VITTORIO CATANI: LE MOLTE FORME DELLA FANTASCIENZA
[Dall'omonimo articolo di G.F. Pizzo apparso
su "Il Giornale dei Misteri" del novembre
1990. Nel febbraio dello stesso anno era stato pubblicato
il romanzo di Catani vincitore della prima edizione
del Premio Urania.]
Vittorio Catani è nato a Lecce il 17 luglio
del 1940 e vive a Bari, dove lavora come direttore di
un'agenzia della Banca Commerciale Italiana; è
sposato, ha due figli, e nonostante la famiglia e gli
impegni di lavoro riesce a trovare il tempo per dedicarsi
a varie attività culturali, sempre nell'ambito
del fantastico, di cui la principale è appunto
scrivere narrativa. Come si vede dalla data di nascita,
Catani appartiene a quella che si potrebbe definire
la generazione di mezzo della science fiction italiana,
che cominciò ad essere attiva nella metà
degli anni Sessanta, quella cioè dei nati tra
il 1940 ed il 1950, anche se dal punto di vista della
storia editoriale è minore il divario che separa
questi scrittori da quelli della cosiddetta prima generazione
(Aldani e Pestriniero, cui ho dedicato i precedenti
articoli, e poi Sandrelli, Falessi, Vicario, Gasparini,
Rinonapoli, Viano etc.), dato che fino alla fine degli
anni '50 non esisteva praticamente una produzione autoctona
di Sf.
Come molti altri autori, Catani esordisce pubblicando
racconti brevi in appendice alle riviste "Galaxy"
e "Galassia", dell'Editrice La Tribuna di
Piacenza, in uno spazio che era poco di più di
una rubrica riservata ai racconti dei lettori. Non passa
però molto tempo che i suoi scritti trovano collocazioni
più gratificanti, almeno ogni volta che le condizioni
del mercato lo permettono, perché ancor oggi,
nel 1990, pur di vedere pubblicate le proprie opere
i nostri scrittori di fantascienza sono costretti a
rivolgersi alle iniziative amatoriali, ciclostilate
e di limitatissima tiratura. Una situazione che assieme
a molti altri lo stesso Catani ha più volte condannato,
accusando i nostri editori di miopia intellettuale nel
non consentire agli autori nazionali uno spazio adeguato
in cui esprimersi. Aggiungerò che il Nostro è
stato tra le più illustri vittime di questa situazione,
e che il Premio Urania è giunto opportuno a coronare,
più che una costanza di impegno, una vera scelta
di vita durata parecchi anni.
Ma torniamo ai dati storici. Dopo i primi racconti,
tra cui chi scrive ricorda in particolare Jeremy
Mustwill (su "Galassia" n. 174, 1971),
Catani ha l'opportunità di pubblicare un intero
libro nel 1972, proprio su "Galassia" (n.
168), una collana in quel periodo particolarmente ben
disposta verso la science fiction italiana. Si tratta
di L'eternità e i mostri, un'antologia
personale che raccoglie il lungo racconto Breve eternità
felice di Vikkor Thalimon e altre tre sue storie.
Nel 1976 appare il romanzo breve Attentato all'Utopia
(in "Nova SF Speciale Italia", Libra editrice).
Il 1977 è l'anno di un altro romanzo breve, Il
pianeta dell'entropia, su "Robot" n. 22
(ed. Armenia). Nel 1978 Catani è presente con
il racconto Davanti al Palazzo di Vetro nell'importante
antologia "Universo e dintorni" (Garzanti)
curata da Inìsero Cremaschi, che è una
perfetta fotografia della fantascienza italiana degli
ultimi anni. Queste ultime tre sono opere "impegnate",
di denuncia sociale e politica, che si distaccano nettamente
dalla primissima produzione di Catani, ancora riservata
alla rivisitazione di temi classici, sebbene con qualche
pizzico di sperimentalismo linguistico. Ed è
un peccato constatare che la dimensione che più
si adatta alla tematica di Catani, quella del racconto
lungo o appunto del romanzo breve, sia anche la più
penalizzata dal punto di vista editoriale, costretta
a essere inserita in riviste o antologie miscellanee
che ne limitano la specificità.
