Il paradosso osservazione/spiegazione
Tecnologia ambigua in Fahreheit 451 e nella trilogia di Alien



La conoscenza è potere e il potere è ambiguo. Arthur C. Clarke ha detto che "Qualsiasi tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia"(1), e come molte storie tracciano una distinzione tra magia 'nera' e 'bianca' (2), c'è una distinzione potente ma spuria tra la tecnologia positiva/benefica e negativa/malefica. Gli interpreti supremi del mondo occidentale non sono più gli sciamani, gli uomini della medicina, i preti o i ministri ma i nuovi scienziati e i nuovi tecnici. Proprio come la conoscenza percepita dal mago delle strane forze magiche lo forniva del potere e dell'autorità nelle società tribali, una conoscenza apparentemente fuori portata conferisce l'autorità nel mondo occidentale. In società governate da forze scientifiche e commerciali questo significa che coloro che creano a manipolano l'informazione scientifica e tecnologica sono investiti di potere. E dato che il potere stesso è amorale e ambiguo, così è anche per la raccolta dell'informazione e per le macchine che se ne costruiscono in conseguenza. Comunque questa conoscenza nascosta viene spesso temuta: richiede i non iniziati per accettare le cose per fede, e questa credenza non potrebbe arrivare facilmente. Con la nostra tecnologia 'magica' avanzata, è frequentemente impossibile testare le spiegazioni che ci danno i futurologhi e, per converso, cose che sono apparentemente osservabili possono entrare in conflitto con l'avviso dato dagli sciamani tecnologici. Un esempio perfetto è la forma del pianeta, piatto attraverso l'osservazione. Apparentemente può essere visto da tutti che le stelle girano attorno alla terra. E' solo attraverso l'applicazione del ragionamento contro-intuitivo (che molti di noi accettano per fede) che veniamo a conoscenza che le cose stanno diversamente. C'è allora un conflitto tra l'osservazione e la spiegazione di fenomeni tecnologici e scientifici. Come risultato, la tecnologia viene spesso ritenuta ambigua o intrinsecamente non credibile, perché non è immediatamente ovvia.

Le macchine (in particolare i computer), vengono spesso personificate nella narrativa e nella vita come un modo per descrivere la loro ingannevolezza apparente. Particolarmente nelle storie di SF, i computer e i robot hanno spesso nomi personali, per esempio HAL, Zen, Orac, Slave, Mother, Bishop, Marvin e una pletora di variante di ENIAC (3). Quello di dare il nome e un fenomeno potente, nel mito cristiano della creazione è proprio il primo atto svolto dall'uomo. Il potere dei nomi si può discernere facilmente in situazioni in cui gli umani vengono privati dei loro nomi e indicati da un numero, come in Noi di Zamyatin. Nel mondo reale, è il segno di uno stato totalitario o di una burocrazia senza volto per minacciare gli umani attraverso il numero piuttosto che attraverso il nome. I nomi conferiscono identità e, di frequente, coscienza su un oggetto o cosa. La personificazione dei computer e delle macchine con dei nomi incoraggia la gente a trattarli come se avessero una personalità, ed anche una morale. Ma le macchine non sono persone, e mentre potrebbero avere delle idiosincrasie, non hanno certo personalità. E' particolarmente imbarazzante nel caso di una macchina particolarmente avanzata, che può mimare la personalità (4) o mostrare una versione pre-programmata di una personalità. E' naturale per gli umani generalizzare da alcuni aspetti di un oggetto all'oggetto intero, anche se l'oggetto intero potrebbe non esistere proprio. E' quello a cui Sandra Buckley si riferisce come 'rappresentazione attraverso non rappresentazione." Nota che il 'significato di una scena non è mai nell'immagine, è prodotto in quello spazio interattivo tra immagine/testo e lettore' (5). Allo stesso modo alla tecnologia vengono dati spesso abbastanza elementi di personalità per incoraggiare il lettore a riempire gli spazi bianchi. Non tutti i lettori, comunque, riempiranno gli spazi bianchi allo stesso modo, e nonostante i suggerimenti che provengono da particolari gruppi per scopi particolari, la tecnologia e la scienza vengono spesso caricate ingiustamente di una malizia che sono incapaci di presentare.

