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VITTORIO CATANI: UN OMAGGIO ALL'ARTISTA E ALL'UOMO
ATTRAVERSO LE SUE OPERE
Giuseppe Iannozzi
Scrivere è arte, almeno questa l'opinione comunemente
diffusa. Ma non tutta l'arte è arte con la A
maiuscola. Leggere un buon libro, oggi, è una
soddisfazione regalata a pochi intimi, a pochi intenditori.
Il mainstream così come la letteratura di genere
negli ultimi cinquant'anni hanno promosso tanti autori,
ma pochi sono quelli che hanno saputo lasciare una impronta
indelebile.
La fantascienza italiana non è mai stata molto
considerata né dal grande pubblico né
dalla critica: questo, purtroppo, è un dato di
fatto, anche se è mera retorica. Comunque è
bene ricordarlo a chi ha scarsa memoria. E la memoria
insieme all'arte sono due cose che le nuove generazioni,
purtroppo, hanno dimenticato con molta facilità,
probabilmente perché non hanno mai saputo cosa
esse sono.
Vittorio Catani, attraverso le sue opere, ha saputo
lucidamente rappresentare gran parte della nostra memoria
culturale, che si è da tempo persa: se non fosse
per uomini/artisti come lui, sicuramente oggi vivremmo
in un mondo assai peggiore di quello che ci siamo meritati.
Io ho scoperto l'autore nei primi anni Novanta, quando
su Urania, forse la più autorevole collana di
fantascienza in Italia, egli vinse il Premio Urania
con l'ottimo romanzo Gli universi di Moras. Erano
trent'anni che la collana mondadoriana non pubblicava
un autore italiano tra i suoi tanti titoli; per me fu
una autentica rivelazione scoprire Catani, perché
fino agli anni Novanta conoscevo la letteratura di genere
solo attraverso autori d'oltreoceano. Mai immaginavo
che in Italia esistessero scrittori di sf; a mia discolpa
posso solo dire che in quegli anni ero ancora molto
giovane e non usavo la testa, ragionavo seguendo le
mode imposte dalla pubblicità editoriale. Ammetto
che comprai Gli universi di Moras per puro caso:
abituato a digerire di tutto, acquistavo tanti e tanti
titoli senza quasi conoscere gli autori. Divorai il
romanzo in un paio di giorni: ne rimasi letteralmente
folgorato, per la sua limpidezza espositiva, per la
trama, per la sua bellezza. Fu il primo romanzo di sf
italiana che lessi e molte mie certezze caddero in frantumi,
perché fui costretto ad ammettere che la fantascienza
è universale e non una semplice moda statunitense
o anglosassone. Nell'Ottantacinque avevo scoperto le
opere di Ph. K. Dick (allora aveva poco più di
tredici anni) e pensavo che la sf era quella di Dick,
e che gli altri autori non avessero nulla da dire. Mi
sono dovuto ricredere. Se ieri amavo Dick in modo viscerale,
oggi non è più così: pur continuando
ad amare Dick e tanti altri autori d'oltreoceano, adesso
la mia attenzione si è focalizzata soprattutto
sugli autori italiani. Se non avessi conosciuto Gli
universi di Moras, la mia vita oggi non sarebbe
quella che è. Con Catani ho scoperto la fantascienza
italiana e ho imparato ad apprezzarla e a valorizzarla.
Questo scrittore, lavorando quasi in sordina per oltre
un ventennio tra gli anni Sessanta e Settanta, insieme
ad Aldani, Malaguti, Sandrelli, Gasparini, Falessi,
Vicario, Curtoni, e altri, ha diligentemente dato il
suo contributo alla sf italiana. Negli anni Cinquanta,
quando cominciarono ad apparire le prime storie di sf
nostrana, questa fu subito relegata in un angolo per
pochi appassionati. Catani ha giustamente evidenziato
che l'editoria italiana ha spesso sofferto di miopia
intellettuale; ancor oggi gli autori di sf, soprattutto
se italiani, sono costretti a pubblicare i loro lavori
su pubblicazioni amatoriali, talora molto curate nei
particolari, ma che per la dura legge del mercato editoriale
incontrano poca o nulla visibilità. In cinquant'anni
di tradizione fantascientifica italiana molti nomi sono
stati dimenticati, altri hanno lasciato che il tempo
li dimenticasse per passare a una condizione di vita
prettamente borghese e lontana dalla sf, ma Catani non
si è lasciato scoraggiare: nel corso del tempo
ha continuato a scrivere e a pubblicizzare con spirito
critico la cultura fantascientifica nostrana.
