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"L'eternità e i mostri"
antologia personale di racconti
"Galassia" n. 168, La Tribuna 1972,
pagg. 139,
Lire 400
recensione di L.F. [Lorenzo Ferrero?] su "Pianeta"
n. 48, settembre-ottobre 1972, pagg. 148-149 (ed. Compagnia
Editoriale).
È uscito per la nota collana di
fantascienza "Galassia" il libro di Vittorio
Catani "L'eternità e i mostri". Che
si tratti di un buon libro, ne dà garanzia la
collana stessa, il cui merito principale è di
presentare non tanto quel tipo di narrativa di consumo
in cui astronavi, galassie, marziani, pianeti e mostri
sono semplici decorazioni esterne di una struttura da
poliziesco o da "superspia", ma di promuovere
principalmente lavori che si distinguono per il valore
letterario e una certa profondità d'intenti e
significati, più ancora che per il ritmo avvincente
del racconto.
Vittorio Catani, avverte l'introduzione, si interessa
da sempre alla fantascienza; il suo stile ricco di vocaboli
rari o desueti, talvolta decisamente e organicamente
arcaico, avvicina i suoi scritti a certa neoletteratura
italiana, e così pure le sue citazioni di libri
inesistenti, per ognuno dei quali costruisce un piccolo
particolare universo linguistico. Il romanzo Breve
eternità felice di Vikkor Thalimon racconta
di un viaggio avventuroso su un pianeta la cui ecologia
è ancora parzialmente sconosciuta, i cui abitanti
sono cordiali ma incomprensibili: come sempre, è
la caparbia "curiositas" dell'uomo che lo
porta alla morte (un Ulisse interplanetario pieno di
nostalgie...)
Seguono tre racconti. I mostri, il primo, è
in fondo un'amara riflessione sui limiti della psiche
umana e sulla incapacità nostra di prevedere
fino in fondo le conseguenze cui possono portare le
nostre invenzioni. Nella sfera, il secondo, è
una riflessione parapsicologica collocata nel mondo
senza tempo dei girovaghi. Infine La vita di Marion,
lasciando più spazio agli effetti narrativi,
si impegna nel problema psicologico del rapporto con
gli "alieni" e indica in modo divertente o
addirittura grottesco come essi potrebbero intervenire
nelle vicende del nostro pianeta.

Su "L'eternità e i mostri"
da: Vittorio Curtoni
"Le frontiere dell'ignoto. Vent'anni
di fantascienza italiana",
pagg. 174-77
Edizioni Nord,
Anno 1976.
Il fascicolo si apre col racconto lungo
Breve eternità felice di Vikkor Thalimon,
che riprende il titolo da uno dei "Quarantanove
racconti" di Ernest Hemingway, Breve la vita
felice di Francis Macomber. La parentela con Hemingway
non si ferma, com'è ovvio, al titolo: sia Thalimon
che Macomber sono personaggi inquieti, insoddisfatti,
che cercano il senso della vita nella sfida eroica a
un ideale irraggiungibile. Macomber insegue nelle foreste
africane l'ombra gigantesca del bufalo, e ne resta ucciso;
Thalimon, nelle foreste di un pianeta straniero, insegue
un animale mitico, il taoin (che si rivelerà
poi essere un equivalente della fenice delle leggende
terrestri).
La dialettica fondamentale del lavoro di Catani è
tutta in quella opposizione uomo-ambiente che la sua
prosa riesce a rendere con grande icasticità:
gli alberi altissimi, i fiori dai colori strani, le
savane desolate che si alternano sul pianeta Toba Srom
non cedono di un millimetro all'avanzata di Thalimon.
Anzi, è proprio l'uomo che deve adeguarsi alla
misura di ciò che lo circonda, trasformandosi
poco per volta in un essere incosciente, staccato dal
normale scorrere del tempo, perso in un paesaggio che
non è il suo. Thalimon pensava di trovare un
rifugio alla monotonia della vita terrestre, ormai completamente
asservita al predominio tecnologico; invece ha incontrato
un ambiente diverso, ostile, e ne è diventato
schiavo.
