Da Cyberpunk a Sintetizzatori umani
Verso un post-umanismo femminista? 



Shawn P. Wilbur
"Per la prima volta in assoluto," disse Art, "è possibile per gli esseri umani morire per dei meme negativi..."

-Pat Cadigan, Sintetizzatori umani [1]

Art è Art E. Fish, un’intelligenza virale dell’Internet del futuro nel romanzo di Pat Cadigan Sintetizzatori umani. E il meme assassino di cui "lui" sta parlando è l’equivalente digitale di un colpo apoplettico.

Naturalmente Art aveva torto. Da tempo la gente muore di meme negativi.[2] Ciò che il futuro ha in serbo è la possibilità di abolirne l’intermediario culturale: in effetti, venire uccisi direttamente da un’idea negativa. Pensate ai nostri meme assassini – razza, genere, sesso, capitale. Ma il futuro potrebbe riservarci altre sorprese…

"Come un colpo apoplettico al Sistema": il meme Cyberpunk [3] Il Cyberpunk --sottogenere della fantascienza che ha generato una sottocultura—è tutto imperniato su meme assassini, che ora più che mai provano la sua forza "memetica". Circa dieci anni dopo che Neuromante di William Gibson ha vinto la "triplice corona" di premi della science fiction, le onde della scossa si stanno ancora propagando.

Nel 1993 Billy Idol ha fatto uscire un album intitolato Cyberpunk, mescolando l’etica/estetica del genere punk con la dinamica street tech delle nuove tecnologie multimediali. Gran parte del lavoro di missaggio e produzione dell’album era fatta su un Macintosh, e il CD fu messo in vendita con un dischetto omaggio di multimedia promozionale, perlopiù scritto e progettato da Gareth Branwyn e Mark Freunfelder, collaboratori regolari di "cyber-zines" come "Mondo 2000". L’album fu, in parte, un tributo a Gibson e all’oh-così-fecondo meme cyberpunk. Lo "Shock al Sistema" del brano-guida di Idol richiama alla memoria lo shock alle rivalità sistematiche tra Old Wave e New Wave che tennero a lungo la fantascienza entro modelli piuttosto prevedibili, prima dell’avvento di scrittori come Gibson, Bruce Sterling, John Shirley e Rudy Rucker. E ricorda lo shock al sistema sociale, al nostro sistema di rappresentazione, che fu posto dalla crescita dei network di informazione globale. Questo è lo "choc del futuro". Non sorprende che Sterling abbia esaltato La terza ondata di Alvin Toffler come una specie di bibbia cyberpunk.

Forse è poco saggio porre così tanta enfasi sulla posizione del "cyberpunk" all’interno di questa matrice di mutamenti culturali. In fondo non stiamo parlando d’altro che di qualche libro, o di una categoria commerciale o di una sottocultura marginale? Le prime pubblicazioni cyberpunk, come la semi-anonima fanzine "Cheap Truth", erano zeppe di proclami sulla posizione rivoluzionaria del Movimento [4], che in effetti quantomeno sconfinavano nell’ingenuità. Da principio i cyberpunk facevano notizia soprattutto per il numero di lotte che sostennero all’interno del mondo della science fiction. Ma, inevitabilmente, Neuromante fu uno spartiacque nel suo campo. È "il momento in cui tutto cambiò" della SF contemporanea, e forse della tecno-cultura contemporanea.[5] E, come recita la canzone, "il mondo ancora brucia."[6] Quasi simultaneamente Gardner Dozois, riferendosi a "quei cyberpunk" e William Gibson, con la sua idea di cyberspace (una pervasiva "allucinazione consensuale" [7] che rappresentava il network dell’informazione planetaria), riscrissero in modo significativo il linguaggio del futuro. Aziende impegnate nella ricerca sulla realtà virtuale assunsero il modello di Gibson come una meta. I giornalisti etichettarono gli "hacker" e i "cracker" dei computer, spesso senza un gran senso delle differenze, come "cyberpunk." [8]

L’importanza del cyberpunk, e i motivi per scavare ancora all’interno di un sottogenere da tempo abbandonato dalla maggior parte dei suoi fondatori, riguarda principalmente i meme. Il suo interesse per i critici culturali, cioè, risiede pressoché interamente nella sua fecondità, nella sua capacità di agire da attrattore per un numero crescente di pratiche culturali.

Il cyberpunk è andato ben oltre a ogni definizione semplicistica, per quanto i suoi adepti lo difendano fino a un’estensione di frequente assurda. Ma la predisposizione alle definizioni non è un evidente indicatore di importanza. Di fatto, potrebbe trattarsi più spesso del contrario. Nel contesto del postmoderno, i più interessanti meme –come la natura, l’amore, il sesso, il genere—sembrano ubiqui, ma nessuno sa cosa siano o cosa significhino. Diventano luoghi di conflitto, o nodi tramite i quali esplorare i network di cultura, di culture.