Negli anni Ottanta, un periodo oscuro, un "medioevo
culturale" che si è imposto nella storia
del nostro paese come monkey business dell'immagine,
Catani si è adoperato perché la cultura
non venisse dimenticata; in questi anni - e ancora oggi
- l'autore cerca nel miglior modo possibile di propagandare
la sf a livello regionale e nazionale. Insieme a Eugenio
Ragone, coautore di alcuni suoi racconti, e con Antonio
Scacco, nel 1985 scrive Il gioco dei mondi, un
saggio sulla sf che l'anno seguente vince il Premio
Italia. In questo volume l'autore considera la sf sotto
l'aspetto di "letteratura di idee". Sempre
negli anni Ottanta, con Antonio Scacco, Eugenio Ragone,
Donato Altomare (che nel 2001 ha a sua volta vinto il
Premio Urania con il romanzo Mater Maxima), Vincenzo
Cucinella, l'illustratore Cosimo Trisolini e Massimo
Conese, Catani contribuisce alla creazione di una fanzine,
chiamata "THX 1138" in omaggio all'omonimo
romanzo di ben Bova (poi tradotto in film, il primo
di George Lucas). La fanzine si distingue subito per
l'originalità dei racconti, per gli apporti critici,
per la cura grafica. Inoltre, sempre insieme a Scacco,
Ragone, e con Roberto de Marinis, Rita Perillo e Maria
Ragone dà vita ad un gruppo teatrale, Drincon
2: scopo del gruppo è mettere in scena racconti
di sf. La summa di questo impegno è la compilazione
di alcune audiocassette di fantascienza, tra le quali
Voci dal domani, che contiene la riduzione di
sette storie di sf, tra cui è giusto menzionare
almeno Il sentiero dello stesso Catani e Quel
giorno a Manhattan, sceneggiatura scritta a quattro
mani insieme al fraterno amico Ragone (dal racconto
di Catani Davanti al Palazzo di Vetro).
L'autore, oggi ricordato soprattutto per Gli universi
di Moras, come si può ben vedere ha scritto
molto, e molto si è impegnato per diffondere
la fantascienza in Italia: già nel 1972 aveva
dato alle stampe un altro piccolo capolavoro, L'eternità
e i mostri, antologia che raccoglie il romanzo breve
Breve eternità felice di Vikkor Thalimon
e alcuni racconti. L'antologia fu pubblicata su "Galassia",
e devo dire che è stato non poco facile riuscire
a reperire questo mitico numero 168. Breve eternità
felice di Vikkor Thalimon è forse la più
lucida e "autobiografica" storia di Catani:
il lavoro risente di alcune influenze dickiane e l'autore
a tutt'oggi, che io sappia, lo considera una delle sue
opere migliori insieme ad Attentato all'Utopia
(poi riedito come I guastatori dell'Eden), Il
pianeta dell'entropia, e alcuni altri titoli.
A proposito di queste due ultime opere, occorre precisare
che Catani, pur scrivendo per divertire se stesso e
il pubblico, non disdegna affatto di affrontare grandi
temi sociali e politici con una delicatezza davvero
particolare, una delicatezza che è autentica
poesia. Non saprei dire quanti racconti e saggi Catani
ha pubblicato su riviste amatoriali, o su riviste specializzate,
ma tutto quello che ho letto mi ha lasciato profondamente
impressionato. Forse per altri non è stato lo
stesso, ma Catani, Curtoni, Malaguti e tanti autori
nostrani mi hanno fatto un gran bene, nel senso che
hanno innescato in me un processo di maturazione (ancora
in atto), insomma mi hanno distratto da troppe paranoie
imitative degli stilemi letterari d'oltreoceano, trascinandomi
sulla strada di una maggiore consapevolezza culturale
nostrana.