Il tema non è di per sé nuovissimo, ma
Catani, narrando la storia dall'interno, senza fornire
spiegazioni logiche troppo precise, ne ha ottenuto un
risultato molto personale. In primo luogo, credo, il
lettore non sa sottrarsi al fascino misto a repulsione
che la foresta di Toba Srom gli ispira: le immagini
che si presentano al protagonista, le sue impressioni,
hanno una forza di penetrazione quasi dolorosa. In certi
momenti sembra di trovarsi davvero di fronte a quell'inestricabile
groviglio vegetale, ci si avverte prigionieri di un'entità
indifferente e crudele. A tratti Catani ha inserito
nel corpo della narrazione brevi frammenti di libri
immaginari, che vertono appunto sull'ecologia del pianeta:
un altro modo di rendere tangibile la realtà
dell'ambiente, illuminandolo attraverso minuziose analisi
scientifiche (o pseudo-scientifiche).
In contrapposizione all'opprimente corposità
del pianeta stanno da una parte il taoin, il mitico
animale che Thalimon è deciso ad uccidere, e
dall'altra la droga che erode grado per grado le strutture
del reale. Entrambi gli elementi rappresentano, nell'economia
del racconto, il processo di fuga dall'invadenza del
mondo esterno. Non può esistere però (è
questa l'idea che emerge dal lavoro di Catani) nessuna
sorta di compromesso fra l'uomo e la realtà:
Thalimon precipita sul fondo di un canyon quando sta
per uccidere il taoin, e la droga gli fa vivere, nei
pochi secondi che precedono la morte, un'eternità
di assurde visioni, durante la quale il suo ego si espande
all'intero cosmo e s'identifica con dio. Il prezzo che
si deve pagare per qualche attimo (sia pure esteso all'infinito)
di gioia è la morte; e questo è inaccettabile,
come capiscono benissimo i tre ingegneri minerari terrestri
che ritrovano il cadavere.
D'altronde, anche la pura e semplice realtà non
si può accettare per quello che è: sia
la Terra che Toba Srom appaiono come due mondi impossibili
da sopportare, l'uno reso freddo e disumano dalla preponderanza
della tecnologia, l'altro estraneo e minaccioso pur
nell'incontaminata verginità dei suoi paesaggi.
Entrambi tendono a schiacciare l'individuo, a modificarlo
secondo le proprie esigenze, e poco importa che i metodi
e i fini divergano. In questo stato di cose, l'atteggiamento
più sicuro è forse quello dei tre ingegneri
minerari: sopportazione, a volte indifferenza, spesso
noia. La vita non offre soluzioni più allettanti.
Nei tre racconti che completano il fascicolo, Catani
prosegue il discorso sulla brutale drammaticità
dell'esistenza umana. Particolarmente significativo
I mostri, che rovescia il luogo comune del "mostro"
per farlo rientrare nell'ambito piú vasto e pregnante
dell'indagine antropologica. Al professor Mereditsch,
che ha trasferito la propria mente in quella di un altro
individuo, appare un mondo assurdo, dove i colori, le
idee, le cose tutte assumono un aspetto inedito. E come
se egli si muovesse in un altro universo, dove non sono
piú validi termini di paragone. L'incomunicabilità
sarebbe dunque un preciso carattere costituzionale dell'uomo,
una legge fisica cui è impossibile sottrarsi:
mostro per se stesso e per gli altri, l'individuo è
condannato al perenne isolamento, alla chiusura in una
serie di universi disperatamente divergenti.
Nella sfera, che ha il fascino di certe fantasie
bradburyane, affronta il tema della preveggenza. Il
tempo è inteso come un flusso unico in cui coesistono
passato, presente e futuro; il veggente ha la capacità
di "ricordare" il proprio futuro, e di conseguenza
anche quello delle persone che gli stanno attorno. Ma
è un peso troppo difficile da sopportare, ed
è necessario che qualcun altro lo condivida.
Ancora una volta, però, interviene la natura
maligna delle cose, delle strutture in cui l'uomo è
inglobato, a segnare i veri limiti del dramma. La veggente
che ha predetto la morte a due individui non si è
limitata a ricordare il futuro, ma ne è stata
addirittura la creatrice: terrorizzati dalla prospettiva
della fine imminente, i due cercano di fuggire e si
uccidono. La loro morte, quindi, avviene non perché
dovesse avvenire ma perché era stato predetto
che sarebbe avvenuta. Il dono della precognizione si
trasforma in una specie di vampirismo involontario:
costretta a scaricare le sue portentose cognizioni su
altre creature, la veggente si muta in carnefice; e
il tempo svela i suoi segreti solo perché sono
segreti di morte.
L'ultimo racconto dell'antologia, La vita di Marion,
è piú banale e prevedibile. L'unico spunto
interessante è la fusione di elementi fantascientifici
con una trama da romanzo poliziesco.
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