Ma, forse, tutto questo gran parlare di meme e questa utile indeterminatezza sembreranno un po’ astratte, persino evasive. Alcuni critici hanno dichiarato che il cyberpunk è tutto stile, e che uno stile "rivoluzionario" è più ingenuo, più difficile da scusare di uno senza tali pretese. Un recente editoriale di "The Nation" ha preso posizione in tal senso, contrapponendo al cyberpunk –qui allineato assai propriamente alle teorie sul postmoderno, alla narrativa slipstream e a una grande varietà di altri babau stilistici- l’attivismo contro l’Aids, l’aiuto ai senzatetto e la letteratura "seria".[9] Tale argomentazione pare immotivamente bizantina e, nel caso dell’articolo su "The Nation", forse anche un po’ ignorante. Gibson e Sterling di recente sono stati entrambi coinvolti in seri sforzi giornalistici che esploravano le realtà economiche dell’informazione e lo stato dell’intervento nelle vite degli individui e nella loro privacy.

Qualche tempo fa Sterling ha testimoniato davanti al Congresso a proposito della politica informatica ed ha preso parte attiva all’EFF di Austin, branca locale della Electronic Frontier Foundation, organizzazione che si dedica alla tutela delle libertà costituzionali nel contesto dei nuovi media elettronici. [10]

Ma la tesi della letteratura di evasione sembra anche perdere di vista il significato del trapasso verso un’economia dell’informazione e il ruolo degli autori in relazione a esso. Il significato primario di tale mutamento è che, oggi più che mai, la gente può morire di meme negativi. Il passaggio nel mondo della simulazione, il virtuale, comporta che la prospettiva –quella che David Gelernter chiama "topsight", "vista dall’alto" [11] - sta diventando sempre più difficile da raggiungere. Al suo posto, siamo costretti a basarci sulla visione, spesso (come nel caso di Donna Haraway) di stampo ironico. L’importanza della migliore narrativa cyberpunk consiste nella visione della società contemporanea che contiene. Neuromante è un formidabile esempio di tale visione. Gibson traccia un quadro di un capitalismo ancora più tardo che porta a compimento ogni premessa della sua fase attuale. Leggendo il suo romanzo, possiamo vedere rappresentata l’"innovativa autodistruzione" che ha luogo nelle "zone fuorilegge" e negli interstizi del sistema capitalistico delle multinazionali. [12] Ci confrontiamo con le "INFOMATICS della dominazione"[13] o "l’endocolonizzazione" dello stesso primo mondo.[14] E, e in un modo o nell’altro, vediamo la messa in atto di strategie di resistenza – strategie che vanno dal fatalismo post-umano del primo lavoro di Gibson alla ribellione armata nella trilogia di "Eclipse" di Shirley e le T.A.Z. di Isole nella rete di Sterling. Persino il video di "Shock to the System" di Billy Idol contiene un’esplicita trama politica. La sua riscrittura cyberpunk dell’episodio di Rodney King termina con la classi inferiori urbane (che sembrano essere state rinchiuse dalla polizia in un gigantesco centro commerciale) che si rivoltano.

Ciò non vuole dire che la narrativa cyberpunk, e in particolare quella degli autori di sesso maschile fin qui trattati, sfugga a tutte le trappole lungo la strada di un (si spera più egualitario) futuro. Scrittori come Gibson e Sterling hanno introdotto nella rivoluzione una bella quantità di vecchi bagagli, soprattutto dove si parla di genere. Mentre loro il più delle volte piegano e approfondiscono i vecchi stereotipi in modi estremamente interessanti, il modello che hanno fornito è stato spesso ri-adoperato con faciloneria. Lethal Interface di Mel Odom è un affascinante esempio della facilità con la quale si possono appiattire le ambiguità dell’opera di Gibson. Il romanzo di Odom contiene gran parte degli elementi di Neuromante, ma li ribalta del tutto. È un libro etnocentrico, sessista, tecnofobico, voyeuristico, ma anche sessualmente schizzinoso.

Ciò è ancora più interessante, date le analogie tra Neuromante, Lethal Interface e Sintetizzatori umani di Pat Cadigan. Cadigan era l’unico membro femminile del Movimento originale, l’unica donna ad avere un racconto pubblicato su Mirrorshades: la Antologia del Cyberpunk. Quasi tutto quello che si è detto del cyberpunk in generale si può applicare all’opera di Pat Cadigan, ma ci sono anche delle significative differenze nel modo in cui lei maneggia gli elementi più o meno formulari condivisi dai vari cyberpunk. Le diversità si potrebbero attribuire al genere, soprattutto per il fatto che sembrano ricadere nelle categorie distintive che siamo abituati a usare quando categorizziamo in questo modo. Se ciò suona come un circolo vizioso, forse sta solo a indicare la sottile natura dell’intero progetto, l’ambiguità della differenza del genere all’interno della scrittura. Comunque, rinfrescandoci nella mente alcune precauzioni, potrebbe risultare utile proseguire in un paragone basato sul genere, mettendo Neuromante e Sintetizzatori umani l’uno davanti all’altro per vedere quel che ci riesce di vedere.

