Mettendo da parte, per ora, problemi di intenzionalità, Orwell disse di voler scrivere una "dimostrazione delle perversioni a cui una economia centralizzata è esposta e che si sono già in parte realizzate," (1) e questo ci permette di ignorare il ruolo dei possessori di capitale nel considerare la tecnologia stessa. Braverman ha dimostrato come la tecnologia spesso sopporti le colpe dei suoi possessori, ma nel caso di Orwell i malvagi umani sono espliciti. La tecnologia può essere considerata come un fine in se stessa. Di fatto, gli operatori umani possono essere considerati come parte della tecnologia: non operano più indipendentemente da essa, ma sono stati assorbiti da essa ed esistono solo per continuare l'esistenza della tecnologia (2).
L'apparato
tecnologico di 1984 è la macchina partito di Socing, autore
e strumento dell'oppressione politica. Questo apparato include due elementi
importanti: Newspeak (Neolingua) il linguaggio espressamente designato
dai produttori di potere a ristrutturare il pensiero e a prevenire la creazione
o l'espressione di idee eretiche eliminandole dal linguaggio; e il doppiopensiero,
l'abilità di accettare simultaneamente fatti contraddittori e di
disciplinare la mente ad ignorare, o a non registrare affatto, la differenza
tra di loro. Questi due fattori formano il nocciolo della macchina partito
di Socing, che è il prodotto trionfante della visione di Orwell
della scienza.
Come in altri regimi repressivi, si
può tracciare una distinzione tra il tipo di scienza che risolve
semplici problemi superficiali e quella che minaccia le strutture di potere
stabilite perchè ricerca la verità ignota e non provata.
La risposta di Socing a questo pericolo è stata la creazione di
Newspeak, che in fondo sperava di "far articolare il discorso nella stessa
laringe, senza che si dovessero chiamare in causa i centri del cervello." (3)
La scienza, in Newspeak, è semplicemente una collezione di campi
specialistici che servono il sistema politico. Orwell nota che:
Non c'era vocabolario per esprimere la funzione della scienza come abito mentale, o un metodo di pensiero, prescindendo dalle sue particolari branche. Non c'era infatti parola per 'Scienza', in quanto qualsiasi significato che poteva veicolare era già coperto sufficientemente dalla parola Socing(4).
Socing, specificamente il partito
interno, definisce verità e realtà, per questo è ESSO
stesso scienza e le sole tecnologie che permette sono quelle che servono
i suoi fini. Questi fini sono, esplicitamente, quelli di rimanere al potere.
Orwell spiega i mezzi attraverso cui intende far ciò nel libro di
Goldstein e, in modo interessante, c'è una relazione molto diretta
e proprio specifica con scienza e tecnologia per quanto riguarda la loro
lotta di potere. La sezione in questione:
Nella prima parte del ventesimo secolo, la visione d'una società futura incredibilmente ricca, tranquilla, ordinata ed efficiente (un mondo splendente di vetro, d'acciaio e di candido cemento) faceva parte del bagaglio ideale di qualsiasi persona che non fosse analfabeta. La scienza e la tecnica progredivano con tale velocità, rinnovandosi continuamente, che pareva naturale pensare che si sarebbero sempre più sviluppate [...] Dal momento in cui la macchina fece la sua prima comparsa, fu chiaro, per tutte le persone ragionevoli, che il bisogno della schiavituù umana e quindi, per lo meno in vasta misura, dell'ineguaglianza fra uomo e uomo, era scomparso. [...] Alla lunga una socità organizzata su basi gerarchiche era possibile solatanto sul fondamento della povertà e dell'ignoranza. Il ritorno al passato agricolo [...] non era una soluzione che consentisse un effettivo sfruttamento pratico. Era in aperto conflitto con la tendenza, per contro, alla meccanizzazione, che era divenuta una specie di istinto in quasi tutto il mondo, e, quel che più conta, ogni paese che fosse rimasto industrialmente arretrato, si trovava più debole anche nell'efficienza militare ed era soggetto a cadere sotto il dominio, diretto o indiretto, dei suoi rivali più progrediti.(5)
Il problema secondo Orwell è
che la meccanizzazione di massa rende molto confortevoli troppe persone,
il che le fornisce del tempo libero necessario ad imparare ad abbattere
i loro padroni. La soluzione di Socing a questi vantaggi moderni è
la guerra costante che è caratterizzato come
... un modo di fare a pezzi, di dissolvere nell'atmosfera, ovvero di sprofondare negli abissi del mare, quei materiali che altrimenti si sarebbero potuti usare per rendere più comoda la vita delle masse, e [...] renderle più intelligenti. (6)
Socing per questo disegna una macchina
partito con la funzione di mantenere il potere di un gruppo molto ristretto
di persone nei confronti di un processo visto come inarrestabile (la meccanizzazione
industriale) e il modo in cui la macchina partito deve funzionare è
di tenere ignorante la maggioranza delle persone, negando loro i frutti
della tecnologia che avanza. La macchina partito deve essere efficiente,
qualsiasi fallimento o crollo nella sua struttura oppressiva metterebbe
in pericolo, come un virus, la macchina intera e di conseguenza la natura
stessa della nuova realtà. Ma questa ricerca spietata di efficienza
ha un effetto particolare: incorpora e inghiotte completamente l'umanità
dei costruttori della macchina. Poichè le macchine sono molto più
efficienti degli umani in primo luogo ha perfettamente senso (anche se
in modo grottesco) sublimare la propria umanità in quella della
macchina, se il fine essenziale del lavoro è l'efficienza su scala
esponenziale.