Fantamarxismo, fantasocialismo, fantautopismo, c'è
tutto questo nei lavori del Nostro, anzi c'è
molto di più e io non sono ancora riuscito a
scoprire tutto. Ogni pezzo che leggo è sempre
una scoperta, per cui questo mio articolo non riesce
a realizzare le mie intenzioni, che erano una critica
esaustiva sull'opera cataniana, una rassegna di tutte
le sfumature artistiche e umane dello scrittore.
In Accadde
domani, antologia di racconti
brevissimi apparsi perlopiù sulle pagine de "La
Gazzetta del Mezzogiorno", Catani rappresenta un
mondo poliforme dove i personaggi sono combattuti nella
ricerca della loro identità: è un ottimo
affresco della nostra civiltà contemporanea,
che mette a nudo il futuro che immaginiamo e che, in
realtà, è già entrato a far parte
del nostro presente quotidiano. Ambientalisti, astronauti,
contrabbandieri, mutazioni genetiche, cyborg, leggende
spaziali e fanta-metropolitane, megalunapark, stazioni
orbitanti, prostitute, cloni, scienziati, mistici, spericolati,
gente alla ricerca del mitico nuovo lavoro, sono gli
ingredienti di Accadde
domani, una raccolta
fotografica del nostro presente tradotto in futuro;
e l'inquietante interrogativo che emerge da più
o meno tutti i racconti è, "siamo apocalittici
o integrati?" Catani non offre soluzioni; si limita,
con molta modestia, a fotografare il presente e a proporlo
al lettore come il futuro che stiamo vivendo. E' Catani
un moderno quanto classico Ballard tutto italiano? La
risposta è scritta in Accadde
domani,
edito da Besa nel 2001.
In questa edizione speciale di "Intercom"
i lettori troveranno di seguito, nell'ordine: una mia
lunga e corposa intervista a Vittorio Catani; poi 4
suoi racconti (due dei quali inediti, concessi a "Intercom"
per l'occasione); alcuni interventi di notissimi personaggi
della sf italiana che si esprimono sul loro rapporto
con Vittorio Catani e la sua opera; infine, a chiusura,
una cernita di recensioni e estratti critici, a partire
dai primi anni Settanta, su alcune opere più
rappresentative (romanzi, racconti, saggi) del nostro
autore.
Circa i quattro racconti, il primo dei già editi
è L'angelo senza sogni, del 1986, ma che
io ho avuto modo di apprezzare in tempi più recenti
tramite l'antologia "Sangue sintetico": è
una storia d'una perfezione assoluta e resta, a mio
giudizio, il capolavoro di Catani, almeno per quanto
concerne la narrativa breve. Un lavoro di poche pagine
ma che è un concentrato di idee e riassume efficacemente
il pensiero cataniano, lasciando il lettore letteralmente
incatenato tra le maglie della sua fantasia.
Altra storia particolare (inedita) è Sogno
di mille laghi, dove l'autore mette in evidenza
con maestria il suo amore per la musica, un amore che
coltiva da anni e che oggi appare più vivo che
mai. Un fantasy molto originale imperniato sull'Ottava
Sinfonia del musicista finlandese Jean Sibelius, morto
nel 1962; sinfonia più volte annunciata dal compositore
ma mai ritrovata dopo la sua morte. Catani fa un uso
diretto della mitologia finnica e si rivela uno scrittore
poliedrico, che anche alla prova con altri generi non
manca di stupire.
Ancora un testo che testimonia il rapporto dell'autore
con l'arte dei suoni è La musica è
finita: questa volta il racconto è di fantascienza,
e mette il luce come tutte le cose create dall'uomo,
arte inclusa, sembrino destinate ad esaurirsi o a svilirsi.
Forse!
Questo approccio alla narrativa breve di Catani si completa
con l'altro inedito I Penetranti, originale e
disinibita storia di fanta-erotismo che indaga nelle
pulsioni nascoste e nei fantasmi della mente. In definitiva,
chi già conosce l'autore non rimarrà deluso,
chi ancora non ha avuto modo di apprezzarlo, in nelle
pagine che seguono avrà modo di scoprire un grande
narratore italiano di sf che ha idee e stile da vendere.
Con tutte le imperfezioni del caso imputabili solo al
sottoscritto, questo mio articolo ha solo la pretesa
d'esser un modesto omaggio a un grande umile, un signore
della cultura.
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