Macchine del tempo


John Gribbin


recensione a 

Paul J. Nahin, Macchine del tempo, American Institute of Physics p408

 

Il viaggio temporale è diventato, se non proprio rispettabile, almeno alla moda in alcuni quartieri del mondo della fisica nell’arco degli ultimi decenni. Molte delle colpe vanno addossate all’astronomo Carl Sagan, che nell’estate del 1985 stava scrivendo un romanzo di fantascienza e che chiese al relativista Kip Thorne, del CalTech, di presentarsi con qualche invenzione scientifica che apparisse plausibile per "spiegare" lo stratagemma letterario di un wormhole attraverso lo spazio che permettesse ai suoi personaggi di viaggiare attraverso le stelle. Spinti a guardare alle equazioni della teoria generale della relatività sotto una nuova luce, Thorne ed i suoi colleghi, dapprima trovarono che non c’era nulla in queste equazioni che vietasse l’esistenza di tali wormhole e poi realizzò che qualsiasi tunnel attraverso lo spazio è anche, potenzialmente, un tunnel attraverso il tempo. Le leggi della fisica non vietano il viaggio temporale.

Questa realizzazione ebbe due conseguenze. Allorché apparve il romanzo di Sagan, Contact, nel 1986, conteneva un passaggio che suonava come una pura sciocchezza fantascientifica ma che era (anche se furono pochi i lettori a realizzarlo sul momento) una descrizione di scienza seria e fattuale di un wormhole dello spaziotempo. E come Thorne ed i suoi colleghi iniziarono a pubblicare relazioni scientifiche sulle macchine del tempo e sui viaggi temporali, il diffondersi delle vibrazioni stimolò un piccolo artigianato di studi simili.

Curiosamente questo aneddoto non appare nel racconto, per altri motivi dettagliato in modo rimarchevole, di Paul Nahin su fatti e finzione del viaggio temporale. Nahin è professore di ingegneria elettrica alla University of New Hampshire, ed è l’autore di molte storie di fantascienza tutte pubblicate, alcune delle quali trattano degli enigmi e dei paradossi del viaggio temporale. Ci racconta come ha scoperto e "divorato" storie di fantascienza all’età di dieci anni e questo libro è chiaramente un atto d’amore. L’approccio è da letterato, con 36 pagine di note, nove appendici tecniche (ma non apertamente matematiche) e una bibliografia senza esclusione di colpi. Lo stile di Nahin è molto più sobrio del materiale che tratta, ma ciò che perde in scintille lo guadagna in comprensibilità.

L’approccio, in linea con le basi dell’autore, parte dalla narrativa e va verso il fatto. Delle vecchie passioni, come H. G. Wells e Frank Tipler, fanno la loro attendibile apparizione, così come la fanno opere di narrativa sul viaggio temporale meno note provenienti dal XIX secolo (che predano con tono rassicurante le teorie di Albert Einstein) e scienziati e filosofi più oscuri. E, naturalmente, i familiari paradossi sul viaggio temporale hanno una completa diffusione.

Ci sono, comunque, due debolezze principali nel trattamento da parte di Nahin della scienza. La minore è rappresentata dalla sua discussione dei buchi neri, che è debole e a volte un po’ confusa. In modo molto più decisivo, comunque, manca di apprezzare come l’interpretazione dei "molti mondi" della meccanica quantistica permetta ad un viaggiatore del tempo di andare indietro nel tempo e di alterare il passato senza produrre problemi del tipo del noto paradosso del nonno. Nella versione convenzionale del paradosso, un viaggiatore va all’indietro e uccide il proprio nonno da bambino, cosicché il viaggiatore non potrebbe mai essere nato, nel qual caso il nonno non verrebbe mai ucciso… e così via. Ma nella versione dei molti mondi (promossa oggigiorno da David Deutsch, della University of Oxford), l’atto di uccidere il nonno crea una nuova realtà cosicché quando il viaggiatore torna poi avanti nel tempo non si ritrova più nel proprio mondo, ma nell’universo della "porta accanto". Ciò spiega, per esempio, alcune delle tracce più sottili nella trilogia di pellicole di Back to the Future, che Nahin commenta pur mancandone completamente il valore. Ma anche se il libro ha dei difetti, è comunque il benvenuto. Non si fa leggere dall’inizio alla fine come un romanzo, ma è ideale per immergervisi e per saltarvi qua e là, come un viaggiatore temporale che si immerge nella storia. E’ un libro eccellente come opera di consultazione per chiunque sia interessato al versante fantascientifico del viaggio temporale ed è un libro che sarà acclamato dai fan… voglio dire che sarà acclamato quando sarà disponibile in economica e con un prezzo ragionevole.


© 2001 John Gribbin, titolo originale Time Machines, traduzione italiana Danilo Santoni