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Una volta Vittorio Catani dormì
per un paio di notti a casa mia: lui e io nello stesso
letto, dato che non posseggo una camera per gli ospiti.
Che brividi di fantascientifico erotismo! Comunque,
il lato triste è che dopo che lui fu ripartito
per Bari scopersi che mi mancavano tre calzini sinistri
(buchi e sporchi; c'era ancora da fare il bucato) e
i miei adorati boxer coi Puffi. Uno non si aspetterebbe
simili miserie da un fine uomo di lettere, e probabilmente
si tratta solo di irrefrenabili crisi di cleptomania,
però insomma se date ospitalità a Vittorio
nascondete l'intimo che più vi è caro.
Il marrano non ha pietà.
Sono stato il mallevadore del suo primo libro, L'eternità
e i mostri, nel remoto 1972. All'epoca lo conoscevo
solo di nome; Gianni Montanari e io avevamo assunto
da poco la cura di "Galassia". Vittorio spedì
in redazione il racconto lungo Breve eternità
felice di Vikkor Thalimon, che adorai, così
gli chiesi altri materiali per dedicargli un intero
fascicolo. Il resto è storia. Nei secoli, mi
è poi capitato altre volte di fargli da editor,
e ricordo con particolare soddisfazione un suo secondo
racconto lungo, Il pianeta dell'entropia, apparso
su "Robot" nel 1978: rielaborò la stesura
originale accogliendo alcuni miei consigli, e ne venne
fuori una cosa tra le più potenti della sua intera
produzione. Da ascrivere al suo meglio assieme al romanzo
col quale vinse il primo premio "Urania",
Gli universi di Moras, e al recente volume a
mezza strada tra saggistica e fiction Accadde...
domani (un libro che si segnala soprattutto per
il fulgore della mia introduzione, ma anche il resto
non è male).
Come dice sempre mia moglie, che gli vuole bene quanto
gliene voglio io, Vittorio appartiene a una specie della
quale sopravvivono pochi esemplari, il genuino "gentiluomo
del sud": signorile d'aspetto e di modi, d'animo
candido e nobile, votato ad alti ideali quali l'integerrima
onestà, l'insaziabile curiosità intellettuale,
e l'imperterrita serietà. E' certo vero che mi
è capitato talora di vederlo persino sghignazzare,
ma da un'intera vita gli ripeto che ogni tanto dovrebbe
diventare meno serio, e magari anche un pizzico meno
integerrimo: e che diavolo, l'eccesso di virtù
confina pericolosamente col vizio. Ma lui niente, più
testardo di un mulo. Anche se appare evidente che i
suoi clamorosi furti di pedalini rappresentano la riscossa
di un inconscio che ha un poco di voglia di scoppiare.
Scrive benissimo, e scrive cose intelligenti, ponderate.
La passione politica si sposa in lui alla capacità
di narrare storie ad alto tasso di tensione drammatica,
con lancinanti sottofondi di dibattito etico. Un autore
a trecentosessanta gradi. Negli ultimi anni, da quando
è andato in pensione (faceva il bancario, e io
da sempre mi chiedo come abbia potuto resistere. Mah),
coltiva una particolare propensione per la narrativa
cyberpunk e per l'indagine su tecnologie e scienze di
confine, com'è ben testimoniato da Accadde...
domani. Un cervello che rifiuta di adagiarsi sugli
allori, e che anzi fa di tutto per continuare a spingersi
oltre, è segno di doti non comuni. Okay, ormai
si sarà capito, a volte Vittorio mi incute una
certa paura nella sua perfezione. Per fortuna, a livello
quotidiano è sprovvisto di memoria in una misura
sconcertante, e credo sia soprattutto questo a farmelo
apparire ancora umano e non iperuranico.
E' da poco entrato nella celebre associazione dei Jurassians,
fondata un paio di anni fa da Ugo Malaguti (Presidente
A Vita), Giovanni Mongini e me (Tirapiedi Emeriti del
Presidente). In una delle sue epiche e frequentissime
trasferte ferroviarie, Vittorio si è recato a
casa di Mongini, a Salara, in provincia di Rovigo, e
ha subito il rito d'iniziazione, che consiste nel mangiare
la salama da sugo di Ferrara senza restarci secchi.
Vittorio è più vivo e vegeto che mai,
come tutti noi Jurassians, dinosauri della sf italiana
che non intendono togliersi dai piedi nell'immediato
futuro.
Caro Vikkor, che altro dire di te? Ringrazio il fato
che mi ha concesso la gioia di condividere con la tua
persona questo particolare segmento di continuum spaziotemporale
e ti abbraccio con tutto il mio affetto.
Per sempre tuo,
Vic Curtoni
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