La macchina umana, o cyborg virtuale,
di 1984 è O'Brien e gli elementi essenziali in questo senso
occorrono durante l'interrogazione di Winston nel Ministero dell'Amore.
O'Brien tortura Winston con l'intenzione espressa di fargli vedere la 'realtà'.
O'Brien dice a Winston:
"Qualche volta, Winston. Qualche volta fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo. Devi sforzarti di più. Non è facile recuperare il senno." (7)
La realtà di O'Brien, naturalmente,
è il mantenimento infinito del partito contro tutti gli oppositori.
O'Brien 'aggiusta' i 'componenti' di Winston fino a che Winston non è
capace di raggiungere fisicamente il doppiopensiero necessario a diventare
un efficiente cyborg virtuale come O'Brien. Winston viene ri-prodotto (o
ri-fabbricato) su immagine e somiglianza di O'Brien. E O'Brien stesso,
naturalmente, è la creatura, il prodotto del partito. Il suo doppiopensare
profondamente 'innaturale' dimostrabilmente è il prodotto dell'artificiale
e così diventa una figura mostruosa. Di fatto O'Brien è scarsamente
umano. E' diventato una mera estensione della macchina, un robot senza
hardware, un cyborg virtuale. Come membro di partito interno, e come umano,
si sarebbe dovuto trovare nella posizione di manipolare il partito macchina,
avrebbe dovuto avere parte nella sua creazione. Invece l'implicazione è
che O'Brien non ha più scelta di Winston, che lui è realmente
il prodotto del partito, svolgendo la propria funzione con la stessa certezza
che ha Winston di arrivare ad amare il Grande Fratello.
Questo ritratto di O'Brien come un
cyborg virtuale, comunque, è inadeguato per un pubblico della fine
del XX secolo. L'interconnessione tra creazioni che si viene a formare
(la creazione umana originale del partito, che crea il partito interno,
che crea O'Brien, che ri-crea Winston) tutto risiede in quello che Donna
Haraway chiama 'defended subject' (8),
che essenzialmente è un concetto di una verità che finalmente
si può scoprire sulla 'natura'. Quest'idea è il 'preso-per-garantito'
finale e definitivo. La ragione per cui O'Brien appare essere un personaggio
tanto abominevole sta nel fatto che è un rinnegato da un'umanità
che ha un giusto posto in un ordine fisso. La 'natura' è una utopia
pastorale, la politica/tecnologia/scienza è una violazione crescente
di questo giusto ordine, e l'umanità lotta per esistere e per comprendere
se stessa, presa in questa battaglia. Haraway descrive la nostra relazione
con la natura come "un accordo sociale con un essere che non è nè
'esso', nè 'voi', nè 'tu', nè 'lui', nè 'lei',
nè 'loro' in relazione a 'noi'" (9).
Le nozioni prevalenti della natura sono costrutti e Haraway poi va avanti
per dimostrare l'inadeguatezza del paradigma di 'dominio' della biopolitica.
