco lontano, poi si avvicinò al giovane e gli guardò
attentamente i bulbi oculari. Con una luce-stilo controllò le reazioni
delle iridi e ne fu soddisfatto. Infine gli prese il polso e rivolto all’infermiera:
“Signorina, la zolletta.”
L’infermiera, decisamente
brutta, si girò e uscì dalla saletta.
“Com’è che nei film
le infermiere sono belle e formose mentre nella realtà sono racchie?
Dove diavolo siete andati a pescare quello scorfano?”
“Sta’ zitto, ho bisogno
di un polso regolare.”
Vincenzo si grattò
il naso con la destra libera poi, nel riadagiarla lungo il fianco scoprì
sulla coscia nuda un piccolo brufolo. Lo premette emettendo un gridolino
di dolore.
“La vuoi smettere sì
o no?”
Vincenzo chinò il
capo e cercò di star fermo. In quel momento l’infermiera tornò,
osservò attentamente il giovane nudo quasi a giudicarlo e gli sorrise
con tutti i suoi ventitrè denti residui.
“Dottore, spero che la ragazza
del nostro... ehm... esperimento sia almeno decente. Mi ci vorrebbe una
carrucola per farlo alzare con una come questa.”
Von Middelkropff si spazientì.
Gli lasciò ricadere il polso e prese la zolletta dalle mani rugose
della donna.
Grazie, signorina, non ho
più bisogno di lei per ora. Può andare.”
“Di corsa,” aggiunse Vincenzo.
“Come desidera, dottore,”
cinguettò lei e uscì sculettando in maniera invero provocante.
“Mi viene da vomitare.”
“Non sporcarmi il parquet.”
“Spero ne valga la pena.”
“Certo. E’ difficoltoso
togliere le macchie di acido.”
“Mi riferisco all’esperimento,
dottore.”
“Non sono problemi tuoi.
Sei un volontario.”
“D’accordo, ma se la ragazza
non è almeno passabile non garantisco nulla.”
“E chiudi quella boccaccia.”
Sollevò il braccio “anzi no, prendi questa zolletta, scioglila lentamente
quasi fosse una caramella.”
“Mai accettare caramelle
da uno sconosciuto.”
Von Auertropp gli rispose
con una parolaccia.
“Benvenuto nel club,” ironizzò
Vincenzo.
Poi cominciò a sentirsi
magnificamente bene.
* * *
“Ne è certo?”
“Di certo c’è solo
il fatto che mi sento un perfetto imbecille. Tutte le nostre teorie alle
ortiche. La Terra... al centro dell’Universo. Ma come... COME si è
potuto sbagliare in questo modo?! Possibile che nessuno mai abbia avuto
il dubbio che... “
“Forse eravamo troppo sicuri
sull’applicazione dell’effetto Doppler all’Universo e alla luce. Tutto
qui.”
“Se l’Universo fosse infinito
ogni corpo si troverebbe contemporaneamente al suo centro e alla sua periferia.”
“Ma l’Universo ‘pare’ finito.
E la Terra ‘pare’ l’unico suo centro.”
“Può togliere entrambi
i ‘pare’.”
“Mi sentirei un tantino
meno mortificato se invece della Terra ci fosse il Sole al centro.”
“No, la Terra, proprio la
Terra.”
“Cristo!”
* * *
Ornella Muti gli sorrise.
Vincenso sussultò,
fece un passo indietro quasi spaventato e si guardò intorno con
occhi sgranati e bocca semiaperta. Sollevò la destra e puntò
l’indice verso la donna mentre le labbra si muovevano come a dire qualcosa
che nessuno sarebbe mai stato in grado di capire ma sarebbe stato al massimo
possibile interpretare come frasi sconnesse balbettate da un muto convinto
d’essere muto soltanto perchè è sordo e che non crede ai
propri occhi come un qualsiasi uomo normale poiché, ovviamente un
cieco in nessun caso potrebbe credere ai propri occhi. Se non per un miracolo.
Le grandi pareti a specchio
riflettevano la sua immagine facendolo sentire più nudo del solido.
E’ risaputo che un uomo nudo è più nudo di una donna nuda
poiché quest’ultima non ha nulla che le ballonzola tra le gambe.
Ballonzola e reagisce.
“Cosa fai lì? Vieniiiiiiiiiiiiiiiii.”