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury inizia con Montag, un pompiere che non spegne il fuoco ma ricerca e brucia libri. I libri rendono la gente infelice ed è il compito del pompiere di rimuovere tutte le tensioni discordanti e di permettere alla tecnologia dell'intrattenimento onnipervasiva di dominare. Montag incontra Clarisse, una ragazza minuta la cui innocenza fanciullesca lo spinge a riconsiderare la sua vocazione. Inizia a leggere illegalmente dei libri e a mettere in questione la sua non-relazione con la moglie Mildred che passa tutta la vita assorbita dalle pareti televisive del salotto e dalle radioline miniaturizzate nelle orecchie. Montag finalmente è portato a investigare i propri bisogni quando brucia una donna che rifiuta di lasciare la propria casa di libri: vuole imparare a comprendere i libri che legge. Per far ciò si assicura l'aiuto di Faber, un ex accademico, che Montag ha incontrato per caso un anno prima che iniziasse la storia. Montag si prefigge di sovvertire l'ordine repressivo alimentato dai pompieri ma viene scoperto. Lo costringono a bruciare la propria casa e la sua collezione di libri, ma sfugge all'arresto e si unisce ad un gruppo libero di ex accademici in esilio che tentato di registrare la conoscenza dei libri imparando a memoria un'opera ciascuno. La storia termina con la distruzione per mezzo di armi atomiche della città, lasciando Montag e gli accademici girovaghi come gli unici guardiani della vecchia saggezza umana.

Fahrenheit 451 è particolarmente critico verso la tecnologia. L'arma definitiva dei pompieri è il Segugio Meccanico, un cane robotico che può essere programmato per cacciare e uccidere un individuo. Dappertutto le case hanno sale o salotti con mura televisive. Sulla copertina del volume si annuncia, 'la felicità allocata tra le quattro mura dello schermo TV'. La moglie di Montag è totalmente immersa nel suo mondo delle 'Famiglie', le sitcom televisive; e di notte si mette nelle orecchie le radioline a conchiglia miniaturizzate che non si zittiscono mai. Allo scopo di assicurare un senso di stabilità, ordine e felicità definitiva nel mondo è stato arrestato ogni discorso filosofico: i libri che contengono i germi del dissenso sono proibiti e vengono bruciati.

I libri sono un veicolo per il pensiero indipendente, in un modo in cui non riescono ad esserlo gli schermi, e il mondo di Fahrenheit 451 è un mondo di persuasione di massa, superficialità, frivolezze e rumore infinito.

I libri permettono il dibattito e il pensiero ragionato quietamente, in un modo in cui la tecnologia del divertimento non lo permette. Montag dice a Faber:

Bradbury usa Faber per dire che gli schermi sono schiaccianti; che danno talmente tanta informazione in così poco tempo che non c'è possibilità di dibattere, analizzare e neppure il tempo di prendere un respiro; che gli schermi sono responsabili del crollo dell'umanità. Il pensiero indipendente o la conoscenza proibita sarebbero qui di detrazione alla pace e alla stabilità così apparentemente venerata dal pubblico in Fahreneheit 451, così la distopia dell'oppressione è messa in scena.

La condanna umana per questa visione distopica, comunque, non va ad una potente élite corporativa, o ad uno stato oppressivo: è presentata come risposta alle azioni di una popolazione di massa. [8]

Come Jack Zipes sottolinea, questo pone un problema. Il conflitto essenziale in Fahrenheit 451 non è uomo contro macchina, non è l'individuo contro lo stato, ma l'intellettuale contro le masse. Scrive Zipes: Bradbury presenta un quadro della natura umana disinvoltamente fosco. Sembra che la gente non sia interessata ad altro che al consumo e alla soddisfazione dei propri desideri borghesi per l'ozio e per l'abbondanza. In effetti le masse si sono procurate la propria zombificazione e non meritano altro che venir soppiantate da una razza di intellettuali interessati ai libri, tranne che anche gli intellettuali, secondo Faber, "non faranno altro che andare in cerca di pietre, per lapidarsi a vicenda." [11]

