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First Man on Urania: Vittorio Catani
Nel 1990 Vittorio Catani fu il primo
autore italiano a essere pubblicato su Urania dopo il
lunghissimo intermezzo anglofilo della gestione Fruttero
& Lucentini. Il primo ad apparire senza uno pseudonimo
esotico. Catani vinse la prima edizione del Premio Urania
voluto dal nuovo curatore Gianni Montanari con un romanzo
intitolato Gli universi di Antonio Moras, che
per ragioni di marketing divenne Gli universi di
Moras (chissà che qualche potenziale lettore
sprovveduto lo scambiasse per uno di quei grotteschi
nomi di moda nel fantasy: Gli universi di Zuddas,
Cronache degli universi di Zedda Piras). E subito
per la fantascienza italiana iniziò un'altra
era. Quella dell'editoria specializzata? No, no. Quella
della considerazione presso gli editor? Non fatemi ridere.
Si aprì l'Era del Tiro al Piccione. Qualunque
lettore con la puzza al naso - e i fan di fantascienza
hanno quasi tutti la puzza al naso - abituato a bere
come oro colato le nefandezze narrative degli scrittori
americani, cominciò a criticare il primo uomo
su Urania. Catani? Uhm, sì, non è male.
Catani? L'ho comprato ma non l'ho ancora letto. Catani?
C'è poco da fare, gli italiani non sanno scrivere
sf.
Ancora non esistevano le mailing list, altrimenti sarebbero
rimasti documenti scritti a testimoniare l'inizio dell'Era.
Però il significato, il senso dell'accoglienza
a Gli universi di Moras era lo stesso: un italiano
su Urania? Spiacente, non appartiene alla mia parrocchia.
Scatta un meccanismo di invidia, invece che di imitazione.
Anziché stimolare una sana competitività,
un desiderio di emulazione che aumentasse l'offerta
di autori sul mercato, la vittoria di Catani rese contemporaneamente
più accessibile il mondo editoriale e più
meschino l'atteggiamento dei lettori potenziali autori.
Ed è un peccato. Un peccato, perché il
primo uomo su Urania ha davvero scritto un ottimo romanzo,
un'avventura eterogenea di storia di viaggi nel tempo
e space opera, con ambientazione italiana, costruendo
una propria mitografia senza paragoni. Un profondo omaggio
al futuro, o meglio a un futuro parallelo, in cui una
volta tanto l'elemento esotico non sono improbabili
medioevi futuri bensì una Turchia parallela.
Una Turchia?, dirà qualcuno. Una Turchia?
Ebbene sì, una potente storia che strizza l'occhio
a oriente, e rimane a lungo nella memoria del lettore.
C'è un uso disinibito dell'erotismo, ci sono
personaggi dolci e spessi, ci sono amore e morte, c'è
la tecnologia e c'è la scienza, tutto ciò
che un lettore di fantascienza potrebbe desiderare da
un autore italiano ma non ha mai desiderato chiedere.
Ma evidentemente non era abbastanza. Iniziava una nuova
era, Catani ne fu solo il primo profeta; su Urania apparvero
poi numerosi italiani, la maggior parte dei quali, lo
ammetto, mi hanno lasciato decisamente insoddisfatto.
Mi piace perciò ricordare Vittorio Catani non
solo come First Man on Urania, ma anche come il più
bello tra i romanzi italiani.
Vercelli, 16 settembre 2002
Franco Ricciardiello
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