Vincenzo si morse le labbra
e degluttì. Sì, quella era la sua voce, proprio la voce della
sua attrice preferita, la donna dei suoi più arditi sogni. Cincischiando
riuscì a dire: “Che... che scherzo è... questo?”
Per tutta risposta lei si
alzò e lasciò scivolare giù la veste serica. Sotto
aveva un reggiseno bianco in pizzo fine trapuntato, con le coppe semitrasparenti
circondate da un bordino di stoffa d’un rosa pallido sulla quale erano
in rilievo tanti minuscoli cuoricini in rosa più marcato. Identiche
erano le spalline e l’abbottonatura sulla schiena ottenuta in punta da
due ganci, a forma di cuore di metallo lucente, che si incastravano l’uno
nell’altro. Sulle coppe, proprio in direzione del capezzolo c’era un cuoricino
sempre rosa a maglie fitte appena sufficiente a celare l’aureola scura.
Anche le slip, alte in vita
a tutta coscia, erano dello stesso pizzo semitrasparente e bordare dalle
fascette rosa pallido con i cuoricini in rosa marcato. Sul davanti l’ennesimo
cuore era grande giusto a celare il pube. Le calze, infine, rosa brillante
a maglie minuscole, certamente di seta e non di volgare nàilon,
erano rette da reggicalze in elastico rosa con cuoricini rosa carico.
“Mi hanno assicurato che
sei un grande amatore. Allora? Cosa fai lì impalato?”
“Cosa?... “
“Forse non ti piaccio?”
“Cosa?... “
“Vuoi che venga io da te?”
“Cosa?...”
“Cielo come sei teso! Rilassati.”
“Cosa?... “
Soltanto allora Vincenzo
chinò il capo e si accorse d’avere una erezione quasi imbarazzante.
“Dottore,” chiese all’aria
“ma che casino è questo?” Non riuscì ad aggiungere più
nulla perché la sua bocca fu riempita dalla lingua della Muti e
il corpo avvolto dalle sue braccia che gli parvero otto come quelle delle
piovre più due di riserva e le anche gli furono corcondate dalle
gambe a creare un fiocco di carne. Poi, senza capire come si trovò
sul letto. Cercò di spogliarsi il più velocemente possibile.
Soltanto dopo essersi abottonato tutta la camicia si rese conto d’essere
già nudo, allora, con movimenti frenetici tentò di eliminare
dal magnifico corpo che gli si offriva quei pochi indumenti che celavano
le parti più appetite.
“Non è possibile,”
riuscì a dire, ma ancora una volta il fiato gli venne risucchiato
da un bacio. Allora, per non essere vittima di un penoso equivoco controllò
centimetro per centimetro la pelle della donna trovandola perfetta, proprio
come avrebbe dovuto essere. E non c’erano possibilità d’errore
poiché di lei conosceva tutto, persino il diametro delle tonsille.
Finalmente ressicurato, la possedette in un amplesso prorompente. E, insoddisfatto,
lo ripetè più volte.
Infine giacque col capo
poggiato al suo ventre profumato, con gli occhi al soffitto, anch’esso
a specchio, che gli rimandava dolorosamente la bellissima immagine della
sua mai sperata compagna. Allora le prese dolcemente il braccio e, tirandole
un pizzicotto: “Tu sei un sogno.”
La Muti lanciò un
piccolo grido tra il dolore e la sorpresa. Protestò, ma lui continuò
a dire: “Non puoi essere reale... è... è impossibile. Tu...
con me... assurdo.”
Lei replicò immusolita:
“Ti sbagli, io sono reale. E mi hai fatto male.” Così si vendicò
tirandogli a sua volta un pizzico molto forte. Vincenzo lanciò un
urlo... “AHI...” e si strofinò ...SWIFF... SWIFF... la parte offesa.
Il livido comparve subito.
“Di già?” Si sorprese
Ornella.
“Ho le vene periferiche
delicate. Basta poco per far comparire il livido. Tu quasi mi strappavi
un pezzo di carne.”
“L’importante è che
ora mi credi. Convinto?”
“Certo, tu sei reale. Sono
io ad essere diventato pazzo.” Si girò e si ritrovò il pube
sotto il naso. Proprio mentre lei allargava leggermente le gambe. Arrancando
e ansimando fecero nuovamente all’amore. Poi Vincenzo, esausto, seguì
con lo sguardo la donna che si alzava, indossava la vestaglietta di seta
e usciva sussurrando: “Arrivederci.”