Questa è una differenza marcata da 1984 di George Orwell, l'altro uso famoso degli schermi televisivi. Non c'è nessun 'Grande Fratello' da sconfiggere per i proletari di Bradbury al di fuori della loro stessa natura. La scena alla fine del libro non è quella di un nuovo futuro umanista, di fatto è profondamente pessimistica. Zipes suggerisce che "Bradbury preferirebbe avere un mondo popolato da libri piuttosto che da umani.[12] Bradbury mette in guardia sul fatto che la tecnologia delle pareti televisive potrebbe diventare soverchiante e prosciugherebbe la vita, ma, nonostante le apparenti possibilità per un uso positivo della tecnologia, viene demonizzata dalla monotonia della popolazione in generale. La tecnologia che si suppone prosciughi la vita in realtà si prende la condanna per le azioni degli umani potenti. Zipes supporta questa teoria con l'analisi di Braverman del modo in cui le macchine, e non i loro possessori, finiscono con l'essere condannate per l'oppressione dell'umanità:

Ma questo effetto dei macchinari sui lavoratori fa semplicemente parte dell'influenza. Braverman continua: In altre parole, la tecnologia è creata come uno strumento dei potenti, designata ad aumentare ancora di più il loro potere. I possessori dei macchinari li usano per tenere i lavoratori al di fuori del processo, per distanziarli ancora di più dai prodotti del loro lavoro. I possessori usano anche i macchinari come un capro espiatorio, per deviare qualsiasi critica nei loro confronti. La tecnologia assume un ruolo di autorizzazione: Braverman mostra come autorizzi coloro che lo desiderano a controllare la forza lavoro, coloro che possiedono le macchine. Ma in Fahrenheit 451 non è identificato nessuno specifico controllore o possessore. Secondo logica il mastino meccanico sembra odiare Montag inerentemente e gli schermi sembrano programmarsi da soli. Mentre la tecnologia ha un impatto profondo, non è responsabile per il proprio indirizzo. La macchina assume la condanna per le azioni degli umani. La tecnologia è lasciata nei guai.

L'ambiguità della tecnologia è dimostrata anche nella trilogia dei film di Alien. Alien inizia col rimorchiatore commerciale Nostromo che rimorchia un carico di minerale da qualche luogo molto distante verso Terra, sotto contratto con "La Compagnia". Quando i membri dell'equipaggio vengono svegliati dall'animazione sospesa, non si trovano, come c'era da aspettarsi, vicino alla terra, ma sono stati deviati per intercettare un misterioso radio segnale, atterrano su un pianeta fino a quel momento sconosciuto dove scoprono una nave spaziale aliena. All'interno scoprono dei parassiti alieni allo stato embrionico uno dei quali attacca un membro dell'equipaggio e lo usa come ospite per un alieno più grande e più distruttivo. La creatura crea lo scompiglio a bordo della Nostromo, arrivando alla distruzione dell'equipaggio. Ripley (Sigourney Weaver), il terzo ufficiale, scopre alla fine che La Compagnia sapeva che l'alieno era sul pianeta e che aveva mandato là l'equipaggio per prelevarne un campione, tenendoli all'oscuro del pericolo. il rappresentante della Compagnia a bordo della Nostromo è Ash (Ian Holm), l'Ufficiale Scientifico, che ha l'incarico di assicurare la riuscita della missione della Compagnia ad ogni costo e che in seguito si scopre essere un cyborg. Il film raggiunge il culmine quando Ripley, l'ultima sopravvissuta, smaschera la cospirazione e programma la Nostromo per l'autodistruzione. Riesce a stento a fuggire in una navetta di salvataggio, e dopo una battaglia finale lancia nello spazio l'alieno.

