24 Vedute per un racconto di Zelazny

Santoni Danilo
C'è un universo che nel circondare l'uomo gli pone domande precise in merito alla sua esistenza e al suo futuro; l'uomo, nello scrutarlo, cerca di fare del proprio meglio per trovare delle risposte plausibili aiutato dalla propria cultura e dalla propria tecnica. Soprattutto lo sviluppo eclatante di quest'ultima ha permesso la distruzione delle grandi cosmologie del passato che si sono perse con le magiche visioni che le contraddistinguevano. La scientificità ha eroso lo spazio della letterarietà ed oggi si deve registrare un pericoloso divario tra l'uomo inteso come produttore di valori culturali e l'uomo inteso come costruttore di valori tecnologici.
24 Vedute del Monte Fuji, di Hokusai racconto di Roger Zelazny del 1985 che nasce proprio nel momento di esplosione del fenomeno cyberpunk ponendosi come guida per molti scrittori di quel movimento (su tutti spicca Walter Jon Williams che riconoscerà da subito i sui debiti con Panzerboy) merita un'attenzione particolare anche perché presenta una presa di posizione nei riguardi del contrasto tra produzione di valori culturali e la costruzione di valori tecnologici.
La narrazione segue il viaggio/pellegrinaggio che una giovane americana, Mari, svolge attraverso una parte precisa e delimitata del Giappone, quella che comprende i luoghi da cui si hanno le vedute del monte Fuji riprodotte in ventiquattro tavole dal grande artista giapponese Hokusai.
Il viaggio ha un doppio valore per la ragazza: da un lato è il ritorno sui luoghi in cui è vissuta felice col marito, Kit, ormai morto fisicamente; dall'altro è un processo di avvicinamento alla nuova entità di Kit che si è traslato mentalmente attraverso il proprio computer nella rete informatica e che la vuole unita a sé. Conscia del pericolo che l'uomo rappresenta ed impossibilitata a sfuggire al suo richiamo, Mari arriverà a tale unione riuscendo, nel momento in cui si realizza, a distruggere l'uomo.
La trama, come si può vedere, analizza un tema non certo nuovo per la letteratura fantascientifica: rapporto uomo-computer e preoccupazione per la spersonalizzazione dell'individuo in una società automatizzata; un tema che si ricollega al più ampio ed antico timore dell'uomo per la macchina. Anche il mezzo attraverso cui analizzare questo tema non è nuovo: si ritrova per esempio già in Programma Uomo e circa nello stesso periodo se ne faceva portavoce William Gibson e con lui i cyberpunk. Quello che rende interessante le 24 Vedute è però l'angolazione particolare attraverso cui l'autore osserva il problema.
Si scopre subito che il pellegrinaggio di Mari abbandona la mera fisicità dei luoghi visitati per trasformarsi in una visitazione della cultura letteraria dell'Occidente: il discorso narrativo è interrotto ed arricchito dalla citazione dei nomi delle figure più rappresentative del nostro universo culturale. Si inizia con Chaucer, padre spirituale di ogni pellegrino, e si prosegue con Dante, Wagner, Nietzsche, Hemingway, Mark Twain... realizzando un ritmo serrato di richiami che nel rimandare agli universi particolari dei vari artisti crea un caleidoscopio di sensazioni dal vago sapore proustiano. Quella di Zelazny non è, comunque, la ricerca di uno stato di oblio che può essere rapportato alla lenta conquista del sonno del giovane Marcel, ma piuttosto la disperata lotta contro tale sonno, la ricerca da parte della ragione di appigli per non sprofondare nell'impersonalità rappresentata in questo caso dall'informatica.
Il primo di tali appigli può venire dall'uso rituale del rapporto che lega il presente al passato,
Ogni momento è completo, anche se porta con sé il proprio passato. Non comprendo cause, ma solo le sequenze... (24 Vedute, 201).
E qui c'è già un concetto di tradizione intesa sia come bagaglio che come rifugio, ma essenzialmente come interpretazione.
Le sequenze temporali sono anche e soprattutto interpretative: alla successione serrata dei nomi si sovrappone quella delle vedute del monte Fuji di Hokusai, opere d'arte che si pongono come stazioni del pellegrinaggio in una mescolanza di riti purificatori ed iniziatici. Le ventiquattro scelte della realtà che l'artista ha fatto sono altrettanti momenti di conoscenza nel cammino di Mari perché di un oggetto, il monte Fuji, se ne sono individuate varie vedute, tutte reali ma tutte collegate ad una simbologia spirituale che trascende l'oggetto da sé.
sembra che io non stia mai guardando due volte la stessa montagna. Muti tanto quanto me, eppure rimani sempre lo stesso. Il che vuol dire che c'è speranza anche per me. (24 Vedute, 217)
Soltanto nella scomposizione si può raggiungere la comprensione della realtà che ci circonda, riuscendo allo stesso tempo a rimanere noi stessi. In questo procedimento non è difficile riconoscere lo spirito di Henry James con la sua teorizzazione del punto di vista.