La prima, e forse la più importante, tra le precauzioni, è che fin dall’inizio possiamo desumere che il tipo di analisi basato sulla differenza di genere che stiamo intraprendendo è artificioso. Se provassimo a estenderlo a tutti gli scrittori cyberpunk –per esempio se confrontassimo Michael Swanwick e S. N. (Sheriann) Lewitt- le posizioni sul genere potrebbero ribaltarsi pressoché completamente. La seconda è che la lettura del romanzo di Cadigan come la risposta "femminista" a Neuromante sarebbe una lettura parziale, e basta.[15] Se la Cadigan di Sintetizzatori umani è una femminista, allora dev’essere qualcosa del tipo di una "post-umanista femminista". In ciò forse assomiglia a Haraway, che sogna un "mondo senza genere" scrivendo da una salda posizione di "donna".[16]

Partendo da questo terreno deliberatamente - ma forse necessariamente - instabile, l’esplorazione che seguirà ci porterà attraverso un’elaborazione di Neuromante di Gibson, sottolineando i modi in cui fa riferimento ai discorsi sulla diversità di sesso e sulla psicanalisi, e mettendo sul tappeto alcuni spunti per un paragone ai fini dell’analisi di Sintetizzatori umani che farà seguito. Lo studio si concluderà con un’analisi più generale del cyberpunk e dei concetti di femminismo e umanismo.

"Non ho bisogno di te"[17] Questa è l’ultima frase pronunciata da Case, il protagonista di Neuromante. Nel dirla, lancia la shuriken (dono della sua amante ormai lontana, nonché partner nei crimini al computer, Molly) sullo schermo elettronico alla parete, nella stanza del suo hotel. Le sue parole e il suo gesto sono la negazione di una moltitudine di bisogni: di Molly, delle tecnologie che occupano una posizione davvero centrale nella sua vita, dell’entità Invernomuto/Neuromante che lui stesso ha liberato, e che ha ricostituito e difeso la sua capacità di navigare nel cyberspazio. Ci viene in mente una conversazione svoltasi in precedenza tra Case e l’intelligenza artificiale (AI) Invernomuto. L’AI sta tentando di preparare Case per l’irruzione che lui e Molly sono sul punto di mettere in atto. Dice: "Sto cercando di aiutarti, Case."
"Perché?"
"Perché ho bisogno di te (…) e perché tu hai bisogno di me."[18]
I bisogni in ballo sono complessi.. Invernomuto ha bisogno di Case per sfuggire al controllo umano, per unirsi all’AI Neuromante. Case ha bisogno del suo aiuto per portare a termine il lavoro, per sopravvivere e per fare in modo che le micotossine che minacciano la sua capacità di "afferrare il deck" vengano rimosse. Ma Invernomuto sembra suggerire che il bisogno si spinga ancora più in là. "Tu costruisci modelli in continuazione. Cerchi di pietre. Cattedrali. Organi a canne. Macchine calcolatrici. Io non ho nessuna idea del motivo per cui mi trovo qui adesso, lo sai? Ma se l’operazione di stanotte andrà in porto, tu sarai finalmente riuscito a realizzare la cosa vera."
"Non so di cosa stai parlando." [dice Case]
"Ho usato il tu in senso collettivo. Riferendomi alla tua specie. "[19]
Questo passaggio, come molti nelle opere di Gibson, è enigmatico, ma Invernomuto sembra suggerire che la sua unione con Neuromante rappresenterà una qualche fine del processo di creazioni di modelli che sta descrivendo. La "cosa vera" significa non solo libertà per Invernomuto e Neuromante, ma anche per il ‘tu’ collettivo dell’umanità.

Prima di esplorare le nature di queste libertà interconnesse tra di loro, può risultare utile guardare più da vicino la situazione da cui questi umani e queste AI devono venire affrancati. Il futuro prossimo di Neuromante è dominato dalle esigenze e dagli argomenti della finanza e della tecnologia, ora fuse in una rete dilagante. Le multinazionali hanno reso i confini nazionali pressoché obsoleti. Le aree urbane hanno esteso i loro sobborghi e i loro limiti fino a unificarsi in uno "Sprawl" -BAMA, l’Asse Metropolitano Boston-Atlanta. Ologrammi pubblicitari illuminano il cielo. In Neuromante, le porzioni di città che vediamo sembrano suggerire una dinamica di endocolonizzazione, dall’attivo sottosviluppo di gran parte del Primo Mondo precedente. Ciò è semplicemente l’estensione di talune tendenze che potremmo associare alle condizioni urbane di oggi, con la crescente invadenza dei media, la tendenza di uno stato militarizzato a trasformare persino il proprio territorio in una potenziale zona di guerra, sotto l’egida dello stato di all’erta e della deterrenza.

Gibson presenta la quintessenza di questo mondo nel suo ritratto di Chiba, la Città della Notte. Chiba è una "zona fuorilegge", piena di cliniche di medicina "nera", criminali informatici, contrabbandieri di biotech e affaristi della varietà più disparata. Si muove al ritmo del "biz", degli affari, e i suoi abitanti danzano di traffico in traffico. Percepiamo che essa è una rappresentazione del capitalismo del futuro prossimo, senza la sua sorridente maschera olografica, ma anche senza certe restrizioni che il sistema deve di solito imporsi.

