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Sono figlio, come fan, di un altro Vittorio,
tale Curtoni, stregato come molti altri dal suo famoso
articolo Una notte altrove, apparso su "Robot"
nell'agosto 1976.
Fino ad allora le mie pubbliche apparizioni si limitavano
a qualche "incontro" con "Nova SF".
L'articolo era un peana del fandom e delle convention
e mi convinse a provare. Fu così che l'anno successivo
mi misi in marcia verso Ferrara per partecipare alla
mia prima convention, e lì incontrai per la prima
volta Vittorio (ovvero Vikkor, come talvolta mi viene
di chiamarlo dal nome di un suo famoso personaggio)
Catani. È facile nelle riunioni del fandom darsi
del tu, ma naturalmente l'amicizia è un'altra
cosa. L'amicizia di solito nasce dalla frequentazione
(non necessariamente fisica), dalla comunanza di idee,
di passioni e di progetti. Non abbiamo comunanza di
idee (spero che questo chiarimento sollevi Vikkor),
ma ci frequentiamo, abbiamo la stessa passione per la
fantascienza, e condividiamo qualche progetto.
Vikkor nonostante l'aspetto fisico, sembra un vichingo,
un vichingo gentiluomo, sempre appassionatamente berserker.
Ho sempre pensato fosse pugliese, ma solo di recente
ho appreso che a Lecce è solamente nato. Mi rimane
il mistero della vera origine, cosa non importante,
tuttavia.
Ho sempre apprezzato gli scritti di Vittorio, anche
se non sempre concordo con le soluzioni proposte.
Spesso abbiamo avuto anche (e probabilmente avremo)
discussioni accese (e sempre probabilmente epistolari),
ma sulla sua onestà in tutti i sensi non ho mai
avuto modo di dubitare. Quello che era semplice cameratismo
(il fandom accomunato alle caserme?, certo il termine
può non essere adatto, ma non trovo un termine
più acconcio, e inventare un neologismo - che
so: compagnismo - per non urtare la suscettibilità
di un amico, mi sembra eccessivo) è diventata
vera amicizia, specie a partire dal 1987, all'Italcon
di Montepulciano II.
Da quell'anno ci siamo visti un po' più spesso,
abbiamo avuto più occasioni di discussione. Nel
1990 abbiamo partecipato assieme alla WorldCon olandese.
I contatti si sono intensificati con l'esplosione di
Internet. Ci siamo ritrovati sulla medesima lista di
posta, poi a collaborare con "Delos", e i
primi rari contatti epistolari si sono fatti più
intensi.
Auspice spesse volte Curtoni (un altro amico ritrovato
per merito di Internet) gli incontri fisici si sono
fatti più frequenti, specie dopo che Vikkor ha
deciso di ritirarsi dal lavoro e di dedicarsi alla letteratura.
Se con la letteratura, magari di fantascienza, fosse
stato possibile mantenersi in modo dignitoso, Vittorio
avrebbe avuto tutti i titoli per sceglierla come professione.
Ma con la fantascienza non si campa.
Nonostante ciò ha affrontato sempre in modo molto
professionale le sue iniziative in favore della fantascienza.
Se esiste un "polo pugliese", molto del merito
va a lui (e all'inseparabile amico Ragone; spesso li
pensavo come un tutto unico).
Grazie al suo interessamento, la fantascienza è
di casa sulla "Gazzetta del Mezzogiorno" -
quotidiano del Sud, stampato a Bari - ma non solo. Nel
corso degli anni ha fatto pubblicare (e retribuire,
se non erro) molti italiani più o meno famosi
e ha dato spazio a diversi illustratori del fantastico.
Le possibilità organizzative al Sud sono sempre
state modeste (per preparare anche un piccolo incontro,
occorrono pur sempre un minimo di risorse economiche
o l'interesse delle amministrazioni locali), e l'organizzazione
di una ItalCon a Bari continua a rimanere un sogno.
Vittorio oltre che un buon scrittore (con punte di ottimo)
è un notevole divulgatore scientifico, che utilizza
spesso la fantascienza come mezzo. I suoi raccontini
(alcuni dei quali sono stati raccolti dall'autore in
Accadde
domani) tuttora pubblicati sulla
"Gazzetta" sono estrapolazioni di scoperte
scientifiche o situazioni sociali che presuppongono
la necessità di documentarsi. E nonostante non
abbia una formazione scientifica, tratta i fatti della
scienza con estrema competenza.
È anche ecologista convinto ed ha affrontato
i temi della natura nel modo che gli è più
congeniale: fantascientificamente.
Ha scritto un solo romanzo, Gli universi di Moras,
vincitore del primo Premio Urania e che dovrebbe, se
l'editore non ha cambiato idea, essere ristampato a
breve.
È un'opera che si legge ancora adesso con interesse,
anche se alcune precisazioni e una revisione sarebbero
auspicabili. Vittorio ha delle idee buone e sempre nuove,
cosa rara in un panorama che vede spesso ripetere all'infinito
la stessa trovata.
Le sue conferenze sono sempre un piacere. Non solo vogliono
dire, e lo dicono, qualcosa (non capita a tutti; certuni
parlano per ore senza dire niente), ma sono brillantemente
"recitate". Sono, più o meno in piccolo,
veri spettacoli intelligenti.
Con tutti questi pregi è un vero peccato che
non la pensi come me, ma d'altra parte il mondo sarebbe
un luogo noioso (che banalità) se tutti la pensassimo
allo stesso modo.
Ernesto Vegetti
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