Il seguito, Aliens, inizia con il ritrovamento di Ripley nella navetta, alla deriva in animazione sospesa per mezzo secolo. Lei viene radiata dalla Compagnia per aver distrutto la Nostromo non credendo al suo racconto: ci sono dei coloni che si occupano di un impianto per l'atmosfera sul pianeta in questione da oltre venti anni. Subito dopo Carter Burke (Paul Reisen), un rappresentante della Compagnia, contatta Ripley e la informa che La Compagnia desidererebbe riassumerla come consulente. Vorrebbero che si unisse ad una missione di salvataggio nella colonia del pianeta LV-241, che ha registrato un misterioso incidente. All'inizio riluttante, Ripley si unisce alla missione a bordo della nave della Space Marines, la Sulaco, e va su LV-241 dove le sue previsioni di un controllo da parte degli alieni vengono confermate. I marines sono uccisi a causa di un comando inetto e i sopravvissuti sono abbandonati sul pianeta allorché un alieno uccide il pilota del mezzo d'atterraggio che si schianta a terra. Burke è identificato come il responsabile per aver spinto al loro destino i coloni, cercava di trarre profitto dai bioarmamenti. Dopo che fallisce il suo tentativo di uccidere Ripley, viene fatto fuori dagli alieni. Il resto della storia è occupato dalla fuga dei sopravvissuti (che si vanno assottigliando come numero) sia dagli alieni predatori che dall'impianto per l'atmosfera sul punto di esplodere. Bishop (Lance Henriksen), il cyborg amichevole, Newt (Carrie Henn), una bambina e unica sopravvissuta delle centinaia di coloni, Hicks (Michael Bihen) l'ultimo marine, e Ripley cercano di tornare sulla Sulaco. La madre aliena li accompagna e dopo aver distrutto Bishop, viene espulsa dalla paratia da Ripley.

Come in ogni storia di SF, ci sono tre possibilità connotative nel ritrarre la tecnologia in Aliens: come positiva, come neutra, come negativa. Poiché il film è ambientato nello spazio, è inevitabile che ci sia una grossa quantità di tecnologia 'simulata' che funge semplicemente da ambientazione, piuttosto che venir usata per dimostrare attivamente un impatto: parlo delle navi spaziali, dell'animazione sospesa e della progredita tecnologia delle comunicazioni. E' intesa come neutra, anche se prende molto per garantito. Ci sono anche tecnologie che servono a dimostrare quanto l'umanità e la scienza siano avanzate: per esempio l'impianto per la creazione dell'atmosfera, che crea un'atmosfera su un pianeta precedentemente morto. In aggiunta c'è un gruppo di tecnologie intese a dimostrare il lato oscuro della natura umana. Per esempio 'Mother' [Madre], il computer di bordo di Alien che permette alla Compagnia di distruggere i propri impiegati in una ingorda ricerca di potere.

'Mother' rappresenta un livello di ambiguità. E' il sistema nervoso della Nostromo, ed è responsabile per le operazioni della nave. Mantiene i sistemi che supportano la vita umana. E' il rappresentante definitivo dell'ordine sulla nave, solo gli umani dei gradi più alti hanno accesso alla sua saggezza. Il nome 'Mother' evoca un'immagine che richiede cura dei suoi 'figli' umani. Nonostante ciò Mother presenta un'immagine di continua inscrutabilità meccanica. Dalla scena d'apertura del film in cui stridenti riflessi video di stringhe numeriche scorrono su un casco spaziale designato per un umano (ma col viso oscurato), l'immagine di Mother degenera continuamente. La vediamo in linee che scorrono di numeri digitali umanamente incomprensibili; la vediamo in un centro di controllo prepotentemente pieno di luci lampeggianti; la vediamo nella classica risposta "DOES NOT COMPUTE" ad una richiesta disperata di sopravvivenza da parte degli umani. L'esempio più chiaro della sua amoralità si vede dalla lista di ordini speciali dalla cattiva 'Compagnia':

 Notare che l'"analisi" di un organismo è lo scopo principale: la ricerca scientifica è privilegiata sulla vita umana. Anche se l'ordine ha esplicitamente una fonte umana (diversamente da Fahrenheit 451), quell'umano non è mai propriamente identificato, al di là dell'essere presumibilmente un membro della "Compagnia". Mother porta effettivamente il peso della colpa per non svelare l'informazione all'equipaggio. Mother ha cessato d'essere uno strumento meccanico che è capace di provare le stesse emozioni di un regolo calcolatore. E' stata personalizzata e viene trattata come se in possesso di risposte umane. Viene descritta come una madre ignobile.

Questo fatto è evidente nella scena madre del film dove Ripley, avendo lanciato il meccanismo di auto distruzione della Nostromo (che chiaramente è identificato come irreversibile dopo cinque minuti di operazione) tenta di bloccarlo e non ci riesce per dei secondi.

La risposta di Ripley si potrebbe giustificare come semplice frustrazione per aver superato una scadenza, ma nonostante tutto dimostra una attitudine alle emozioni nei confronti del computer. La scena madre supporta anche questa interpretazione: la nave sembra lottare contro di lei, con la confusione di getti di vapore, clacson, luci stroboscopiche e altre luci lampeggianti. Le impedisce di avanzare e le rende più difficile la fuga sia dall'alieno che dalla Nostromo che si sta auto distruggendo.