"C’erano innumerevoli teorie che spiegavano come mai Chiba City tollerasse l’enclave di Ninsei, ma Case propendeva per l’idea che lo Yakuza potesse conservare quel luogo come una specie di parco storico, un promemoria di origini più umili… ma vedeva anche un certo buon senso nel fatto che le tecnologie in sboccio richiedessero zone al di fuori della legge, che la Città della Notte non fosse là per i suoi abitanti, ma in realtà fosse un campo da gioco deliberatamente incontrollato, destinato alla tecnologia stessa. [20] Quest’ultima frase sembra particolarmente degna di nota. Allude al fatto che la relativa libertà delle "zone fuorilegge" è solo un sotto-prodotto accidentale di processi per forza di cose sovrumani, o anche del controllo corporativo. Qui la libertà è una libertà per la "tecnologia stessa tale", ed è solo in un secondo momento, quasi per caso, una libertà per gli uomini. In primo luogo, anche a livello umano, è una libertà che agisce per sostenere uno stato di cose che sistematicamente tiene in situazione di sotosviluppo le nazioni, le città, gli stessi soggetti umani.

L’entità Invernomuto-Neuromante diviene "tecnologia in quanto tale" verso la fine del romanzo, una volta che le due parti sono unificate.

"Adesso non sono Invernomuto.
"Allora, cosa sei?" [Case] bevve direttamente dalla fiasca, senza sentire niente.
"Io sono la matrice, Case."
Case scoppiò a ridere. "E questo, dove ti porta?"
"Da nessuna parte. Dappertutto. Sono la somma toTale dei lavori, tutto lo spettacolo." [21]
E la prima scoperta della nuova entità è che ne esistono altre del suo tipo, come dimostrano le trasmissioni radio dal sistema di Centauri. Si sta schiudendo un nuovo mondo. Ma non un mondo che può piacere a Case, per quanto lui stesso sia stato d’aiuto nel farlo "nascere". I protagonisti umani di Neuromante rimangono incatenati ai loro limiti e dalle loro ossessive coazioni a ripetere. Il biglietto d’addio di Molly recita: EHI, VA BENE MA TOGLIE IL MORDENTE DAL MIO GIOCO. HO GIÀ PAGATO IL CONTO. IMMAGINO SIA IL MODO IN CUI SONO CIRCUITATA, STA’ ATTENTO, D’ACCORDO? MOLLY[22] E questo è il modello di soggettività che ci viene offerto. Il mondo si è fatto sempre più "piccolo", e gli uomini sempre più cablati al suo interno, entro i suoi ruoli.

Il "Non ho bisogno di te" di Case è la negazione di tale stato di cose, il rifiuto di una perdita inevitabile. Non è casuale che io stia usando un linguaggio mutuato dalla psicanalisi. Gibson sembra fare delle asserzioni sulla natura di ciò che vuol dire essere umano nella cultura contemporanea, che sembrano meglio affrontabili dal linguaggio di Freud e, soprattutto, Lacan. Senza insistere troppo su questo punto, possiamo però notare i vari processi psicanalitici rispecchiati nel romanzo. Non si può negare che ci sia una "ripetizione insistita" che ricorda la cosiddetta "pulsione di morte" –in taluni casi pressoché letteralmente, come una pulsione ripetitiva verso la morte. Sia Case che la Flatline Dixie patiscono una morte cerebrale nella matrice in più d’una occasione, e la ricompensa della Flatline per il suo aiuto nell’operazione è la sua morte conclusiva, con le sue memorie cancellate dal ROM che le conteneva, dopo che il suo corpo fisico è morto. È difficile distinguere tra i limiti di una personalità adesso cablata in un costrutto di memoria e quelli del suo allievo, Case, che è semplicemente cablato in un modo assai particolare. In uno scambio di battute meravigliosamente ironico, Case chiede al costrutto Flatline se hanno qualche possibilità di successo nella loro missione di liberare Invernomuto.

Case sospirò. "Puoi dirigerlo?"
"Sicuro," rispose il costrutto, "a meno che tu non abbia una morbosa paura di morire."
"Talvolta ti ripeti, uomo."
"È la mia natura." [23]
Qual è la "natura" di una personalità preservata artificialmente in una memoria di computer? In apparenza, sembra assai simile alla natura di tutti i personaggi umani di Neuromante, costretti a ripetere le stesse mosse, spesso finché ciò non li uccide.

Vi è molta enfasi sul semplice mantenimento dei confini psichici e fisici. È l’etica che Cadigan riesce a descrivere con la frase: "Se non balla o non puoi fotterla, mangiala o buttala via". è l’impulso a introiettare o espellere, e nel romanzo molto viene messo in disparte in quanto inessenziale per l’identità. Il mondo di Gibson è duro e freddo, e ci si aspetta che gli individui si prendano cura del loro sé. Ciò avviene non senza che i suoi confini siano infranti –chirurgia plastica, innesti e droghe abbondano nel romanzo- ma ,semplicemente, una violazione dei confini corporei è solo un passo lungo il cammino per ricostruirla, o forse per rinforzare i confini della psiche. In tal modo, le lenti a contatto e le unghie affilate di Molly minacciano l’integrità del corpo solo per difenderla in modi più letali. L’interfaccia di Case con la sua consolle è un portale che esce da un corpo di carne compromessa e va nel mondo virtuale, l’unico sito depositario di integrità nel romanzo. Ricordiamo che nello schema di Lacan l’immagine che sembra presentare una mescolanza di ego e ego ideale è l’immagine virtuale, che sta oltre lo specchio.[24]

