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Nota Introduttiva di Ugo Malaguti
all'articolo Un trentennio di narrativa fantastica
in Puglia: 1969-2000, di Vittorio Catani, e al racconto
di Catani Nella sfera ("Nova Sf*" n. 47, febbraio
2001, Perseo Libri; rubrica "Come eravamo").
Più che un "come eravamo",
questo ottavo capitolo di una serie che ci ha già
portato a conoscere risvolti, particolari, sogni e speranze
di anni importanti per la fantascienza italiana può
essere meglio descritto come un "come siamo ":
perché il gruppo pugliese di appassionati e operatori
del settore, formatosi diversi lustri or sono intorno
a Vittorio Catani, a Eugenio Ragone, e altri esponenti
della prima ondata di scrittori e lettori di quella
regione, non ha affatto cessato la sua attività,
anzi sembra oggi più ricco e attivo che mai:
e intorno ad esso si aggregano sempre nuovi amici, uniti
da un'idea di "essere " e "fare"
che fin dai primi tempi mi colpì favorevolmente,
e che trova ben pochi riscontri nel cosiddetto fandom
(che poi, in questi casi, fandom è solo per comodità
di definizione).
Conosco da una vita Vittorio Catani: mi è sempre
piaciuto, come scrittore, e come persona. È infatti
uno dei personaggi più profondi, da un punto
di vista umano, che io abbia conosciuto in tanti anni
di attività letteraria. Scrittore, con all'attivo
romanzi e racconti, tra i quali alcuni autentici gioielli,
saggista validissimo, per non parlare delle molte altre
attività delle quali lui stesso ci parla in questo
articolo, ha la rara capacità di saper ascoltare,
cosa inconsueta in un ambiente nel quale tanti, troppi
si parlano addosso; e di sapersi mettere in discussione,
pronto a osservare le cose da ogni angolazione, attento
a cogliere di ogni situazione i vari aspetti, a confrontarli
con le proprie idee, ad accettare e capire gli altri
in maniera profonda e sincera.
Gli avevo chiesto di scrivere la storia del gruppo barese
(così continuo a chiamarlo, ricordando i vecchi
tempi, quando Vittorio passava da Bologna e si fermava
- qualche volta in situazioni difficili, ricordi, Vittorio?
- negli uffici della Libra
Editrice, magari lasciando ad attenderlo in macchina
la famiglia e poi infervorandosi tanto nelle discussioni
e nelle considerazioni che toccavano decine e decine
di argomenti, dai più semplici ai più
complessi, da dimenticare che il tempo scorreva; e ricordando
un altro esponente di quel gruppo, Paolo Todesco, trasferitosi
poi da Bari a Bologna e diventato preside di Chimica
Industriale all'Università, ma che del periodo
barese aveva conservato ricordi ed emozioni che era
riuscito a trasmettere anche al disincantato sottoscritto)
invitandolo a mettere in risalto, se possibile, anche
le emozioni, le speranze, le delusioni vissute personalmente.
E Vittorio mi ha preparato un elenco di fatti e di nomi,
di eventi e di risultati, quasi oggettivandosi nel descrivere
quei momenti, senza rilevare - ma cercherò di
farlo io per lui - che tutto quanto realizzato da questo
gruppo, a pensarci bene, farebbe l'invidia di qualsiasi
movimento letterario organizzato: anche perché
spaziando tra i mezzi di espressione, aggregando personaggi
e ambienti sempre nuovi, Vittorio e i suoi amici non
hanno mai cessato di dare della science fiction quell'immagine
di soluzione letteraria ed emotiva a un conflitto tra
culture che non ha ragione di esistere in un'epoca come
la nostra, ma che molti, troppi, si ostinano ad accentuare
forse perché non hanno nessuno, come gli amici
pugliesi, che compia un'opera seria, appassionata, utile,
per aprire ciò che pensiamo di possedere al maggior
numero di ambienti e di interlocutori possibili.
Ma se Vittorio non ha voluto aggiungere i commenti che
ho messo io al suo posto, per leggerne la parte più
viva, più intensa, più personale, ho pensato
di fargli scegliere un suo racconto che possa accompagnare
la storia del gruppo barese degli amici della science
fiction.
Vittorio mi ha inviato Nella sfera [Nota di "Intercom":
la precedente edizione risaliva al 1972, nella già
citata antologia personale L'eternità e i
mostri]. E l'incantesimo di una prosa struggente,
intensa, personalissima ci afferra di nuovo.
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