Contemporaneamente, per tutta la seconda metà
degli anni '70, appaiono diversi racconti, mentre alcuni
dei primissimi vengono ristampati. Ancora una volta
le collocazioni non sono le migliori, visto che la maggior
parte di essi trova spazio in appendice alla collana
da edicola riservata alle avventure di Perry Rhodan,
e qualcuno su pubblicazioni amatoriali. A bilanciare
in parte la situazione, qualche titolo esce sulla prestigiosa
"Nova SF": vorrei in particolare segnalare,
sul n. 29 di questa rivista, il bellissimo Tre per
uno, storia terribilmente anticipatrice di manipolazione
genetica.
Nel decennio successivo la situazione editoriale sembra
migliorare, e Catani trova maggiori spazi per i suoi
racconti, anche al di fuori dell'editoria specializzata.
Il suo nome appare su quotidiani quali "La Gazzetta
del Mezzogiorno" e "L'Unità",
su riviste di vario genere come quella di informatica
"Bit", inoltre l'Autore è più
volte finalista in concorsi, ad esempio il premio Montepulciano
(organizzato dal circolo culturale Il Borghetto, di
Montepulciano): le antologie dei relativi racconti premiati
sono poi pubblicate da Edizioni Luì, e dalla
Perseo Libri. Inoltre, Catani ha traduzioni all'estero
ed è presente nella raccolta Pianeta Italia
della Perseo. A coronare tutta questa attività
narrativa è giunta proprio a febbraio di quest'anno
la vittoria alla prima edizione del Premio Urania, che
gli ha permesso di presentare nel n. 1120 della nota
collana mondadoriana il romanzo Gli universi di Moras:
un'opera sofferta e coinvolgente, che riesce a coniugare
avventure in universi paralleli con riflessioni politiche
e morali.
Ma negli anni Ottanta Catani ha anche allargato molto
il suo campo d'azione, intensificando una serie di attività
culturali peraltro svolte anche precedentemente. In
questo periodo, infatti, egli si dedica di volta in
volta a esperienze diverse tutte tese per lo più
a propagandare la fantascienza in ambito locale, presso
un pubblico non necessariamente di "addetti ai
lavori". Intanto si dedica alla saggistica, sia
collaborando a seminari universitari, sia effettuando
conferenze presso varie associazioni culturali baresi,
sia scrivendo articoli; in particolare egli, da appassionato
di musica, esplora il rapporto tra quest'arte nelle
sue varie forme (classica, leggera, colonne sonore,
jazz) e la fantascienza. Tra i risultati val la pena
di segnalare almeno la voce Musica e fantascienza
nella Grande Enciclopedia della Fantascienza, edita
da Del Drago. Con l'amico fraterno Eugenio Ragone, coautore
di alcuni suoi racconti (Il grande gioco, Il giardino
negato), e con Antonio Scacco, nel 1985 compila
per le edizioni Dedalo un validissimo libro sulla sf,
Il gioco dei mondi, che l'anno seguente vince
il Premio Italia per la saggistica in volume e che si
segnala per l'originalità dell'approccio e l'impostazione
d'insieme (ne Il gioco dei mondi la fantascienza
viene esaminata come "letteratura di idee",
e quindi viene affrontata passandone in rassegna il
cospicuo patrimonio di tematiche e idee espresso in
un sessantennio, volutamente soprassedendo a metodologie
critiche più à la page quali quelle
strutturalistica o psicanalitica).