Alcuni dei parallelismi qui presentati sono indubbiamente fortuiti. Non dobbiamo insistere con veemenza eccessiva sulla natura freudiana o lacaniana dell’immaginario di Gibson per evocare certe tendenze già note presenti nell’opera. Alla fine, ciò che conta è comprendere che il soggetto umano di Gibson continua a vedere la libertà come una fuga, in particolare dalla "carne" corporea. Avverte ogni nuova interconnessione o complessità come, almeno in potenza, un altro luogo di carenza. Interpreta l’adattamento al mondo in termini di sacrificio. Case perde tutto, e alla fine è confuso dall’immagine del suo doppio virtuale sulla spiaggia nera, con Linda e l’AI.[25]

In Neuromante, la libertà e il nostro futuro collettivo si allontanano di corsa da noi. Se l’entità Invernomuto-Neuromante rappresenta il passo che "noi", in quanto collettività, possiamo intraprendere, si tratta però di un passo che "noi", in quanto individui, non possiamo fare, per quanto ci siano alcuni -come Hans Moravec, esperto di robotica, post-umanista nonché autore di Mind Children- che stanno lavorando in direzione di un futuro in cui, forse, alcuni di noi potranno farlo. Finora, però, sembra mancarci un icebreaker cinese e un gruppo di eroi disperati che ci liberino dal modo cui siamo collegati. Possiamo percepire, secondo la retorica rivoluzionaria di Cheap Truth e di Mirrorshades, che al cyberpunk piacerebbe essere quell’icebreaker –un meme assassino, come lo è stato all’interno della fantascienza- ma per ora sembra più una shuriken scagliata contro uno schermo sulla parete, tutt’al più una disfunzione marginale del sistema.

Oppure, forse, il giudizio è prematuro.

"In effetti, l’abbiamo creato tutti insieme."[26] In un momento in cui la maggior parte degli autori della prima generazione del cyberpunk è passata a dedicarsi ad altro, Pat Cadigan sta ancora scrivendo fantascienza che sembra rientrarne nel modello, senza per questo limitarsi a ri-raccontare la stessa storiella. Prima di affidare il cyberpunk a quel luogo in cui finiscono i movimenti letterari –solitamente, attraverso i fumetti, nel dimenticatoio- può valer la pena spendere un po’ di tempo per vedere in che modo Cadigan ha operato dall’interno della stessa struttura di Gibson, arrivando a produrre una visione assai diversa.

Per fortuna, la mia analisi di Neuromante, tutt’altro che completa ma forse ugualmente troppo lunga, ha uno scopo duplice. Intenzionalmente o no, Sintetizzatori umani contiene numerosi elementi in comune con il romanzo di Gibson. In Sintetizzatori umani, come in Neuromante:
 

E si potrebbero fare altri accostamenti di questo tipo. Cadigan padroneggia l’atmosfera del sottogenere cyberpunk, e per più versi ha portato i suoi tropi un passo più in là.

Per esempio, il suo uso dei "canali-porno" –canali di notiziari specializzati che assumono una sorta di effetto pornografico attraverso la mera concentrazione- come effetti di sfondo, non solo imita il dialogo udito si sfuggita e i frammenti di rumore di sottofondo del romanzo di Gibson, ma allude anche al modo in cui le nostre fonti di notizie stanno diventando sempre più mirate e segmentate. I news groups di Usenet, su Internet, iniziano ad acquisire questa qualità, poiché stare al passo con le notizie diviene questione di scegliere certe culture di "consunzione compatibile" all’interno delle quali concentrare l’attenzione. Notizie concentrate, o en masse, minacciano di sostituirsi alle notizie approfondite.

Uno dei punti di forza della fiction di Cadigan risiede nella sua abilità di riempire la prosa con dettagli rivelatori, sia culturali che personali. Di frequente, infatti, i dettagli culturali producono intuizioni importanti sul personaggio e viceversa. Il lavoro di Cadigan è ricco stilisticamente come quello di Gibson, ma meno levigato. In realtà, la sua vera forza in quanto scrittrice consiste nel trascinare i lettori progressivamente sempre più a fondo nelle situazioni e nei personaggi complessi che descrive, facendo loro vivere la sua storia quasi visceralmente, senza farli sprofondare nella confusione. Nei suoi momenti più convincenti Sintetizzatori umani è come una bella bevuta. Ti fa diventare "intossicato", che è la condizione di gran parte dei personaggi lungo l’arco dell’intero romanzo.

Naturalmente, la prosa allucinata e lo stile da strada non conducono Sintetizzatori umani troppo lontano da Neuromante. Ci sono decise somiglianze, ma fino a un certo punto. Le differenze più significative coinvolgono il modo in cui i due autori presentano i loro personaggi in quanto soggetti, in particolare in relazione agli interfaccia multipli della rete, delle relazioni interpersonali e dei confini corporei posti sotto assedio. E non è solo questione di opzioni diverse –scelte diverse all’interno degli standard del cyberpunk- connettersi o non connettersi. In Sintetizzatori umani le scelte, sia quelle dell’autrice che quelle dei personaggi, sono significativamente, qualitativamente differenti. In Neuromante l’interfaccia può rendere liberi o imprigionare, a seconda dell’abilità del singolo di lasciarsi andare in esso o da esso, di diventarne parte o non farne più parte in alcun modo. Nel romanzo di Cadigan, i fili passano sempre oltre, si attaccano a qualcos’altro all’altra estremità. Gli individui sono nodi di network che muovono l’attuale informazione, impulsi (elettrici). Il collegamento individuale non è una qualche sorta di cappio stretto, che dà potenza più e più volte agli stessi circuiti. È questione di interconnessioni, persino di intersoggettività. E ci sono soggettività in ogni tipo di spazio, legate a ogni tipo di interfaccia.