Più ambigue di Mother in modo significativo sono quelle tecnologie che combinano e confondono l'umano e il meccanico, particolarmente il cyborg. Sono i personaggi di Ash in Alien e di Bishop in Aliens. Ash è presentato come il cattivo totale di Alien: rappresentante della Compagnia, ma anche apparentemente in possesso di sufficiente libero arbitrio per poter prendere decisione indipendenti allo scopo di raggiungere il suo scopo programmato. Verso al fine del film viene chiarito come Ash sia di fatto un cyborg e non un umano, e così siamo forzati a reinterpretare gran parte del suo comportamento precedente alla luce di questo fatto. Nonostante ciò, le sue parole finali mostrano come Ash abbia una buona comprensione della sensibilità umana. Ash sta parlando dell'alieno, ma il suo commento è ugualmente applicabile al ritratto distopico della tecnologia:

Ash non mostra di comportarsi in quel modo perché è programmato a non avere opzione. Può distinguere il punto di vista umano e quello non umano, ma preferisce quello non umano. L'essenza dell'umano è qui descritta come fallibilità e l'essenza del meccanico come infallibilità. Questa enfasi sulla perfezione e sull'efficienza è una delle fonti più comuni dell'odio per la macchina, nella narrativa come nella vita. Le macchine possono sempre farlo meglio, più forte, più velocemente, più rapido degli umani e così la reazione dell'umano è di temere di venir rimpiazzato dalle macchine in un mondo dove l'efficienza e l'adorazione del prodotto sono il massimo. L'ambizione viene ascritta incorrettamente alle macchine, mentre sarebbe connessa molto meglio alla gente che desidera usare le macchine.

In Aliens Ripley comprensibilmente inizia con un pregiudizio nei confronti dell'ambiguo Bishop. E' reso palese quando Burke cerca di spiegare la situazione a Bishop:

Il problema del cyborg omicida è presentato come lacuna di una tecnologiasufficientemente avanzata, piuttosto che della tecnologia in sé stessa. Secondo Burke, Ripley è arrabbiata per un semplice 'malfunzionamento' e non a causa di una qualche paura più profonda per le conseguenze che derivano da macchine che appaiono essere umane. Bishop è molto ambiguo: apparentemente è capace d'essere 'scioccato'; ha reazioni umane, ma comunque spiega il proprio comportamento in termini di accessori; ha un 'inibitore comportamentale' che lo controlla. Dice "è impossibile per me far del male ad un essere umano o per omissione di azione permettere che gli venga fatto del male". E' la prima delle leggi della robotica di Asimov [15], ma non rassicura nè Ripley nè lo spettatore: il fatto che il robot richieda un 'inibitore comportamentale' in primo luogo suggerisce che la natura robotica sia in qualche modo violenta e anti umana e che necessiti di essere trattenuta. Bishop si inimica Ripley perché non è quello che appare essere, perché minaccia di diventare umano. Ciò è rafforzato dal fatto che Bishop fa un errore durante il gioco col coltello e si taglia. Burke dice, "Pensavo che non avresti mai fallito," riassumendo l'attitudine umana verso i cyborg. Le macchine sono viste come infallibili e questo è fonte di paura; ma quando le macchine non sono viste come paurosamente infallibili, contraddittoriamente, sono accusate di non essere affidabili. La risposta è emotiva, non logica, e ignora il fatto che gli umani siano egualmente fallibili e inaffidabili.

I macchinari e la tecnologia così tendono a diventare i capri espiatori delle imperfezioni umane. Sia in Fahrenheit 451 che nella trilogia di Alien, i veri malvagi sono gli umani che operano con strumenti tecnologici altamente avanzati, ma sono gli strumenti stessi a portare il peso della colpa. Bradbury non identifica mai chiaramente i suoi perpetratori, ma nonostante il fatto che La Compagnia sia chiaramente identificata nei film di Alien, la tecnologia è ancora sospetta, come nella confusione se Ripley stia parlando ad un cyborg o al creatore dei cyborg alla fine di Alien3.