“Arrivederci?!” Il ragazzo
diede uno scatto di reni quasi sotto di lui ci fosse una coperta termica
con i fili scoperti. “UAUAUAUAUAUAUA,” urlò “ha detto arrivederci.”
La porta si riaprì.
Lui girò il capo.
E vide il medico.
“Come va, ragazzo?”
“Strepitosamente bene. Ma...
è succeddo davvero?”
“Ci puoi giocare i testicoli.”
“Era di carne ossa seno
e peli? Non è che ho fatto all’amore con qualcosa di simile ad una
bambola gonfiabile?”
“Vincenzo,” era raro che
lo chiamasse per nome “quella era una donna in tutto e per tutto.” Gli
prese il polso e contò i battiti fissando l’orologio. Ne fu soddisfatto.
Allora tirò fuori dal taschino del camice la solita luce-stilo e
gliela puntò negli occhi.
“Come pensavo, svanisce
rapidamente.”
“Cosa?”
“L’effetto della sostanza.”
Girò il capo. “Infermiera, porti la bacinella.”
“A che serve?” Chiese allarmato
il giovane.
“E’ soltanto una precauzione.”
“Qui c’è qualcosa
che mi sfugge.”
Per tutta risposta il medico
gli chiese: “Come ti senti?”
“Spossato, felicemente spossato.
Con DUE esse.”
“E lo stomaco?”
“A posto. perchè
me lo chiede?”
“Solleva la gamba destra.”
Il giovane obbedì.
“Ora la sinistra.”
Riobbedì. E disse:
“Quella al centro non riesco a farla alzare. Almeno per il momento.”
“Volgare.”
“Mi scusi, dottore, com’è
andato l’esperimento?”
“Benissimo.”
“Sono contento. Non mi ha
però ancora spiegato cos’è tutta questa storia.”
Il medico strinse le labbra
incerto se valesse o meno la pena di spiegarglielo. Infine decise di sì.
“Tanto prima o poi qualcuno
te lo dirà.” Piegò il capo di lato in un atteggiamento curioso
e chiese: “Sai come funziona la vista?”
Un po’ sorpreso dalla domanda
Vincenzo rispose: “So quello che sanno tutti. Ma cosa c’entra?”
“Lo capirai da te. Vedi,
parlando ‘terra terra’ l’occhio percepisce l’immagine nella sua globalità,
ma non può trasmetterla in questo modo al cervello, allora la frantuma
in impulsi poi, attraverso il nervo ottico, la manda al cervello. Qui vi
sono alcune cellule nervose incaricate di ricomporre l’immagine assemblando
gli impulsi nervosi ricevuti. Chiaro?”
“E allora?”
“Ebbene, secondo Lindsley,
nel tronco cerebrale si trova la ‘formazione reticolare, una struttura
che si estende dal midollo spinale al talamo ottico. Ha funzione integrativa
sui meccanismi connessi con la percezione, l’apprendimento, la memoria
ed il comportamento. Costituisce il principale sistema di innesco del sonno
e della veglia e ha un ruolo importante nel controllo degli stati comportamentali
di vigilanza ed attenzione.”
“E ha detto tutto questo
quello delle cioccolate?”
“Cioccolate?!”
“Sì, Lind eccetera
eccetera.”
“Che battuta idiota! Ascoltami
e fa’ meno lo stupido. Tutto il discorso significa che esiste una strettissima
correlazione tra immagini ottiche, la memoria e il sonno. Cioè il
cervello può interferire - più o meno consciamente - nella
ricomposizione visiva dell’immagine.”
Vincenzo si fece attento:
“Vuole dire che si può vedere una cosa con gli occhi e un’altra
col cervello.”
“Bravo, non pensavo afferrassi
subito la questione.”
“Un momento. Ma allora...
“
“Tu hai avuto rapporti sessuali
con una donna qualsiasi. Però da settimane stiamo allentando i tuoi
freni inibitori e sollecitando il cervello in modo che attinga dal subcosciente
i tuoi sogni modellando la realtà con essi. Come se il corpo della
donna fosse stato di creta, riplasmato dalla tua mente secondo i propri
sogni.”