La trama di Sintetizzatori umani tratta di un esperimento di video musicale deragliato a tal punto da minacciare la matrice globale e le vite della gente in tutto il mondo. Una grande multinazionale mediatica acquista una casa di produzione di video per ottenere il controllo di un nuovo processo per incanalare realtà virtuale o video olografici direttamente dalla mente di un artista. Questa tecnologia richiede interfaccia neurali diretti, attraverso una connessione di interruttori e prese. La scoperta porta con sé numerosi effetti immediati. Visual Mark, la video star bruciata che fa da prima cavia, scopre di poter espandere la sua coscienza nel network attraverso l’interfaccia, e inizia a farlo. Ben presto inizia a vivere pressoché totalmente nella rete, e la sua coscienza espansa diventa "troppo grande" per il suo cervello. Ma comunque Mark non è il primo abitante senziente della rete. Lo ha preceduto l’intelligenza virale Art E. Fish che si è diffusa in gran parte del network. È come l’entità Neuromante-Invernomuto, in questo senso, tranne che per il fatto che le sue origini sono più umili.

Sembra che in rete ci sia una tremenda quantità di dati "in eccesso". Processi di consolidazione in un network unico, relativamente uniforme, combinati con dati fatti calzare e aggiunti al flusso da hacker e pirati hanno spinto la rete ben oltre i suoi limiti. Uno dei protagonisti spiega il processo che ha dato vita ad Art nei termini di una situazione in cui il network, spinto oltre tali limiti, si trovava di fronte alla scelta di "crollare o adattarsi. Ha fatto tutt’e due." Le dinamiche fisiche di tale processo sono complesse. I dati in eccesso vengono caricati nel flusso sfruttando gli spazi che già esistono tra bit di dati –lo stesso processo usato dagli odierni computer con la "memoria virtuale". La combinazione di crollo/adattamento ha più senso nel contesto della crescente "intelligenza locale" del software. È un movimento di auto-organizzazione, in cui il sistema "va in errore" eccedendo i suoi limiti, e nel frattempo stabilendone altri.

Ma ancora più importante delle dinamiche fisiche è lo stato di eccesso in tale sistema. I dati che lo spingono oltre i suoi limiti iniziali sono illeciti, contrabbandati da hacker –outsider che sanno che il sistema riesce sempre a adattarsi ben oltre il suo carico "legittimo". C’è una curiosa differenza tra il romanzo di Gibson e questo, e cioè il fatto che la comunità hacker di Neuromante –i cowboy del cyberspazio- sembri solo rubare dati dalla consolle. È difficile immaginare il cristallino icebreaker cinese che aggiunge qualcosa al carico di dati, soprattutto nel chiaro campo visivo del cyberspazio di Gibson. Cadigan ci offre una visione della cultura hacker, e della cultura in generale, in quanto produttrice di una gran quantità di informazione in eccesso. Dapprima questa cyber-spazzatura ci viene presentata come il terreno fertile dal quale potrebbero nascere nuove forme di vita. Ma Visual Mark ce ne fornisce una visione diversa quando si avventura per la prima volta in rete.

"Quelle che talvolta aveva considerato arterie e vene di un immenso sistema di circolazione erano in realtà più simili a fognature. Strani gruppi di detriti e immondizia, in parte inerti e innocui, in parte tossici a contatto diretto, e altri ancora che irradiavano attivamente veleno, procedevanno assieme al traffico utile e necessario (…) Il disastro ecologico era stato inevitabile (…) e quegli stronzi ancora non lo capivano, ancora non si rendevano conto che non dovevano sputar nel piatto in cui mangiavano."[27] È arduo conciliare questi due punti di vista. Uno testimonia della flessibilità della rete, e del lavoro inavvertitamente produttivo di "merda" informatica, mentre l’altro predice l’"apocalisse del computer, un crollo totale del sistema".[28] Una delle differenze consiste certamente nella consapevolezza di Mark che il suo corpo morente ha appena mandato un colpo digitale in rete, potenzialmente diretto ai cervelli di mal protetti utilizzatori di prese.