Con gli stessi amici di percorso (ma Antonio Scacco
si distaccherà presto per dar vita alla sua fanzine
"Future Shock") e con altri tra cui Donato
Altomare, Vincenzo Cucinella, l'illustratore Cosimo
Trisolini, Massimo Conese, Roberto de Marinis, Catani
contribuisce alla fondazione di un club - attorno al
quale ruotano un po' tutte le iniziative che stiamo
citando - e alla creazione di una fanzine, chiamata
"THX 1138" in omaggio all'omonimo romanzo
di Ben Bova (poi anche film di George Lucas), pubblicazione
che dura per sei numeri e che si distingue nel panorama
italiano per il piglio molto professionale, la validità
degli interventi critici, il valore dei racconti pubblicati,
l'impianto grafico. Ancora con l'inseparabile Eugenio
Ragone, e con Roberto de Marinis, Rita Perillo, Maria
Ragone, dà vita a un gruppo, Drincon 2, specializzato
nella riduzione per la scena di racconti fantascientifici,
e che allestisce vari spettacoli presso teatri, programmi
presso tv e radio pugliesi. Drincon 2 produce anche
un'audiocassetta (Voci dal domani) contenente
la riduzione di sette fantastorie, tra cui Il sentiero
dello stesso Catani e Quel giorno a Manhattan
di Catani e Ragone: oltre a recitare, Catani si occupa
della scelta delle musiche, mentre Ragone cura la regia
(per acquistare la cassetta si può scrivere a
Eugenio Ragone, via Pessina 23, 70125 Bari).
Ho descritto tutte queste attività per mostrare
la poliedrica personalità di Catani, ma quello
che qui ci interessa - anche per la maggiore possibilità
di accesso - è la sua produzione narrativa. In
un'intervista di qualche anno fa, l'autore dichiarava
di considerare sue cose migliori Breve eternità
felice di Vikkor Thalimon, Attentato all'utopia, Il
pianeta dell'entropia (cioè i romanzi brevi)
e i racconti Davanti al Palazzo di Vetro e Tre
per uno. Crediamo che oggi, nel 1990, egli non abbia
cambiato idea, e che semmai a quelle opere possa aggiungerne
qualcuna più recente, in particolare Gli universi
di Moras: non foss'altro perché è
il suo primo romanzo, e poi perché un romanzo
è sempre un lavoro particolarmente impegnativo.
Comunque sia, personalmente sono d'accordo nell'indicare
in queste le sue opere più significative.
Nei primi racconti, come già ho scritto, c'è
la inevitabile subordinazione a modelli americani, sia
pure con il ricorso a personali tecniche stilistiche.
Breve eternità felice di Vikkor Thalimon
(il romanzo breve dell'antologia L'eternità
e i mostri), si ispira invece a certe pagine di
Hemingway e mostra una particolare attenzione per la
figura del protagonista. In questa storia si evidenzia
inoltre un uso di simbolismi che nascono dalla contrapposizione
tra la personalità del protagonista medesimo
e la sua avventura su un lontano pianeta, a caccia di
un animale irraggiungibile la cui cattura gli costerà
la vita.
È con la produzione dalla seconda metà
degli anni '70 che Catani compie una sua svolta, mostrando
attenzione ai problemi politici e sociali e coniando
persino una definizione di certa sua produzione (il
riferimento è al Pianeta dell'entropia):
"fantamarxismo". Non pretende infatti il marxismo
- scrive l'autore - di essere una scienza? In
verità, la visione di queste storie di Catani
mostra una propensione a metà tra marxismo e
dottrina anarchica. Sotto la forma di narrazioni ambientate
in altri gruppi e/o altri spazi, l'autore mette quindi
in evidenza alcune contraddizioni della società
e racconta degli sforzi, spesso insufficienti, di personaggi
che si adoperano per una società più a
misura d'uomo. Un'impresa narrativamente non semplice
e insolita, che comunque resta valida e interessante:
insomma, Vittorio Catani è l'ennesima dimostrazione
che la fantascienza, se correttamente utilizzata come
modulo narrativo, può far riflettere e far divertire,
contemporaneamente.
Gian Filippo Pizzo
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