“Ecco dov’era il trucco.
La donna era REALE, ma NON era la Muti, benchè io VEDESSI lei, ma
soltanto col cervello.”
“Esatto.”
“Ma perchè tutto
questo?”
“Basta guardarsi intorno.
Viviamo in un mondo in cui l’individuo viene massificato dai media. La
TV, i giornali, insomma, cercano di uniformare e indirizzare quindi i gusti
della gente. E’ divenuta legge di mercato. I pubblicisti si sono accorti
che è molto difficile convincere masse eterogenee di persone. Più
sono diversificati gli individui, più sono diversificati i gusti.
E questo per i produttori è inaccettabile poichè non si possono
produrre dieci oggetti differenti, ciascuno per un ristretto gruppo di
possibili compratori. Sarebbe molto meglio uniformare i gusti. Oppure,
ed è qui la ragione delle nostre ricerche, FAR CREDERE d’avere ciò
che si vuole benchè si dia a tutti la stessa cosa.”
“Ma è pazzesco, agghiacciante!”
Il medico sorrise. Pareva
al contrario soddisfatto: “ Per me è una scoperta sensazionale.
Vedi, so che a te piace il mango, ma è un frutto caro che non puoi
permetterti spesso. Bene. Io ti do una zolletta con una goccia della sostanza
poi una mela. Tu con gli occhi vedrai la mela, ma col cervello il mango.
E sarai certo di mangiarlo poiché ne sentirai l’odore e persino
il sapore. Poiché è sempre il cervello che controlla e regola
i sensi. Capisci ora? Per l’umanità affamata non avrà più
alcuna importanza cosa mangiare, ma cosa SI CREDE di mangiare. Una zolletta
e poi anche lo sterco. Ciascuno sarà convinto di assaporare il più
gustoso dei manicaretti.”
“Vomitevole. Ci vorrà
molto per... “
“Gli studi sono ancora alla
fase iniziale.”
“Sia lode al cielo!” Poi,
come folgorato da una intuizione: “Ma... allora, con chi diavolo ho fatto
all’amore.”
“Importa poco. Per te era
in tutto e per tutto la Muti.”
“Importa poco un cazzo!
Chi?”
Proprio in quel mentre entrò
l’infermiera con la bacinella. Era tutta sorrisi. Aveva un livido al braccio
e indossava una morbida vestaglia di seta sotto la quale si intrevvedevano
soltanto le calze. Le stesse che lui NON aveva tolto ad Ornella. Torse
il muso e scosse il capo come a voler negare l’evidenza. Passò lo
sguardo dalla donna al medico che sollevò le spalle annuendo.
“Una valeva l’altra.”
Vincenzo sussultò.
Poi cominciò a vomitare.
Anche l’anima nella bacinella.
Che non risultò sufficiente.
“Maledizione, signorina,
le ho sempre detto di portare quella più grande. Odio le macchie
di vomito sul parquet.
Se lo rifà ancora
le giuro che la faccio sostituire.” E incavolato uscì dalla stanza
lasciando Vincenzo piegato in due a fissare i resti semidigeriti del suo
pasto e l’infermiera letteralmente terrorizzata per la tremenda minaccia.
* * *
“Calma, calma. Ricominciamo
da capo. C’è una eco... “
“La Eco, con la E maiuscola.”
“Cosa intende, Tilli?”
“Che è la Eco dell’Universo,
professore.”
“D’accordo, d’accordo. C’è
la Eco. Questa ci giunge da ogni direzione. E la nostra bolla-radar in
grado di captarla quasi impazzisce. E’ stata costruita per tentare di rintracciare
l’eco del Big Bang e invece cosa ti combina? Scopre che l’intero Universo
è... come dire?... “
“Riflesso, professore.”
“Riflesso? Sì, grazie,
Tilli.”
“Prego, professore.”
“Il bello è che possiamo
recuperare anche immagini e suoni degli altri pianeti.”
“Per ora soltanto quelli
dell’estrema periferia.”
“Grazie per la precisazione,
Tilli.”
“Prego, professore.”
“Ora, interpolando il tempo
con la variabile logosimmetrica della costante di Rikter e integrando...
“
“Basta solo moltiplicare
il tempo per la velocità.”
“Maledizione, Tilli, vuole
insegnarmi la matematica?”