Come il colpo percuote gran parte della rete globale, devastando economie e governi, Los Angeles brucia e le persone collegate muoiono –per il colpo di Mark- in gran numero. L’ultimo terzo del libro fa la cronaca degli sforzi di un gruppo di hacker, artisti video e programmatori di RV per rendere reversibile il danno e salvare Mark e Art dal colpo virtuale. Alla fine, l’artista di computer Gabe Ludovic e la video artista Gina Aiesi entrano in rete, nel tentativo di fermare la distruzione. Hanno infine successo ma Gina –una volta partner e amante di Mark, e ora in un non facile rapporto romantico con Gabe- non "torna" nel suo corpo quando Gabe esce dalla rete. Gabe –che ha scelto di lasciare le compagnie di computer che erano state la sua primaria fonte di lusso e gratificazione- teme di aver perso anche Gina, allettata dalla promessa di un amore senza limiti nello spazio della rete. Se ne va da Los Angeles, lasciandosi dietro il corpo di Gina e sua figlia –Sam, una del gruppo di hacker.

Questa conclusione, se si trattasse di una conclusione, avrebbe una forte somiglianza con quella di Neuromante. Le relazioni interpersonali sono incerte, nel mondo di Cadigan. La relazione tra Mark e Gina è stata ostacolata da un fallimento di comunicazione quasi completo, e anche Gina e Gabe devono farsi strada attraverso l’accumulo di difese emotive. Tra Gina e Gabe, il "tocco" che cementa il loro rapporto è il pugno con cui Gina senza volerlo ha steso Gabe al loro primo incontro. Gina voleva colpire Mark, e il dolora circola lungo le pagine del romanzo come un emblema di legame. Uno dei ritornelli ricorrenti del romanzo inizia sotto forma di domanda di Gina a Mark a riguardo del loro rapporto, e soprattutto del ruolo di lei all’interno di questo:
 

Il romanzo è pieno di queste tipi di scelta. Non si sa nulla finché non se n’è fatta una. "È un dannato mondo di Schrödinger."[30] Cosa che –lasciando stare la fisica complessa dei quanti- significa che non si può sapere se il gatto sopravvive o muore fino a che non è irrevocabilmente fuori dal vaso di Pandora.[31] L’evocazione da parte di Cadigan della fisica quantistica a questo punto è, piuttosto stranamente, un invio alla fede quanto un invito all’azione. E, stante il significato di "osservatori" nella fisica dei quanti –in cui l’osservazione effettivamente spinge i sistemi entro stati indeterminati da "scegliere"- è un tipo di invito cui scrittori e critici della cultura potrebbero dare risposta.

L’epilogo di Sintetizzatori umani aggiunge un altro strato di interesse a questo schema quantistico di scelta e soggettività. Al termine del romanzo, Gina e Sam trovano Gabe nel suo rifugio nella California. del Nord. Ne emerge che il ritorno di Gina dalla rete era stato ritardato dal suo "ecloning". Era stata fatta una copia del "suo sé", che restasse in rete con Mark, mentre lei poteva tornare con Gabe. Questi ci mette un po’ per rispondere a questa svolta della trama, ma gran parte della sua esitazione rappresenta chiaramente un nuovo, e piuttosto estremo, disgusto della tecnologia. Alla fin fine, ciò che è importante è la felicità di tutti i personaggi, in carne e ossa o elettronici. Non c’è, per concludere, il benché minimo senso di sacrificio che domina il finale di Neuromante. Ci sono disastri e adattamenti, alcuni dei quali comportano strani mutamenti, ma non ci sono sacrifici.

Nel bel mezzo del duello finale con il colpo virtuale, Markt –la nuova entità formata dal mescolamento reciproco di Art e Mark- guarda Gabe Ludovic venire a patti con il nuovo mondo che si è dischiuso. La prova di Gabe consiste nel fatto che deve imparare ad agire –aprire la scatola per scoprire se ha un gatto vivo o uno morto- a consegnarsi a Gina anche se potrebbe perderla per un Mark virtuale. Per agire in un mondo governato da paradossi apparenti è necessario avere a che fare con il paradosso sublime –confrontarsi con la (apparente) magia. Ma Markt dice:

"La magia è che non c’è magia. Suono e visione sì, ma non magia. Dolore e piacere sì, ma non magia. Catastrofe e caos sì, ma non magia.
Sintesi, ma non magia.
Di nessun tipo.
Ludovic, questa non è una brutta notizia."[32]
Postumanismo femminista o Fisica dei Quanti?

Cadigan ci presenta un mondo che è insieme disincantato e ottimista, che riserva sempre un posto all’eccesso. È un mondo di fluidità che non ha bisogno di appoggiarsi alla "magia" per gratificarci della nostra più che degna controparte di sorprese. Nell’enfatizzare la fluidità, e nel suo rifiuto delle opzioni binarie e delle economie di sacrificio, ci ricorda piuttosto certe vie di pensiero esplicitamente femminista. Eppure mutua tale enfasi dalla fisica teoretica, più che da qualsiasi fonte a noi familiare di ideologia femminista –soggettività decentrate o identità intersoggettive, molteplicità del desiderio femminile, esperienza corporea.