Di fatto, così come sottolinea, l'unica caratterizzazione che onestamente
si può applicare alla 'natura' è quella dell'imbroglione,
sempre in mutamento. In termini di interazione umana con la 'natura' Haraway
nota:
Non ci dobbiamo più connettere come parti ad insiemi, come esseri segnati incorporati ad esseri non segnati, come soggetti unitari e complementari che servono il Soggetto unico del monoteismo e delle sue eresie secolari. Dobbiamo avere rappresentanza, o rappresentanze, senza soggetti difesi. (10)
Quello che significa è che
qualsiasi caratterizzazione della 'natura umana' è, in definitiva,
ad andar bene, una prospettiva. O'Brien, di fatto, lo afferma in modo succinto
quando dice:
"Noi controlliamo la materia perchè controlliamo lo spirito. La realtà sta dentro al cranio [...] Non c'è nulla che noi non possiamo fare. Invisibilità... levitazione... tutto! Io potrei librarmi di su questo pavimento come una bolla di sapone, se volessi. Non lo voglio, perchè il Partito non lo vuole. Devi mettere da parte, devi liberarti di quelle tali cognizioni ottocentesche attorno alle leggi di natura. Le facciamo noi, le leggi di natura." (11)
In qualche modo O'Brien dice la
verità letterale. Le 'leggi di Natura' senza dubbio sono costrutti
umani, il solo problema sta nel riferirsi ad esse come 'leggi'. 'Legge'
implica un imperativo morale, con una punizione per la trasgressione. Se
la 'natura' è fatta e rifatta ogni giorno, sia dalla 'natura' che
dagli 'umani', allora l'idea di 'legge naturale' diventa insignificante.
L'unico modo in cui la 'legge naturale' può avere significato è
in un paradigma di denominazione, laddove sia accettato generalmente che
alcune cose/persone siano giustamente (moralmente) superiori ad altre.
L'affermazione di O'Brien, comunque, non porta necessariamente al finale
che traccia per Winston:
"...uno stivale che calpesta un volto umano... per sempre." (12)
Nè, tantomeno, questa visione
di umanità, natura e natura umana è incondizionatamente solipsistica:
il lavoro di Haraway è basato su studi dei primati e lei non indica
un unico punto finale (come fa O'Brien), ma una dialettica continuamente
aggiornabile. Per di più lo spazio per la scienza nella visione
di Haraway del futuro è di molto superiore per quella di O'Brien/Orwell.
O'Brien dice:
"...non ci sarà più arte, più letteratura, più scienza. Una volta onnipotenti, non avremo più alcun bisogno della scienza." (13)
La scienza per O'Brien è
un mezzo al fine dell'onnipotenza, è la scoperta del segreto dell'essere.
Haraway parla della necessità
di un rifiuto più ampio di pretendere che la scienza non sia altro che scoperta, che erige un feticcio obiettività, o soltanto invenzione, che si basa sul crasso idelismo. Noi allo stesso tempo impariamo creiamo la natura e noi stesso. (14)
La scienza, così come viene
trattata da Orwell, è una corsa sulle montagne russe verso l'oblio,
La scienza, così come viene trattata da Haraway, è l'emergenza
di stati dell'essere nuovi e inesplorati.
Orwell, in 1984, ha identificato correttamente il principio che la 'natura' è un costrutto, ma lo fa al servizio del suo scopo: scrivere 'una dimostrazione delle perversioni a cui è soggetta un'economia centralizzata". Al servizio di questo ideale è caduto, comunque, nella sua stessa trappola. 1984 può essere letto come un attacco al socialismo, qualcosa per cui Orwell fu criticato di troppa severità da compagni socialisti, e anche un attacco alla tecnologia che può essere autorizzata ad andare contro la 'natura umana'. Orwell ravvisa un conflitto tra la 'natura umana' e la 'tecnologia' e questo in definitiva è il problema. In termini del paradigma scientifico in cui scrive, la visione di Orwell dell'inumanità della scienza è spaventosa, ma ci rassicura sui limiti della lotta. Avendo il robotico O'Brien che dice che 'Noi facciamo le leggi di natura', Orwell ci rassicura che ciò non è così. Orwell è incapace di immaginare una sintesi tra l'umano e l'artificiale.
Blade Runner di Ridley Scott adotta precisamente il punto di vista opposto. Nel film la confusione tra il 'naturale' e l''arificiale' è così completa da essere irrisolvibile. Particolarmente nel versione director's cut, c'è la suggestione che il personaggio principale, Deckard (Harrison Ford), possa essere tutt'altro che umano.