“Scusi, professore.”
“E usi la P maiuscola quando
si rivolge a me.”
“Mi perdoni, Professore,
non mancherò.”
“Sicchè, in qualche
modo, si è potuto calcolare la distanza tra la terra e il confine
dell’Universo. Ottenendo un raggio di 7,321 x 10 elevato alla 124 chilometri.”
“Esatto, Professore, esattissimo.”
“Moderi l’entusiasmo.”
“Mi perdoni, Professore,
ma è straordinario. L’Universo è una sfera e l’Eco giunge
a noi tutt’intorno. Poichè la Terra è inequivocabilmente
al centro.”
“Cristo!”
* * *
Von Rittencroff si portò
le mani alla testa spaventato. Non poteva credere a tanta potenza. In tre
settimane aveva somministrato alla cavia - Vincenzo - soltanto un milligrammo
della sostanza, e soltanto per sollecitare poche sinapsi.
Eppure il ragazzo aveva
creduto a ciò che esclusivamente il suo cervello poteva vedere,
anzi, sognare di vedere. Il parquet mostrava ancora i segni della sua comprensione.
Ma non era certo questo a spaventarlo. Chissà, forse quel ritrovato
sarebbe stato annoverato tra le droghe senza rischio d’assuefazione, forse
sarebbe stato più semplicemente catalogato come acceleratore delle
capacità creative. Eppure nessuno gli avrebbe mai riconosciuto la
paternità della sintesi di quella sostanza, poichè NON era
sintetica, anzi, DA SEMPRE era presente nel sangue umano.
Un milligrammo aveva permesso
a Vincenzo di sbattersi una mezza dozzina di volte quel cesso di infermiera
convinto fosse la sua adorata attrice. E non era stato un semplice effetto
ottico. Aveva toccato una donna per un’altra, aveva goduto una donna per
un’altra. La domanda era: cosa diavolo avveniva all’interno del cervello
di ogni individuo sottoposto dalla nascita al continuo afflusso di quella
sostanza?
E cosa avveniva durante
la notte quando i freni inibitori comportamentali venivano annullati?
Bisognava indagare, ricercare,
sperimentare.
Fu Vincenzo ad illuminargli
la mente giungendo silenzioso alle sua spalle. Incurante della propria
nudità, col pene penzoloni quasi fosse più schifato e mortificato
di lui, con gli occhi arrossati su un volto pallidissimo mormorò:
“Dottore, ha distrutto un sogno.”
“UN SOGNO? Hai detto UN
SOGNO!” Urlò Von Crippentropp prendendolo per le spalle e scuotendolo.
Un rutto lo costrinse a girare il capo disgustato.
“Mi scusi... lo stomaco...
“
“Tu... tu sogni, allora.”
“Sì, dottore, quella
donna... “
“Un sogno... e se... “ si
portò le mani al capo come a cercare quella quindicina di capelli
rimasti “e se fosse così? Se tutti potessimo dar corpo ai propri
sogni? Cielo!” Si girò verso il giovane: “Vieni con me.”
“Perchè?”
“Dobbiamo continuare l’esperimento.”
“Ma sono a pezzi. Mi vuole
morto?”
“No, steso su un lettino.”
“Cosa? Che intenzioni ha?”
E inorridito si portò una mano sul pube e l’altra sul sedere.
“Devi soltanto dormire,
idiota.”
“Ne ho proprio bisogno.
Ma... soltanto?”
“Sì, devi farti una
bella dormita. Ti darò anche un blando sedativo qualora la mia infermiera
non t’avesse stancato a sufficienza. Ma devi anche fare una piccola cosa
per me. Devi sognare.”
“Sognare?”
“Sì, quello che vuoi,
purchè non sia una cosa normale.”
Il giovane abbozzò
un sorriso: “Ora che mi ci fa pensare sono giorni che faccio un sogno ricorrente.”
“Erotico?”
“Oh, no.”
“Cosa allora?”
“E’ un sogno strano.”
“E’ proprio ciò di
cui ho bisogno. Sentiamo.”
“Poi però non mi
deve prendere in giro.”
“E sputa il rospo, maledizione.”
Vincenzo sobbalzò:
“Sì, subito. Ecco, da quando... vengo in questo istituto trovo quel
piccolo planetario, giù, all’ingresso, con riprodotto tutto il Sistema
Solare.”