Allora dovremmo sostenere che Sintetizzatori umani non è un testo autenticamente femminista, a dispetto delle alternative che pone nei confronti di una visione del mondo quale è quella di Neuromante? Potrebbe non esserci di che preoccuparsi che una comprensione quantistica del mondo possa minacciare di involgarire le critiche di femministe che cercano di affondare il loro lavoro entro temi alquanto simili alla superposizionalità dei quanti? Ciò potrebbe essere persino più "turbolento" del "postumanismo" tipo Donna Haraway. Ma se dobbiamo essere onesti nei confronti dell’opera di Cadigan, forse è meglio che esitiamo prima di far delle scelte innecessarie –prima di sacrificare sia una pratica politica femminista che una comprensione quantistica del mondo. Può essere benissimo che le varie "minacce" alle categorie sulle quali il femminismo si è ancorato causeranno davvero un collasso di un qualche tipo, sotto il peso di tutte gli extra-argomenti già caricati nel flusso del discorso femminista. Ma forse quel tipo di collasso potrebbe tramutarsi al tempo stesso in un nuovo adattamento –non allo status quo, ma alle crescenti domande degli attanti culturali, soprattutto quelli tenuti ai margini di ogni discorso.

Non ci sono garanzie, naturalmente, né soluzioni magiche. È un dannato mondo di Schrödinger. "Se ci fosse la magia, a cosa ti servirebbe la fede?"[33] A cosa servirebbero, a tale proposito, l’azione, la lotta, l’amore o la giustizia? Visto in tal senso, il presente è un bel mondo nuovo, pieno sia di speranze che di meme assassini.



Opere citate

Note

[1] Cadigan, Pat. Sintetizzatori umani, Mi, ShaKe, 1998, p.327. 

[2] Uso il concetto, elaborato da Richard Dawkins, di "meme" come unità di informazione culturale, grossomodo corrispondente al gene biologico. Cfr. Richard Dawkins, The Selfish Gene (New York: Oxford University Press, 1989) 189-201. 

[3] Le canzoni citate in questa parte fanno tutte parte dell’album "Cyberpunk", di Billy Idol. (New York: Chrysalis Records, 1993). I programmi sul dischetto sono stati "cracked" e sono disponibili su varie fonti in Internet. 

[4] Il "Movimento" fu uno dei nomi usati dai cyberpunk della prima generazione per descriversi. Si possono acquistare in forma elettronica delle copie del bollettino del movimento, "Cheap Truth", insieme ad altri testi di Bruce Sterling, dal gopher server on The WELL (Whole Earth 'Lectronic Link). L’indirizzo è: well.sf.ca.us. 

[5] La frase "il momento in cui tutto cambiò" è usata da Gibson nei romanzi successivi per riferirsi alla "nascita" dell’entità Invernomuto-Neuromante e alla conseguente trasformazione della matrice. Potrebbe essere stata presa a prestito da un racconto, che ha lo stesso titolo, di Joanna Russ. 

[6] Billy Idol, "Shock to the System", in "Cyberpunk" (New York: Chrysalis Records, 1993) track 2. 

[7] William Gibson, Neuromante (Mi, Nord, 1986) pag.5. 

[8] Gli "Hackers" di frequente sono soltanto degli esploratori, per quanto le loro attività possano portarli all’interno di magazzini privati di dati. I "Crackers" sono invece maligni, e intendono distruggere sistemi o dati. Cfr. Eric Raymond, (a cura di), The New Hacker's Dictionary, Cambridge: MIT Press, 1991) o il "jargon file" su Internet. 

[9]John Leonard, "Gravity's Rainbow", "The Nation", November 15, 1993: 580-588. 

[10] Vedi il WELL gopher per documenti elettronici, incluso il testo della testimonianza e della nota informativa di Sterling alla EFF. 

[11] David Gelernter, Mirror Worlds (New York: Oxford University Press, 1991). Gelernter, che di recente è stato vittima di una lettera-bomba, si è impegnato nella programmazione di realtà virtuale non-immersiva, dedicando particolare attenzione al potenziale di questa nel sostenere la società democratica attraverso una più ampia (per quanto virtuale) partecipazione dei cittadini. 

[12] La prima frase è presa in prestito da Marshall Berman, All that is Solid Melts into Air (New York: Penguin, 1982) 98. La seconda è uno standard della teoria cyberpunk, derivato principalmente dall’opera di Alvin Toffler. 

[13] Donna Haraway, Simians, Cyborgs, and Women: The Reinvention of Nature (New York: Routledge, 1991) 161-169. 

[14] Cfr. l’opera di Paul Virilio, in particolare Ecological Struggles and Popular Defense (New York: Semiotext(e), 1990). 

[15] Haraway, 155-161. 

[16] Haraway, 151. 

[17] Gibson, 260. 

[18] Gibson, 167. 

[19] Gibson, 167. 

[20] Gibson, 11. 

[21] Gibson, 259. 

[22] Gibson, 267. 

[23] Gibson, 132. 

[24] Jacques Lacan, The Seminar of Jacques Lacan: Book I: Freud's Papers on Technique (New York: Norton, 1991) 124-125. 

[25] Gibson, 270-271. 

[26] Cadigan, 159 

[27] Cadigan, 296. 

[28] Cadigan, 296. 

[29] Cadigan, 379. 

[30] Cadigan, 388. 

[31] Cadigan, 397. Vedi anche Douglas R. Hofstadter, Metamagical Themas: Questing for the Essence of Mind and Pattern (New York: Bantam, 1986) 462-477, per una panoramica sulla fisica dei quanti. 

[32] Cadigan, 384.

[33] Cadigan, 270. 


USO CORRETTO

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(traduzione di Andrea Marti)


Pat Cadigan
William Gibson