Blade Runner inizia con un'introduzione all'idea del cyborg, qui chiamato replicante. I replicanti sono costruiti dalla Tyrell Corporation e hanno raggiunto uno stadio di sviluppo tale da poter venir impiantati di memorie artificiali, completando così l'illusione di umanità, anche nei confronti di se stessi. I replicanti, comunque, hanno un arco di vita breve e sono banditi dalla terra per evitare che abbattano il controllo umano. Vengono usati per lavoro schiavizzato nelle 'colonie extra-mondo' e il compito dei blade runner come Deckard è di cacciare replicanti in fuga e di 'ritirarli'. Il problema sorge quando Deckard incontra Rachael (Sean Young), la prima dei replicanti a credersi umana. Deckard si innamora di Rachael, mentre continua a cacciare e ad abbattere gli altri replicanti. Alla fine rintraccia gli ultimi due replicanti, Roy (Rutger Hauer) e Pris (Daryl Hannah). Deckard uccide Pris ma viene risparmiato da Roy. Deckard realizza che non può più continuare ad essere un blade runner e lui e Rachael fuggono insieme.
Blade Runner è un film
di sfida proprio perchè confonde l''artificiale' e il 'naturale',
molto di più dei film di Terminator. Mentre in 1984 l'innaturalità
di O'Brien lo marchia come inferiore moralmente a Winston, in Blade
Runner non c'è quest'idea, piuttosto è vero il contrario.
Il film è estremamente critico verso Deckard, l'umano, per il fatto
di trattare i replicanti come oggetti piuttosto che come identità.
Pris, rispondendo ad una domanda del disegnatore genetico JF Sebastian
(William Sanderson) dice, "Non siamo computer, Sebastian, siamo fisici.
Io penso, Sebastian, quindi sono." (15)
Altri
umani vengono criticati allo stesso modo nel film a causa dei loro pregiudizi,
soprattutto il poliziotto razzista (Specista? Naturista? Umanista?) che
fa riferimento agli sventurati replicanti come a 'lavori in pelle'. E di
converso, i replicanti stessi sono spesso delle creature nobili. Nella
sequenza finale, Roy salva Deckard dalla morte e il replicante viene mostrato
come una figura di Cristo, liberando una colomba bianca su un cielo di
colpo di un blu impossibile. Nella prima versione del film Deckard ha una
voce fuori campo:
Io non so perchè mi salvò la vita. Forse in quegli ultimi momenti amava la vita più di quanto l'avesse mai amata. Non solo la sua vita, la vita di chiunque, la mia vita. Tutto ciò che volevano erano le stesse risposte che noi tutti vogliamo: da dove vengo, dove vado, quanto mi resta ancora. Non ho potuto far altro che restare lì e guardarlo morire.(16)
Qui il replicante artificiale è
diventato molto più 'umano' di Deckard, che in modo tutt'altro che
'sportivo' uccide i replicanti sparando loro nella schiena.
I replicanti non sono incondizionatamente nobili e agiscono duramente col creatore. Roy si incontra col suo disegnatore, Tyrell (Joe Turkel) e lo uccide quando si rifiuta di aiutarlo. Questo dimostra il lato negativo del comportamento replicante. In questo senso la tradizione greca è stata rispettata in modo preciso: il creato prodigo è tornato e ha abbattuto violentemente il creatore. Ma Roy non si ripropone di governare, si ripropone solo di vivere, e in questo senso il comportamento replicante è identico al comportamento umano. In definitiva è impossibile assegnare superiorità morale sia all'umano che al replicante. Questo rafforza il ritratto della natura come ingannatrice: la natura è un costrutto e non ha alcun stimolo morale negli argomenti riguardanti gli umani e la loro tecnologia.
La 'natura' per questo è una
guida inadeguata per come dovrebbero comportarsi gli umani nei rapporti
con la propria tecnologia. Poichè qualsiasi osservazione della 'natura'
è costruita dall'osservatore, quest'osservazione allora non può
ossere usata come prova di come siano diventate, o possano diventare, le
cose nel futuro. Appena un osservatore costruisce una visione della tecnologia
in conflitto con la natura, tale osservatore crea la realtà della
sua osservazione. Gli umani devono imparare ad interagire armoniosamente
con la loro natura tecnologica invece che guardarla come un ostacolo da
abbattere. Poichè la tecnologia è parte inseparabile dell'umanità,
qualsiasi battaglia tra umanità e tecnologia può essere solo
una guerra civila amara, distruttiva e impossibile da vincere.
NOTE
collegamenti
George
Orwell
Vittorio Barabino, Il
linguaggio dell'utopia, Analisi della neolingua in 1984 di G. Orwell