“E allora?”
“Ebbene, sogno che la Terra
sia al centro dell’Universo.”
Il medico sollevò
le braccia al cielo: “T’ho chiesto una cosa strana, non pazzesca. Ma come
t’è frullata in testa una simile idiozia?”
“Ho letto un articolo sulla
visione geocentrica della Bibbia, poi Tolomeo... ho pensato che se davvero
fossimo soli, se fossimo i Prescelti, gli Unici Esseri Viventi del cosmo
perchè LUI non ci ha posti al centro dell’Universo? Sarebbe stato
più logico, visto che l’avrebbe creato esclusivamente per noi.”
“Ora basta con le cretinerie.
E pensa a qualcos’altro. Quello che vuoi, sogna di vincere un mare di soldi
al totocalcio o di far diventare le tette di una baldracca di piombo. Qualunque
cosa che sia controllabile.”
Vincenzo annuì: “Per
me va bene. Invece delle tette, posso far diventare di piombo i testicoli?”
“Di una baldracca?!”
“No. C’è un tipo,
un rompiballe. Mi farebbe un immenso piacere fargli uno scherzo del genere.”
Von Hoggerfrogg ghignò:
“Ottimo, Adesso dormi.”
Vincenzo sbadigliò:
“Non sarà necessario un sedativo.”
“Che Maometto sia lodato!”
“Ma se ci fosse un po’ di
musica rilassante... “
Un violento calcio lo centrò
nel fondoschiena e lo fece ruzzolare sino al morbido letto della stanza
dopo aver lucidato il pavimento con la faccia. Il dottore lo raggiunse
subito e lo fece distendere sul letto.
Nell’aria stagnava un agre
sentore di vomito.
* * *
“E non è tutto, proprio
non è tutto. Mi corregga, Tilli, in caso di errore. Alla Terra giungono
gli echi dei pianeti.”
“Esatto, Professore.”
“Tilli, le ho detto di correggermi
in caso di errore, non di confermare le mie ovviamente precise asserzioni.”
“Scusi, Professore.”
“Dicevo, ci giungono anche
le immagini dei pianeti a sovrapporsi alla nostra Terra. Orbene, si può
affermare con sufficiente sicurezza che la Terra, in origine, era l’UNICO
PIANETA ABITATO. Poi è accaduto qualcosa che non siamo in grado
di capire: i pianeti gradatamente si sono... animati, e di punto in bianco.
Assurde forme di vita fanno la loro apparizione su pianeti sterili, inospitali,
forme di vita molto simili a quella umana, ma abnormi, pazzesche.
Eccone una, la guardi, anzi
ve ne sono due, no tre, quattro, guardi, su quel pianeta, no, non lì,
a destra, sì, proprio quello, che s’ingigantisce a vista d’occhio
e che ci viene incontro quasi lo stessimo sorvolando con un aereo stratosferico
velocissimo, e ora si sovrappone alla Terra, per fermarsi... ecco, guardi
lì, c’è una città che assomiglia alla nostra, ma...
pazzesco, la gente cade in buchi neri, precipita come in un incubo. E lì,
a sinistra, un uomo che si trastulla con alcune splendide donne... lì,
guardi, in basso, quell’uomo che viene osannato, portato in trionfo da
una folla acclamante. E quella donna, che vede schiattare di rabbia un’altra
donna. E allora, Tilli, guardi...
Ma sta guardando?”
“Non posso, Professore,
nella captatrice c’è lei.”
“Vorrebbe esserci lei, forse?”
“No, anzi da come descrive
tutto è meglio che vedere. Una cosa mi pare certa. Gli altri mondi
dell’Universo, ovunque essi siano, subiscono l’immagine della Terra, e
la gente che li popola è la stessa che popola i sogni degli uomini.”
“Cielo, Tilli, si rende
conto di quello che ha detto?!”
“Io?... Beh... era una sciocchezza...
io non vol... “
“Il suo pensiero è
stato grande.”
“Non capisco.”
“Non capisce? Un Universo
i cui mondi siano progressivamente popolati dai SOGNI DEGLI UOMINI. Questo
lo capisce?
Straordinario, poeticissimo,
sublime.”
“Mi confonde, Professore.”
“Certo che se le mie parole
non avessero stimolato la ricettività della sua mente... “