Kit, infiltrandosi nella rete dei computer che fascia tutto il mondo può ottenere il controllo politico ed economico della Terra forzando gli avvenimenti a proprio vantaggio, ma esisterà per lui sempre e comunque uno spazio inviolabile rappresentato dalla mente della propria moglie che, simbolicamente, rappresenta quella dell'uomo in genere.
Tatemae è quello che appare agli altri. Honne è la vera intenzione... Cerco di non rivelare il mio honne nemmeno in questo momento. (24 Viste, 259)
Tatemae-honne una dicotomia comportamentale che tende ad esaltare l'imponderabile e la creatività dando un nome a quella parte dell'uomo che è impossibile controllare e codificare.
Zelazny, in questo, presenta una speranza per l'uomo (una speranza che proviene dalla inviolabilità della mente e della cultura che tale mente ha realizzato) e denuncia un contrasto (il contrasto tra cultura umanistica e cultura scientifica).
La cultura scientifica non si realizza soltanto nelle grandi invenzioni, ma anche e soprattutto nelle cose di tutti i giorni, piccole e pratiche (come può esserlo un personal computer) ma pur sempre apportatrici di cambiamenti radicali nel rapporto con la realtà. Di fronte ad un tale processo rivoluzionario travolgente, la cultura umanistica si trova penalizzata per l'impossibilità a proporre visioni precise sul rapporto quotidiano con la realtà.
Al richiamo arrogante e carico di certezze di Kit, Mari può opporre soltanto il proprio pellegrinaggio attraverso la cultura, un percorso segnato dalle stazioni di Hokusai che sembra avere il senso dell'ultimo saluto prima della sconfitta in una nostalgica rimembranza di valori scomparsi e che, invece, si rivela come pietra miliare della consapevolezza di una conoscenza umanistica. Mari riesce a vincere attraverso un atto irrazionale, non previsto, al di fuori di ogni codice: la cultura umanistica ormai agonizzante riesce a dimostrarsi viva e capace di reazione grazie all'impossibilità di venir riprodotta su scheda perforata.
Zelazny in tutto l'arco della narrazione fa uso di una sola citazione da un'altra opera letteraria (da Dante, nell'originale italiano e nella versione inglese) ed è funzionale a spiegare quanto detto,
"La navicella" Yes "La navicella del mio ingegno"... "The little bark of my wit"  (24 Views of Mt. Fuji, By Hokusai,  Asimov's 7/85, pag.132. Si riporta la citazione originale perchè più comprensibili, nel gioco di sovrapposizioni linguistiche)
L'ingegno, lo specifico umano che ha creato la propria cultura nella capacità di adattarsi ad ogni situazione, è un richiamo, in quel wit, ai metafisici inglesi e al loro senso di unione tra microcosmo e macrocosmo. Ed il monte Fuji, con il suo alto valore simbolico-figurativo, diviene l'oggetto sacro del micropellegrinaggio di Mari che è l'ombra (e lo specchio) del macropellegrinaggio dell'umanità.
L'autore in questo viaggio ha una funzione precisa: non solo quella di interprete della realtà (le ventiquattro stampe e i nomi dei vari artisti che propongono, ognuno, una particolare veduta), ma anche quella di tracciare l'itinerario per la navicella. Il viaggio, scandito dal ritmo ritualistico delle stazioni di Hokusai si trasforma in ciclo, sia esso come derivazione di quello cristiano della Divina Commedia che di quello pagano dei Nibelunghi.
A questo punto sembra addensarsi una nube su questo universo perché il rituale codifica l'ingegno, razionalizza il wit e distrugge l'imprevedibilità del mondo umanistico. Ma come l'ultima risorsa di Mari permette di salvare il mondo dalla terribile minaccia che lo sovrasta, così Zelazny si è lasciato un'ultima possibilità di libertà. La narrazione termina alla penultima vista, annullando il pericolo di assuefazione e ribadendo l'imprevedibilità delle scelte dell'autore e la possibilità di produrre al di fuori di ogni programmabilità.