Naufragata su un pianeta prigione fatiscente posseduto dalla Compagnia, su cui tutta la tecnologia è obsoleta, Ripley si unisce ai carcerati per combattere l'ultimo alieno predatore. Quando finalmente viene eliminato, Ripley scopre d'essere condannata: l'alieno le ha posto all'interno una nuova regina e la sua nascita è imminente. Arrivano i rappresentanti della compagnia uno dei quali è identico al distrutto Bishop. Dichiara d'essere il creatore di Bishop e offre a Ripley la scelta di tornare con lui alla compagnia per uccidere l'ultimo alieno e salvare la sua vita. Incapace di determinare se la creatura sia umana o un altro cyborg della compagnia, Ripley sceglie di suicidarsi gettandosi nella fornace uccidendo così in modo certo l'alieno, ma al costo della propria vita.

Il problema sottolineato non è tanto che le cose non sono quello che sembrano, ma che la spiegazione della tecnologia richiede un atto di fede del tipo che apparentemente si trova alla base del problema. Poiché i membri dell'equipaggio di Ripley sono stati insufficientemente cinici rispetto al cyborg in mezzo a loro, sono stati manipolati e uccisi. A Ripley viene offerta la salvezza acconsentendo soltanto a credere a qualcosa che appare come un cyborg, ma questo richiede un atto di fede di cui non è capace. Sceglie la certezza dell'auto annientamento piuttosto che l'incertezza del credere. Non vuole credere alla spiegazione e la sua osservazione la condanna a morte. Gli umani devono credere alle spiegazioni dei propri esperti per capire e potenziarsi con la propria tecnologia, ma un approccio ingenuo e una fede incondizionata portano alla manipolazione attraverso la tecnologia usata. Il paradosso sta qui.



NOTE

(1)Terza legge di Clarke. Vedere l'Unauthorized Arthur C. Clarke Home Page per altre utili informazioni.
(2)Qui ci sono in gioco grosse connotazioni raziali, ma, ahimè, al momento non c'è spazio per seguirle.
(3)ENIAC (Electronic Numerical Integrator and Calculator). Il primo computer elettronico moderno. Progettato da due ingegneri americani, John W. Mauchly e J. Presper Eckert, Jr. ENIAC entrò in servizio nel 1946 alla University of Pennsylvania
(4)Come il programma Eliza, che mima un consulente. Mima una risposta interessata a qualsiasi argomento venga scritto dall'utilizzatore. Tali programmi, comunque, ovviamente sono artificiali in una conversazione: ripetono semplicemente i loro schemi programmati.
(5)Sandra Buckley, 'Penguin in Boundage': A graphic tale of Japanese Comic Books, in Penley and Ross, Technoculture, pag. 186
(6)Ray Bradbury, Fahrenheit 451, Oscar Mondadori, MI, tr. it. Giorgio Monicelli, pag. 71
(7)ibidem, pag. 99
(8)Jack Zipes, Mass Degradation of Humanity and Massive Contradictions in Bradbury's Vision of America in Fahrenneit 451, Rabkin, Greenberg amd Olander, pag. 192
(9)Ray Bradbury, op. cit., pag. 69
(10)Jack Zipes, op. cit., pag. 192
(11)Ray Bradbury, op. cit, pag. 103
(12)Jack Zipes, op. cit., pag. 193 
(13)Cita Harry Braverman, Labour and Monopoly Capital, Montly Review Pr., New York, 1974, p.193
(14)Cita Harry Braverman, op. cit., p.193
(15)Isaac Asimov ha tre leggi che si riferiscono ai rapporti dei robot con gli umani che sono state ampiamente adottate e usate come regole narrative convenienti nella SF sui robot di tipo rompicapo. Le leggi di Asimov affermano che:
Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purchè tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
Un robot deve proteggere la propria esistenza, purchè questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda legge.




 
appendice introduzione cap. 1 cap. 3 cap. 4 Conclusione
Componenti essenziali della Fantascienza Il Dilemma della Natura Artificiale: Conoscenza proibita in Frankenstein e Terminator Liberare la coda della tigre: Rifiuto della tecnologia in Brave new World e Mad Max 3 Posso avere le chiavi del mondo? La relazione tra l'umanità e la sua prole tecnologica in Nineteen Eighty-Four e Blade Runner


Ray Bradbury