Le stampe di Hokusai però giocano un altro ruolo nell'economia del racconto.
Può darsi che io dia l'impressione di avere un forte istinto di morte. Non è vero. I miei desideri corrono nella direzione opposta. Può darsi davvero che stia usando le stampe di Hokusai come una specie di test di Rorschach per guardare dentro me stessa, ma è il fascino della morte, non il desiderio di essa, che indirizza i miei pensieri. (24 Vedute, 217)
C'è uno studio effettuato sugli Indi amazzonici che dimostra la differenza delle abitudini e delle reazioni percettive fra i gruppi viventi in condizioni primitive e quelli giunti in contatto con la cultura occidentale: tale studio è stato effettuato facendo ricorso al test di Rorschach 1. Si può notare un'ulteriore linea di lettura che, seguendo la traccia del cammino del processo di acculturamento dell'individuo, registra l'esistenza di quelle zone di frizione che nascono dal contatto stridente di due o più culture estranee tra loro.
Il viaggio di Mari richiama allora alla mente l'altro viaggio, ben più famoso, lungo un fiume nelle foreste del Congo intrapreso da Marlow alla ricerca di Kurtz in Cuore di Tenebra. Ai due simboli naturali che fanno da supporto al viaggio (il monte nell'opera di Zelazny, il fiume in quella di Conrad) si aggiunge infatti una inquietante relazione tra i personaggi: Mari/Marlow, Kit/Kurtz: e non si tratta solo di un gioco di iniziali dei nomi, ma di uno stretto rapporto di funzioni.
Il gioco dei silenzi di Marlow che è rifiuto di potere e violenza sull'altro informa il ritmo narrativo di Mari: tra una veduta e l'altra c'è un silenzio indeterminabile che può essere anche di vari giorni. La narrazione è cadenzata e ritmata dal silenzio che separa la verifica di una veduta dall'altra perché il viaggio (e il pellegrinaggio) è una esperienza blank e indicibile.
Blank come può essere la balena di Melville, carica di significati a volte anche opposti, sicuramente impossibili da catalogare, logicamente inafferrabili.
Indicibile perché privata e come tale inconoscibile a meno di violenze e riduzioni:
Secondo la tradizione, l'henro, cioè il pellegrino, dovrebbe vestire completamente di bianco. Io non sono vestita di bianco. Il bianco non mi sta bene, e il mio pellegrinaggio è un affare privato; un segreto, finchè riuscirò a mantenerlo tale. (24 Vedute, 202)
Se Cuore di Tenebra è un'analisi del significato schiavista della cultura occidentale, 24 Viste scopre come tale cultura rappresenti ormai l'ultimo baluardo contro una nuova schiavitù, quella dell'impero tecnologico. Così ad un Kurtz che è diventato fisicamente affine al suo feticcio (l'avorio) corrisponde un Kit che si è traslato all'interno del proprio feticcio (il computer).
La salvezza forse esiste ed è simboleggiata dal monte Fuji perché può essere raggiunta per mezzo di un rapporto nuovo con la natura e attraverso un significato nuovo per la natura: non la wilderness inconoscibile di Conrad, ma il grembo che ha generato l'uomo conferendogli un valore sia fisico che culturale:
Ho una teoria tutta mia su libri come quello di Natsume Soseki. Qualcuno una volta mi ha detto che, fra tutti, quello è il libro che sicuramente tutti i giapponesi colti hanno letto. Così l'ho letto anch'io. Negli Stati Uniti mi avevano detto che era Huckleberry Finn il libro letto da ogni yankee colto. E così decisi di leggerlo. In Canada è stato Sunshine Sketches of a Little Town, di Stephen Lealock. In Francia Le Grand Meaulnes. Ogni paese ha il suo libro. Sono tutte opere che hanno in comune un'ambientazione rurale e un sentimento di vicinanza alla natura, inoltre si svolgono nei giorni che precedono l'avanzare dell'urbanizzazione e dell'industrializzazione... (24 Vedute, 245)
Ritorno alla natura e regresso all'età dell'innocenza: le uniche possibilità per entrare in sintonia con il mondo circostante e per poterlo comprendere. Due possibilità colte e reazionarie, forse, ma le uniche capaci ancora di poter salvare l'uomo moderno dall'olocausto.



 
Roger Zelazny
Roger Zelazny, una bibliogafia, a cura di Marcello Bonati
Dave Bukowski, Sviluppo del personaggio e crescita psicologica: il 'Grande Tema' di Roger Zelazny
Santoni Danilo, Type/Token, per un percorso dal caos all'ordine